Interview: Greatwaterpressure
Conoscendo Edoardo Grimaldi (Edo) e Gabriele Prada (Gabra) da almeno una quindicina di anni, non potevo non seguire il loro attuale progetto Greatwaterpressure. Sono stato, quindi, molto contento di essere stato invitato nello studio di Monza dove il duo sta portando avanti il proprio discorso artistico. Tra le pareti strapiene di strumenti di ogni tipo, abbiamo parlato liberamente di tutto ciò che riguarda la vita di questa band che merita la massima attenzione. Leggete bene che troverete anche le ultimissime novità.
Cos’è che fanno i Greatwaterpressure? Perché io ci ho provato a pensare, e mi sono venuti in mente generi come disco music, funk, balearic pop…
Edo: Sì, disco music, disco funk, un po’ all’italiana. Una Italo disco. Io resterei sul disco funk generico.
Gabra: Per non entrare troppo in maniera stretta in una definizione, così ci lasciamo un po’ di spazio, un po’ di movimento.
Vedo qua un sacco di tastiere e qualche chitarra e un microfono.
Edo: Sì. Abbiamo questa malattia della synthomania, da cui non si guarisce. Però è bello, è stupendo. L’ultimo disco l’abbiamo prodotto divertendoci tantissimo.
E quello lì cos’è invece?
Edo: Altri synth.
Gabra: Un synth è una drum machine. Quella sopra è una drum machine, quello sotto è un synth che non abbiamo ancora capito bene come si usa. È del terzo membro di questo studio, che è anche il fonico che ci segue dal vivo, Igor. Lui è un altro maniaco dei synth, anzi, lo è molto più di noi. Lui è un po’ più di quel mondo malaticcio tipo Aphex Queen, quindi super maniaco.
Ho conosciuto voi due per aver fatto parte, per tanti anni, di gruppi, possiamo dirlo, rock, nel senso ampio del termine. Uno i Dust e i Donnie Lybra e l’altro i Red Roosters e i Devis. Poi, bene o male di Gabra si sapeva che faceva i DJ set all’Agorà, che comunque era uno eclettico. Invece, di Edo non lo si sapeva.
Edo: Io ho sempre avuto poi in parallelo a tutti i miei progetti del passato una passione gigantesca per la black music, dal blues inizialmente passando poi per il funk di metà anni ’70. E quindi poi da lì si è sviluppata la mia passione per la disco music, ma questa è una cosa vecchia. L’esigenza un po’ di cambiare, di mettersi in gioco con dei nuovi progetti, di nuovi generi anche, si è incontrata con la stessa esigenza di Gabra. Insieme, durante il lockdown, abbiamo cominciato a divertirci in realtà, senza un obiettivo specifico, a rimbalzarci dei progetti che poi hanno formato la base dei Greatwaterpressure.
Gabra: Era partita un po’ dicendo “proviamo a scrivere qualche pezzo nuovo per i Devis”.
Ah, figurati!
Gabra: Sì, e poi in realtà no, perché siamo andati completamente in altri territori, e ho detto “vabbè sai che c’è, facciamo un’altra cosa, che sennò andiamo a creare troppa confusione già più di quella che c’è”.
Qui vedo anche chitarra e anche basso, no? Non sono solo chitarre, giusto?
Gabra: No, chitarra e basso, questo è il solito basso di sempre. Diciamo che è lo starter pack delle produzioni, quello che c’è qua, quindi tutti i sintetizzatori, in alcune c’è il basso acustico, in alcune c’è il basso sintetico, però diciamo che tutto quello che poi senti nel disco esce da qua, essenzialmente.
Invece, per quanto riguarda tutta la parte del computer, ogni tanto si parla anche dei software, no? Quanto è importante quello?
Gabra: Lo è al cento per cento, perché tutto quello che poi registri finisce lì dentro, quindi se non c’è quello, non essendoci più il nastro, ci vuole un software che poi ti permette di finalizzare tutto. Comunque si può ancora registrare su nastro, ma in ogni caso tutto quello che fai su nastro viene comunque riversato in un software.
Edo: Poi la scelta del software in sé dipende soltanto dalla comodità, dai gusti che ognuno si trova.
Quindi non c’entra il genere, non so, per il rock è meglio quello o per il rap è meglio quell’altro?
Edo: No, no.
