Interview – La Malcostume

Dove credi di andare? è il primo singolo de La Malcostume (nome d’arte di Marco Cordona, cantautore classe 1989) ma è anche la domanda che chiunque abbia un sogno o un obiettivo nella vita prima o poi si sentirà fare.
Che sia semplicemente scappare dal proprio passato, dalla propria famiglia o dalla propria terra, o che sia invece cambiare vita e iniziare a fare quello per cui si è nati e che ci tiene vivi: in entrambi i casi ci saranno ostacoli che fanno venir voglia di arrendersi e adagiarsi nell’abitudine e nella comodità della routine quotidiana. A volte sono le altre persone che sembrano far di tutto per impedire la felicità altrui, a volte invece sono vincoli nati direttamente nella nostra testa, nelle nostre insicurezze, che ci portiamo dietro da sempre.

  • Come nasce la figura artistica de La Malcostume e cosa contraddistingue la tua musica?

Dopo anni passati a suonare in band del territorio bolognese, ho deciso di iniziare questo nuovo percorso da solista, in modo da poter esprimere liberamente al 100% le idee e sperimentazioni musicali che avevo in testa. Il nome “La Malcostume” nasce in contrapposizione alla Buoncostume, un reparto della polizia di stato italiana che si occupava della censura e della difesa della pubblica morale. Da qui, il passo successivo, dell’inversione del nome, è venuto spontaneo, essendo per me la libertà espressiva la cosa più importante di tutte.

A livello musicale, la mia musica si pone tra l’electro-rock e l’electro-pop, con suoni comunque aggressivi e “sostanziosi”, ritmi energici e martellanti, e testi “pesanti” che scavano tra le ossessioni e le paranoie che potrebbe avere un qualsiasi giovane italiano dei nostri tempi.

  • Raccontaci qualcosa sul tuo ultimo singolo e sulla sua lavorazione.

Dove credi di andare?” è una canzone quasi integralmente auto-biografica. A 17 anni sono scappato dalla mia terra d’origine, la Calabria, per andare a studiare e vivere a Bologna, dove ancora oggi vivo. I motivi di questa mia emigrazione sono ovviamente tanti, ma credo che quello fondamentale sia l’incompatibilità tra il mio carattere e le mie aspirazioni da un lato, e quello che quella terra poteva offrirmi dall’altro lato. È evidente però, d’altro canto, che, dopo tutti questi anni lontano dai luoghi della propria infanzia, uno un bilancio provvisorio inizi a farlo, e magari inizi a capire che forse non si può davvero scappare integralmente dai fantasmi del proprio passato, e che, anzi, scappare non è proprio la soluzione migliore, perché i rapporti che rimangono sospesi e irrisolti uno se li porta dentro a prescindere dal luogo fisico in cui si trova.

Da qui la domanda che dà il titolo al singolo: non sono i kilometri di distanza che ti salveranno dai tuoi problemi.

  • Cosa ne pensi della scena musicale italiana e come pensi di poterla arricchire?

Sulla scena musicale italiana ho opinioni contrastanti. Da un lato, se guardiamo alle canzoni in classifica, il panorama è desolante, con tante troppe canzoni usa-e-getta, create a tavolino solo come tormentoni passeggeri. Ma se invece guardiamo a tutto quello che succede nell’underground italiano, credo che il nostro paese non abbia nulla da invidiare alla scena inglese o americana: se solo la nostra industria musicale accettasse di scommettere di più sulla qualità del prodotto invece che su una monetizzazione immediata ma che poi brucia l’artista (e quindi, alla fine, ti fa guadagnare meno di quanto avresti guadagnato con un artista solido e di lunga durata), potremmo esportare anche la nostra buona musica all’estero.

  • Quanto sono importanti i social nella riuscita di un progetto musicale?

Piaccia o meno, direi che oggi, subito dopo la qualità della composizione e produzione musicale, la comunicazione via social sia l’attività più importante di un artista, dovendo oggi qualsiasi musicista crearsi e mantenersi una propria community di fans, con cui dialogare costantemente, a cui raccontare una storia, da coinvolgere in ogni momento della tua attività. L’importante, però, è che sui social ciascuno sia autentico, nel senso di esporre il meglio di sé stessi, senza scimmiottare gli altri.

  • C’è un artista con cui sogni di poter avviare una collaborazione?

Nella scena italiana, come nome storico direi Manuel Agnelli (per il coraggio che ha avuto nell’insistere sulla sua strada fino ad arrivare al grande pubblico senza svendersi, e ovviamente anche per l’energia e la “severità” dei suoi testi e delle sue performance), mentre come nome più recente direi Cosmo (per la sua capacità di aver portato la techno e l’elettronica nella musica pop).

Nella scena internazionale, invece, come nome storico direi senza dubbio Bruce Springsteen (nome che non ha bisogno di spiegazioni: voliamo in alto!), mentre come nome più recente apprezzo tantissimo Kamasi Washington (anche se combinare il jazz e la mia musica sarebbe una grande scommessa!).

  • Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?

Ho deciso di proseguire con la strada dei singoli, senza pensare a EP o album. In questo modo cerco di dare adeguata rilevanza a ciascuna singola mia canzone, senza creare invece “brani-riempitivi”, e inoltre posso mantenere una frequenza di uscite più alta (cosa che all’algoritmo di Spotify piace!).

A settembre tornerò quindi in studio di registrazione per il secondo singolo, che spero di far uscire, col suo videoclip, tra dicembre e gennaio!

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