Interview: Lavigna

Lavigna è un progetto musicale fiorentino nato rompendo la primavera, che rispolvera il fascino della musica suonata per raccontare le storie ed i pensieri che spesso nascondiamo anche a noi stessi. Le nostre rondini migrano da Battiato fino agli Arctic Monkeys, per riatterrare dolcemente su Battisti e fare nidi sotto architetture di ferro e di vetro. Lo scorso inverno sono usciti i singoli “Radionotte” e “Io Morirei”, accomunati dal pericolo di perdersi nelle proprie gabbie mentali e realizzati visivamente nel progetto studiato assieme a Giulio Melani, regista e pittore di formazione milanese. Alle porte dell’autunno 2020 esce il terzo, malinconico, singolo “Accelerare il Tempo”, che porta con sé gli strascichi di un’estate superata che si infrange sulle pareti oscure dell’inverno.

1_Partiamo con la più semplice delle domande: come state?

Te come stai? Qua il tempo passa troppo in fretta, le situazioni si ingarbugliano e si sbrogliano e si ingarbugliano ancora. Noi cerchiamo di tenere botta per come ci viene, evitiamo i baci se non per occasioni speciali, scriviamo e suoniamo appena possiamo e allunghiamo il viso verso gli ultimi raggi di sole tiepidi.

Per il resto bene.

2_Ritornate sulla scena musicale con “Accelerare il tempo”. Cosa significa per voi questo brano?

Accelerare il tempo è un pezzo intimo, introspettivo che si sviluppa interamente in un’unica scena, in un preciso momento. Ci piaceva l’idea di trasmettere la sensazione di oblio dello sguardo assente nel vuoto, alla ricerca di qualcosa che deve ancora accadere, o di un rimorso da pungolare. È la fuga da un momento preciso e la necessità di individuarsi in un momento altrettanto poco definito, del tutto guidato dalle sensazioni che animano quella paura o quel rimorso ripescati nella mente.

3_Ad un primo ascolto, le atmosfere musicali disegnate dal vostro nuovo singolo richiamano quelle del Colombre di “Pulviscolo”. Chi sono i vostri punti di riferimento a livello musicale?

Colombre è un artista molto interessante le cui sonorità mi rimandano a Mac DeMarco, che ascolto ma che sicuramente non è nel nostro background. I nostri riferimenti oscillano a seconda delle pulsioni periodiche di ognuno di noi. Ci sono tuttavia delle pietre che hanno segnato il nostro percorso come Battisti, AC/DC, Queen; ascolti che ci hanno ossessionato da più piccoli che inevitabilmente ritroviamo in studio. L’aspetto più maturo però ci ha fatto apprezzare quegli artisti, italiani (Battiato) o internazionali (Arctic Monkeys, Dr. Dre), che con le loro intuizioni sono riusciti a ribaltare il panorama musicale, e a impostare un nuovo modo di vedere le cose.

4_Siete autori e compositori dei vostri pezzi. Lo scrivere è per voi un impegno quotidiano o siete di quelli che scrivono solo se spinti dall’ispirazione?

Ho una cartella piena di note vocali di 9/10 secondi in cui salvo degli spunti che mi vengono in mente durante la giornata… una sorta di taccuino digitale che mi serve per fissare delle frasi cantate in un certo modo. Quindi direi che il tutto nasce sempre da un’ispirazione, che in molte occasioni non posso sviluppare, e appunto, mentre in altre riesco a dedicarle il tempo necessario in modo da maturarla sia dentro di me sia fuori. Credo tuttavia che l’ispirazione si possa o si debba indurre, anziché aspettarla passivamente, perché lo scrivere diventa esercizio e l’esercizio esperienza che ti fa apprezzare nuove sfaccettature.

5_Cosa fanno i Lavigna quando non suonano?

I Lavigna sono anzitutto un medico, un architetto e un compositore che da qualche anno a questa parte dedicano le loro giornate alla propria formazione. La formazione non si ferma con l’apprendimento di un mestiere, ma è da considerarsi come continua ricerca di qualcosa in più. Ecco che ci avviciniamo alla musica, un po’ spinti fin da piccoli come si iscrive un bambino a calcio, un po’ (sotto uno sguardo più maturo) per il fatto che è continua ricerca e continuo stimolo, che va ad affiancare la propria formazione personale di medico, architetto o compositore. Questi mestieri, apparentemente così diversi tra loro, si incontrano, si mischiano e si scontrano all’interno del progetto, alimentando il confronto e il compromesso. Come in una delle più brutte risposte si potrebbe dire che si crea una buona miscela che evidentemente funziona.

6_Cosa vedete nel vostro futuro artistico?

Sicuramente un’enorme voglia di uscire dal nostro studiolo e iniziare a suonare dal vivo. Siamo convinti che la musica non suonata raggrinzisca e che invece sia materiale vivo da riscoprire e rielaborare continuamente con lo strumento in mano. Speriamo di vederci fuori quanto prima!

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