Gabra: Questo software qua sostanzialmente è una tela bianca. Poi sì, ha anche dentro delle altre componenti che puoi usare o meno, ma di base lo usi come una tela su cui poi vai a incidere tutte le tracce. Semplicemente, è lo strumento che ci permette poi di avere tutte le tracce insieme.
Edo: Se invece di questo software ne avessimo un altro, non cambierebbe niente sulle nostre produzioni se non che ci impieghiamo 20 ore in più.
Perché avete più dimestichezza, più manualità su quel software lì, rispetto a un altro.
Edo: Esattamente.
Ma è complicato usarlo? Me lo chiedo perché oggi si dice che una volta si doveva essere per forza molto esperti per fare musica, invece adesso si fa tutto in cameretta, che poi, voglio dire, questa qua non è neanche una cameretta.
Gabra: No, però non è difficile, e sì, si può fare tutto in cameretta. Poi c’è la tua cameretta, devi avere un’idea, devi saperla mettere giù. C’è chi fa le cose in cameretta. ha dei strumenti che sono più accessibili, hanno dei prezzi più accessibili. Ormai quasi tutti si possono permettere comunque di acquistare un computer, una chitarra, una tastierina e fare della musica. Però poi devi sapere fare della musica. Non sto dicendo che noi sappiamo fare della musica, bella o brutta che sia, però in generale, anche mia mamma, se impara a usare questo software, può mettere giù delle robe e fare della musica. L’aspetto importante è se la musica è bella o brutta. Mia mamma, te lo dico, non è una musicista, è bravissima a fare tante altre cose, però non è quella che definirei una musicista.
Ultimamente si cominciano a sentire sempre di più nella musica discorsi del tipo che quando arriverà l’intelligenza artificiale, le si potrà dire “fammi una canzone disco-funk sullo stile dei Greataaterpressure”…
Gabra: Se qualcuno prompta qualcosa che assomiglia ai Greatwaterpressure, comunque è già una conquista, perché qualcuno ci conosce.
Edo: A me è capitato di ascoltare cose fatte dall’intelligenza artificiale proprio in puro stile, un pezzo disco-funk, stile… Devo dire che è impressionante, però resta comunque una cosa molto “artificiale”, nel senso che la copia è talmente evidente, talmente spudorata… Però si arriverà sicuramente a un punto in cui probabilmente ci sarà: “fammi una canzone che assomigli agli Oasis del 95, ma che sia anche una cosa al passo con i tempi, eccetera”.
Gabra: A quel punto, se tanto il disco lo vuoi fare lo stesso, lo fai. In questo modo ci sarà sicuramente qualcuno che sarà molto più produttivo, perché ne fa dieci al giorno, ma se si diverte così lui, andrà bene. A noi piace farlo, perché alla fine il bello è anche il processo. Se lo fai perché hai questa smania di far riuscire dieci dischi alla settimana, avrai il tuo tornaconto.
Voi arrivate qua la mattina o al pomeriggio, e avete già delle cose pronte a casa, oppure vi mettete lì, nasce tutto qui dentro?
Edo: Abbiamo due modi un po’ diversi, forse, di lavorare io e lui. Intanto abbiamo due bioritmi completamente opposti. Il meglio di me lo do dalle cinque del mattino all’una del pomeriggio, lui invece…
Dalle cinque del pomeriggio all’una del mattino!
Gabra: Dalle undici del mattino, a parte per quello che posso fare per via di impegni lavorativi. Di solito se sono qua in settimana al massimo alle quattro e mezzo me ne devo andare, invece tipo lunedì o martedì o a volte la domenica che sono libero vengo anche con un po’ più di calma poi posso andare avanti a oltranza.
Comunque insomma, arrivate qua, e?
Edo: Io ho sempre bisogno di una mezza idea già emersa, quindi da un lavoro in solitaria che spesso faccio anche banalmente a casa. Basta che sia un’idea. Poi una volta che ce l’ho qui inizia la magia, il processo di produzione che si amplifica e si moltiplica quando siamo insieme. L’ultimo disco è nato così, è nato con varie ideuzze che avevamo, vecchi progetti, vecchie bozze. Ci siamo trovati qui, sintetizzatori, chitarrine, eccetera e abbiamo dato vita a qualcosa di cui sono molto soddisfatto, sono contento, non mi sono mai divertito così tanto, anche considerato tutti i progetti diversissimi, l’abbiamo detto prima del mio passato.
