Interview – Leo Lennox

In occasione dell’uscita del nuovo singolo di Leo Lennox, abbiamo fatto qualche domanda all’artista pugliese su “Diario”, suo esordio per Revubs Dischi.

Benvenuto su Indieroccia, Leo Lennox. La prima domanda viene spontanea: perché “Lennox”?

Effettivamente può sembrare che dietro il nome Leo Lennox ci sia un significato molto particolare. In realtà la scelta del nome d’arte è arrivata abbastanza casualmente: ero a casa di un mio amico ed ero in procinto di rilasciare il mio primo brano, nel 2016. Non avevo ancora un nome da artista e gli chiesi di darmi una mano. Il mio amico Giorgio, che era al computer, lesse sullo schermo un nome simile a Lennox e decise di propormelo. Da lì ha assunto la forma di Lennox e ho deciso di aggiungere il Leo per renderlo più mio.

Regalaci una fotografia della scena più imbarazzante che hai vissuto su un palco.

Durante il mio percorso artistico mi sono esibito numerose volte, sia davanti a pochissime persone che davanti ad un pubblico vasto. Ricordo con imbarazzo quando, ad uno dei miei primissimi live, mi capitò di cantare a notte fonda davanti a 5 persone completamente ubriache, dimenticandomi parole e dando vita ad una performance dimenticabilissima. Fortunatamente credo che tutti i presenti abbiano rimosso dalle loro menti quella spiacevole esibizione.

Cosa significa per te, nel 2021, essere un musicista e fare musica. 

Nonostante le avversità e la drammatica situazione di questo periodo, credo che fare musica sia un privilegio ma anche una responsabilità. Creare musica, e di conseguenza arte, è secondo me tra le più alte forme di libertà di cui disponiamo. Inoltre la musica in questo periodo può rappresentare un appiglio, donare un po’ di speranza e riempire momenti vuoti.

“Diario” ha l’aria di uno sfogo, fatto però a colpi di mitra. Ricordi tutta una scena che ammicca alla trap ma l’inciso ha il piglio del itpop. Come ti collochi, tu, sul mercato di oggi? E quali credi siano gli ingredienti necessari a determinare il successo di una canzone?

Faccio molta a fatica a collocarmi in un panorama musicale, semplicemente perché non amo le etichette e cerco di mischiare più generi, facendo sì che il rap ne funga da collante. Sicuramente vengo da un background molto legato al rap, ma crescendo ho provato a sperimentare più sound che potessero sposarsi bene con le mie rime. Attualmente sono molto affascinato dal mondo indie e dall’itpop e la mia musica sta gradualmente andando verso quella direzione, mantenendo una matrice urban. Staremo a vedere dove mi porteranno i miei brani!

Ma tu un “Diario” l’hai mai avuto? Registri mai, in qualsiasi modo, i tuoi pensieri giornalieri o le tue riflessioni? 

Può risultare strano, ma ho scritto “Diario” proprio perché non ho mai avuto un diario. Il messaggio alla base del brano è proprio questo: fare sì che le canzoni siano il mio modo per raccontarmi ed essere totalmente sincero con chi mi ascolta. Posso affermare che la scrittura e la musica per me fungano da diario.

Parliamo della situazione di oggi. La pandemia sembra aver definitivamente messo un giogo alla creatività e alla musica dal vivo. Come nasce una canzone, in quarantena? Quali sono gli stimoli utili a determinare la scrittura? Insomma, come stai vivendo tutto questo?

Non posso negare che la quarantena abbia influenzato negativamente la mia creatività, ma fortunatamente ho imparato ad avere nuovi stimoli e nuovi input per la scrittura. La mia immaginazione è molto forte e viaggia più veloce delle restrizioni. Inoltre il mio approccio alla scrittura è molto intimo e mi mette nelle condizioni di dover scavare a fondo dentro di me e scandagliare le mie sensazioni. Ad ogni modo mi auguro vivamente che si possa tornare al più presto alla normalità.

Salutaci consigliandoci tre artisti assolutamente emergenti che dobbiamo, altrettanto assolutamente, scoprire. 

Se dovessi consigliare artisti emergenti da tenere d’occhio non potrei non segnalarvi un artista della mia terra barese che stimo molto e con cui ho avuto la fortuna di collaborare. Si chiama Gabriele, Il Guapo ed ha una penna formidabile che utilizza con versatilità ed originalità. Poi consiglio l’ascolto di Irbis37, che si sta ritagliando uno spazio sempre maggiore nella scena urban italiana, complice il featuring con Frah Quintale. Infine mi piacerebbe che venisse ascoltata di più in Italia una giovane artista statunitense che si chiama Clairo e che è davvero molto interessante.

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