Interview: Kenotime

Abbiamo intervistato la giovane band pop rock Kenotime che per l’occasione si ritrova con un nuovo singolo tra le mani dal sapore molto intenso e malinconico ovvero “Dehli”. Qui il risultato della nostra chiacchierata.

Ciao ragazzi, benvenuti, cominciamo subito dalla vostra storia, raccontateci come vi siete conosciuti ed il significato del vostro nome.

Ciao a voi. Ci siamo incontrati per la prima volta attorno a un tavolino di un bar a Voghera (PV) sul finire dell’estate del 2016. Marcello aveva canzoni scritte e chiuse nel cassetto da diversi anni, ma si vergognava di cantarle davanti al pubblico. Riccardo invece si è sempre sentito a suo agio davanti alla gente, cantava in band locali e alle feste organizzate dal Liceo. È stato il fratello di Marcello, che frequentava la stessa scuola, a farli incontrare, pensando che la voce di Riccardo sarebbe stata perfetta per le canzoni che sentiva provenire dalla camera di fianco.
Così nascono i Kenotime. La scelta del nome è stata molto ardua. Volevamo qualcosa che suonasse bene ma non fosse scontato. Il papà di Marcello, che è orafo di professione, aveva un libro di minerali. Leggendolo ci è caduto l’occhio su uno in particolare, molto raro, dal nome Xenotime. Questo minerale originariamente si chiamava proprio Kenotime, ma per errori di trascrizione la K è diventata X col tempo. La parola deriva dal greco e significa “Vanagloria”. Era una parola dalla storia curiosa, legata a un minerale raro. Ci è piaciuta subito.

La vostra musica strizza l’occhio ad un indie pop cantautorale non male, quali sono stati i vostri punti di riferimento per la realizzazione del vostro ultimo singolo.

Come si può evincere dalla vostra domanda sono tanti i nostri riferimenti musicali. L’indie, il pop, il cantautorato nelle loro forme più pure, che poi spesso si mischiano anche nelle canzoni che ascoltiamo tutti i giorni alla radio. In realtà i nostri gusti musicali, fin dall’adolescenza sono molto vari. Diversi tra loro. Riccardo ha sempre ascoltato tanto punk rock, metal core, ma recentemente anche tanta musica indie così come la trap. Marcello ha un grande amore, gli Oasis, e in generale tutto il brit pop e il pop rock anni ’90, però attualmente ascolta molto l’indie e la musica elettronica. Questi modelli musicali così differenti ci permettono di sbizzarririci nella ricerca dei suoni per i nostri pezzi. Cerchiamo di prendere elementi un po’ da tutto il nostro background. Se dovessimo citare artisti che entrambi ascoltiamo assiduamente potremmo dire i Canova e Postino, senza dubbio. La cosa curiosa e triste allo stesso tempo è che entrambi hanno da poco annunciato il ritiro. Non ci resta che riempire questo vuoto con la nostra musica.
Tra quelli in attività, ci piacciono molto i Pinguini Tattici Nucleari e i Videoclub, un duo pop francese pazzesco.

Ultimamente sentiamo sempre più singoli e sempre meno album, cosa ne pensate di questa tendenza?

Il concetto di musica, il modo di fruire la musica stanno cambiando giorno dopo giorno. Di sicuro gli album possono fornire uno spettro più completo delle capacità e delle necessità espressive di un gruppo o artista singolo. Sono il “film completo” che accompagna il pubblico dall’inizio alla fine. Che regala un viaggio totale, esauriente, vario. È anche vero che spesso un film, per continuare la metafora, viene ricordato per una o due scene culto, che rimangono impresse in eterno negli occhi degli spettatori. Il singolo, se sufficientemente potente, può fare lo stesso effetto. Pensiamo fondamentalmente che oggigiorno la necessità di sfornare contenuti con maggior frequenza e di conseguenza il poco tempo a disposizione per studiare e produrre un progetto più ampio, così come i costi che gli artisti emergenti devono affrontare, spesso autofinanziandosi, facciano propendere di più per il rilascio di un singolo piuttosto che di un album completo. Ma di sicuro lavorare a un progetto più ampio e strutturato è uno dei nostri obiettivi futuri.

C’è qualcosa che cambiereste nel vostro ultimo singolo o che avreste voluto fare “meglio”?

Siamo entrambi due perfezionisti, Riccardo forse ancor più di Marcello. Quindi per forza di cose pensiamo sempre che in qualche modo avremmo potuto dare di più. Però dobbiamo dire che questa volta con “Delhi” siamo veramente soddisfatti. La totalità del lavoro è stata fatta da noi due, a quattro mani, in aggiunta all’aiuto sapiente di Marax (Federico Maraucci) per la produzione. Abbiamo curato da soli la realizzazione del beat, del testo, delle armonizzazioni vocali, così come la parte video, backstage e quella grafica legate al singolo. Nei limiti delle nostre possibilità e con tutte le energie e risorse di cui disponevamo, abbiamo cercato di fare qualcosa che si avvicinasse il più possibile all’idea di prodotto finito che avevamo in mente. Ci piace ciò che ne è uscito. Rappresenta un upgrade rispetto ai nostri pezzi precedenti, sebbene la nostra identità sonora sia ancora in piena evoluzione. Magari tra qualche anno la riascolteremo lucidamente e ci troveremo mille difetti. Ma attualmente possiamo dirci veramente felici del risultato. Anche perché avendoci dedicato tanto tempo e impegno, se ci fossimo accorti di qualcosa che non tornava avremmo addrizzato il tiro in corsa.

Quando uscirà un vostro nuovo album?

Non è ancora uscito il nostro primo album. Però come detto precedentemente è qualcosa a cui vogliamo lavorare. Il rilascio di un EP, ad esempio, lo vediamo come una possibilità concreta. E prossima. Abbiamo molti pezzi in cantiere, per fortuna per ora la creatività ci assiste. Abbiamo alcune canzoni già pronte, altre buone in parte e che provvederemo a sistemare. Recentemente ci siamo scambiati una demo con quasi venti pezzi. Si tratta solo di prenderli e dare una forma definitiva al tutto. Quindi non sappiamo darvi una tempistica esatta. Ma possiamo dirvi che un progetto più ampio avrà luce molto presto.

Come vi vedete tra dieci anni?

Nella peggiore delle ipotesi ci troveremo con tanti bei ricordi. Di anni passati a suonare, scrivere, creare, ricercare. E con una amicizia nata esclusivamente grazie alla musica. Nella migliore ci immaginiamo al Forum di Assago davanti a migliaia di persone. Per ora diciamo che vogliamo stare nel mezzo. Ovvero pensare che tra dieci anni staremo ancora, semplicemente, facendo musica che ci piace. Se in un locale della zona o in un palazzetto di qualche città italiana, beh questo lo decideranno il destino e la nostra determinazione. 

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