Gabra: L’avere questo spazio ci ha veramente svoltato tutto, nel senso che noi siamo qua dentro da maggio, quindi l’unica cosa che abbiamo fatto prima in questo disco, era forse la finalizzazione di Disco Fantasia, che era un pezzo dell’EP precedente, anzi una bonus track. Noi prima facevamo un po’ le robe in saletta, un po’ a casa di Edo, un po’ a casa mia ed era un po’ dispersivo. Invece essere qua, avere uno spazio, averlo allestito, avere tutto quello di cui abbiamo bisogno, sempre alla portata…
Edo: … ha portato anche, per osmosi, un’identità ben precisa, proprio stilistica, dei vari brani, l’uno con l’altro. Si sente, ovviamente sono anche diversi tra di loro, però il timbro, proprio sonoro, estetico, è veramente coerente, molto più di quanto non accadesse in passato con gli scorsi EP. Erano sì coerenti tra di loro, facendo parte comunque dello stesso EP, ma un pochino meno, secondo me, meno caratteristici.
Devo dire che è esattamente la stessa cosa che ho notato appena ho ascoltato il disco. Rispetto al passato, dove comunque c’era molto più varietà, più un andare da palo in frasca, qua c’è tutta un’idea molto più organica. Infatti mi chiedevo, appunto, se, magari, aveste magari fatto nel frattempo anche tante canzoni diverse, ma aveste preso queste sette per metterle insieme e nel frattempo abbiate lasciato da parte quelle più diverse per avere appunto un’opera più organica, oppure no, oppure semplicemente, magari, è l’atmosfera di sto posto che vi ispira di fare la musica così?
Edo: Sono successe un po’ entrambe le cose. Avevano dei brani che abbiamo lasciato fuori, però soprattutto siamo stati incentivati a portare nella stessa direzione brani che magari potevano essere lavorati diversamente.
Gabra: Abbiamo anche un po’ pensato all’atmosfera che ci piacerebbe che ci fosse negli eventuali live, negli eventuali show, in cui abbiamo deciso di preferire un certo tipo d’atmosfera festosa, ballerina e quant’altro, piuttosto che altre canzoni che erano un pochino più… un po’ più lente, un po’ più soul. Ci sembrava divertente l’idea per una volta di avere questa presa di gioia sul pubblico e provare a creare, al di là di un concerto, una situazione che sia un po’ più una festa, un po’ più da ballo.
Ma con la drum machine come funziona? Quando è il momento in cui arriva? Perché uno che ascolta però magari non suona, alla fine uno pensa comunque che sia tutto suonato tranne la drum machine, in cui ci si limita a scegliere il ritmo. Oppure no, non è così?
Gabra: Diciamo che di base c’è una fase di pre-produzione in cui la batteria è sempre scritta. Poi, nella seconda fase, quando in realtà tutto prende un pochino più forma, il mondo sonoro è un po’ più definito, lì decidiamo se la batteria verrà suonata da un essere umano oppure sarà la drum machine. Dipende un po’ dal suono che prende.
Edo: O come è successo nel disco, può essere Ibrida.
Gabra: C’è un po’ di batteria normale, c’è una parte della canzone che richiede quel tipo di approccio della batteria acustica, un po’ di aria in più, eccetera, che magari può unirsi a elementi elettronici.
Però qua di batteria non ne vedo.
Gabra: Se ne abbiamo bisogno, la montiamo. Quando viene Capiz, Davide, viene e porta…
Lui suona con Marta Tenaglia, giusto?
Gabra: Sì, Marta Tenaglia, Donnie Lybra con me, ha suonato con un sacco di gente, lui è un manico veramente.
Edo: Il disco l’abbiamo fatto qua, con lui. Abbiamo messo i tappeti, la batteria…
Gabra: Ci stavano un po’ strettini, però ci si sta.
Tanto voi state ai bordi.
Gabra: Sì, noi occupiamo poco spazio.
E poi chi è che ha partecipato?
Edo: Jaja (Jacopo Cislaghi) ha partecipato.
La prima volta che vi ho visti, subito, le prime canzoni, c’era subito lui con il suo bel personaggio, con gli occhiali da sole, a fare il frontman, poi dopo ho capito che in realtà il progetto era vostro e lui era solamente un ospite. Però è un ospite un po’ particolare.
Gabra: Un ospite fisso, che poi quando c’è illumina il palco. È un bel punto di forza il fatto di averlo fisso. Poi è abbastanza parte integrante anche della fase creativa di molti pezzi. Come paroliere comunque c’è per diversi pezzi, ne canta diversi. Oltre a lui, c’è stato Fede Ardemagni, al basso.
Poi c’è una voce femminile ogni tanto, no?
Edo: La voce femminile del disco è Le Nora, che ha lavorato con noi alla stesura, ha scritto svariati testi del disco, ha fatto i cori, ha lavorato con noi anche alla produzione di alcune linee melodiche. È stato veramente un percorso con lei bellissimo. Lei è un’artista e una produttrice veramente di spessore. È una cantante incredibile, una vocal coach a tutti gli effetti e poi appunto è un’artista. Poi è una persona anche propositiva, bella. Io l’ho conosciuta tramite Clarissa, la nostra manager, che è anche sua amica. Noi avevamo appena preso lo studio qua e le ho detto “dai vieni a trovarci”, confidando magari di fare qualche lavoro suo, ho pensato “abbiamo lo studio, facciamolo girare”. Invece lei era un po’ in pausa in quel momento. Noi invece eravamo nel pieno del nostro lavoro sul disco, ha sentito i pezzi, da cosa è nata cosa. È stata una cosa molto spontanea e bella. È difficile da trovare. È sempre più difficile questa collaborazione così spontanea tra musicisti.
Mi sembra strano detto da voi, perché venite da un ambiente come quello di Milano Nord, con tutte le collaborazioni e le band nate, sciolte, riformate con membri diversi che ci sono state e con un posto di riferimento come l’Agorà. Quindi se addirittura voi mi dite che è più difficile del normale…
Edo: Ma lì è diverso. Lì eravamo 15 musicisti amici.
Gabra: Era anche un altro periodo storico secondo me. E comunque erano tutti persone amiche tra di loro, quindi era molto figo per quello. Però poi secondo me il discorso che faceva Edo sulla difficoltà di riuscire a collaborare, vuol dire che non è che è difficile collaborare di per sé, ma lo è proprio trovare questa spontaneità nel farlo. Avere persone che arrivano e dicono ci mettiamo qua, ci divertiamo. Perché poi è stato questo con Le Nora, indipendentemente dal fatto che ci abbia dato una mano col disco o meno. C’era una cosa per cui non c’era nessun tipo di posa nell’approccio del lavoro, quindi era figo. È una cosa che non è sempre facilissima a trovare, ci sono spesso mille limiti autoimposti dal, non lo so, “siamo diversi facciamolo vedere“. Era questo.
Ora ho capito. Ma quindi adesso avete delle altre canzoni teoricamente pronte che non sono finite nel disco?
Edo: Sì, ne abbiamo già pronte praticamente un paio. Il nostro obiettivo sarebbe quello di inserirle nell’LP fisico che stamperemo e che uscirà per settembre. La nostra idea, per valorizzare il concetto del fisico, sarebbe quello di tenerle in esclusiva sul fisico.

Bello. Ma quindi adesso il disco, diciamo, in streaming, quando uscirà?
Edo: Allora, adesso sono fuori i primi due brani. Il 17 di aprile, il giorno dopo il release party che sarà il 16 aprile al Detune, uscirà un altro brano per andare a formare il primo EP che poi sarà il lato B del disco. E poi a maggio uscirà il lato A del disco. E quindi Plastica, L’ultimo ballo e Aria che uscirà in extended version formeranno Il Killer Brillerà che è il lato B del disco e poi a maggio usciranno gli altri quattro che formeranno il lato A, e poi a settembre esce il fisico in vinile, quindi con il lato A e il lato B più queste due bonus track che vorremmo lasciare in esclusiva per il fisico. Per dare un ulteriore senso all’acquisto di un fisico e ci rendiamo conto che è comunque una spesa, però per dare un incentivo in più che non sia soltanto magari l’oggetto non so, il merchandising di per sé, ma che sia anche veramente un avere qualcosa in più. Ti gratifichiamo perché effettivamente ci stai comprando il disco e ti siamo grati e hai qualcosa in più.
Gabra: Per lasciare qualcosa che per una volta sia offline che per ascoltarlo ce lo devi comprare.
Adesso, quindi, dopo tanti titoli sul basket…
Gabra: Ci siamo fermati un attimo. Troppe delusioni dall’Olimpia!
Edo: Anche se c’è nel testo di un brano.
Gabra: Ce lo ficchiamo sempre in qualche modo.
Edo: Quando abbiamo prodotto quel disco, anzi registrato e poi era settembre più o meno che l’abbiamo chiuso ci siamo detti “sta a vedere che la volta che mettiamo l’Olimpia che ci butta giù su un testo, esce e l’Olimpia va alle Final Four” invece non è stato questo il caso.
No, direi che per quest’anno non dovrebbe essere il caso purtroppo. Però per quando esce magari vincerà lo Scudetto.
Gabra: Quello si può sempre sperare. E comunque al momento non è ancora uscito, quindi non è ancora detto per le prossime Final Four.
E quindi poi, ma dopo a parte la data del Detune, ci avete altri concerti in programma?
Gabra: Ci stiamo lavorando. Stiamo prendendo un po’ di contatti in giro e cerchiamo di fare il più possibile. Adesso stiamo cercando di prediligere il live full band perché ci sembra sia lo spettacolo un po’ più bello, nonostante sia un po’ più difficile da realizzare comunque club o posti che hanno lo spazio. Noi saremmo in sei sul palco.
Io vi ho visti quella volta in cui mettevo i dischi al Biko.
Edo: Ah ok, già quello è full band.
Invece quella volta all’Agorà in terrazza?
Edo: Anche quella era full band però era una situazione scomoda dal punto di vista proprio della dinamica. Ci era stato detto di non spingere troppo, era arrivata la polizia il giorno prima.
Quindi, se non è full band come funziona?
Gabra: Stiamo organizzando un ibrido DJ set live in cui usciamo in due.
Edo: DJ set con un synth.
Gabra: Un synth basso.
Ma con le vostre canzoni.
Gabra: Nostre canzoni cantate e poi un soft set che ci permetta un po’ di riuscire a salire su qualche palco in più. Riuscire a promuovere un po’ meglio la cosa. Però ovviamente la cosa che ci piacerebbe sarebbe riuscire a fare quanti più concerti full band possibili, in quei tempi non è facilissimo, un po’ per spazio, un po’ per altre ragioni.
Adesso voi avete anche altri progetti oppure siete solo concentrati su Greatwaterpressure?
Gabra: Abbiamo in ballo un disco con i Dust da registrare. Dal punto di vista del suonato io sono un po’ meno partecipe adesso, ma mi metterò volentierissimo sulla produzione. Sono canzoni che comunque ho scritto anch’io.
Però ancora non sono state registrate?
Gabra: No, no, no. Ci stanno cercando di mettere d’accordo su quando, però siamo già d’accordo che si farà. Edo testimone e anche fautore.
Lo vogliamo tutti, voglio dire. Parlando dell’Agorà e della nuova gestione, come programmazione mi sembra che effettivamente abbiano mantenuto quello che era prima.
Gabra: La linea è la stessa. Domenica scorsa, due domeniche fa in realtà, ho fatto un pranzo con i ragazzi del direttivo nuovo.
Quindi siete in buoni rapporti.
Gabra: Sì, sì, sì. Hanno organizzato questo pranzo tra direttivo nuovo e direttivo vecchio e un po’ di gente che gravitava intorno un po’ per confrontarsi un po’ su idee su fare un po’ il punto di come star andando, avere un po’ d’opinioni da noi che ci siamo passati per tanti anni e quindi avevamo uno sguardo diverso su alcune attività. Lì sicuramente ci suoneremo, stiamo capendo solo quando, cioè capire come distribuire le date su Milano, semplicemente.
Comunque mi sembra che stiano andando bene. Poi quando ho visto la foto col pavimento che è rimasto lo stesso, sono stato contento.
Gabra: Tenere il nome e togliere il pavimento sarebbe stato un crimine!
Infatti! Tu invece solo Greatwaterpressure al momento.
Edo: Sì, sì. Già non riesco a starci dietro. Mi prende tantissimo e regala soddisfazioni. Speriamo sempre di più.



