Interview – f o l l o w t h e r i v e r

MELBOURNE è il nuovo singolo di f o l l o w t h e r i v e r in uscita venerdì 24 settembre. Dopo SUITCASES, pubblicato il 4 giugno, il tema del viaggio torna protagonista del progetto musicale dell’artista genovese, sotto un’altra prospettiva. Melbourne è la metafora utilizzata per descrivere una situazione di disagio che può derivare da un’aspettativa tale da spingerci al non compiere determinate scelte ed avere paura di non essere in grado di poterle realizzare. Di conseguenza, invece di partire verso la nostra meta, affrontiamo il viaggio solo nella nostra testa e nei nostri sogni. Tuttavia l’immagine idilliaca che abbiamo idealizzato si sgretola non appena apriamo gli occhi e ci rendiamo conto che non esiste un luogo perfetto in cui ogni aspettativa può essere soddisfatta. Tra le atmosfere folk-pop di Melbourne, f o l l o w t h e r i v e r invita l’ascoltatore a raggiungere questa consapevolezza, grazie alla quale siamo in grado di capire che, forse, è meglio partire davvero.

Non abbiamo saputo resistere, ecco un’intervista!

  1. Ciao Filippo, Melbourne è il tuo ultimo singolo, ce lo vuoi raccontare?

Ciao, grazie mille per le domande e per l’intervista!

Melbourne è la mia ultima canzone uscita il 24 Settembre, la quarta collaborazione con il producer Federico Malandrino. E’ una canzone che vuole usare la città di Melbourne come metafora della paura di affrontare le nostre aspettative. Quando desideriamo fortemente qualcosa e la carichiamo di un’aspettativa che a volte diventa troppo pesante da affrontare per la paura che venga delusa. E quindi rimaniamo bloccati e cerchiamo di raggiungere quell’obiettivo o desiderio con una sorta di viaggio immaginario, fittizio. Un viaggio tramite il quale effettivamente arriviamo alla destinazione che desideriamo, ma solo nella nostra fantasia.

  1. La tematica del viaggio è un argomento ricorrente nelle tue canzoni, come mai?

Credo che molti aspetti di quello che proviamo o viviamo si possano accostare a questo concetto, sia parlando di un atto pratico che di un atto “metaforico”. Alla fine un viaggio verso una meta, reale o fantastica che sia, è anche un modo per capire noi stessi e provare a mettere a fuoco quello che stiamo cercando davvero durante il tragitto che stiamo compiendo. E poi è come se fosse una sorta di monito anche per me, visto che ho sempre un po’ di difficoltà a lasciarmi andare in queste situazioni e in questa ricerca.

  1. Qual è/qual è stata la tua “Melbourne”? (in riferimento all’utilizzo della città come metafora per descrivere la situazione di disagio)

La prima cosa che mi viene in mente è quando ho deciso di non trasferirmi in un’altra città quando mi sono iscritto all’università, ma di fare invece lo studente “pendolare”. All’epoca ho scelto di mantenere rapporti e impegni che mi hanno tenuto attaccato alla mia città, ma con il senno di poi sicuramente una parte di quella decisione è stata motivata dalla paura e dall’incertezza di quello che avrei trovato dall’altra parte. In effetti, guardandomi indietro, è stata una scelta di cui un po’ mi sono pentito. E infatti Melbourne parla, in un certo senso, anche di questa sensazione.

  1. L’artwork del singolo è stato realizzato da Francesca Sacco, com’è nata la vostra collaborazione?

Francesca è un’artista incredibile che ho scoperto quasi per caso su Instagram. Ho visto il suo studio sulle città e la sua tecnica pazzesca con i collage “digitali” e ho pensato che il suo stile sarebbe stato perfetto per rappresentare graficamente la mia canzone. Così le ho mandato una mail e lei, per fortuna, si è innamorata del brano e questo ci ha permesso di iniziare un lungo lavoro che è iniziato dalla creazione della cover prendendo spunto dal quartiere più “vintage” di Melbourne, che poi si è evoluto coinvolgendo altre persone e di cui si potrà vedere il culmine nel video ufficiale della canzone che sarà pubblicato prossimamente.

  1. Com’è nato il progetto f o l l o w t h e r i v e r?

Questo progetto mi accompagna ormai da molti anni ed è passato attraverso varie fasi, che coincidono con le fasi del mio “sviluppo” musicale.  f o l l o w t h e r i v e r nasce ufficialmente come collettivo audiovisivo tra il 2014 e il 2015 prendendo in prestito il nome River da un EP in italiano che avevo pubblicato precedentemente (prodotto sempre da Federico all’epoca). Poi nel corso degli anni è diventato il mio moniker a tutti gli effetti sotto il quale ho pubblicato 3 EP e con cui, negli ultimi tempi, sono tornato a collaborare con Federico dopo quasi 10 anni.

  1. Quanto c’è di Filippo Ghiglione in f o l l o w t h e r i v e r?

Davvero una bella domanda! Non saprei dire con precisione, a volte davvero tanto, troppo. A volte invece molto poco. Diciamo che forse un vero equilibrio tra le due parti lo sto ancora cercando.

  1. Come nasce una tua canzone? Qual è il processo creativo e le influenze principali a cui ti ispiri nella stesura?

Il bacino da cui traggo le ispirazioni e le influenze a livello musicale attinge sicuramente all’alt-folk nordamericano (Bon Iver, RY X). Per quanto riguarda il processo creativo direi che da qualche anno seguo questo metodo: raccolgo nel corso del tempo suggestioni, melodie, frasi, riferimenti testuali che conservo con note scritte o vocali (molto spesso l’ispirazione arriva mentre sto guidando, non so perchè). Catalogo poi tutto questo da qualche parte nel cervello e ogni tanto riaffiora qualcosa a cui collego nuovi spunti, cercando anche un “tema” di fondo a cui questi tasselli sparsi possano riferirsi. Infine, mi ritiro nel mio posto del cuore in mezzo alle montagne per qualche giorno per mettere tutto insieme e comporre i pezzi del puzzle.

  1. Dopo Melbourne cosa ci dobbiamo aspettare? Qual è il prossimo progetto? 

Sicuramente qualcosa bolle in pentola e ci sarà nuova musica che non tarderà ad arrivare. E poi spero anche, come tutti quanti credo, che arrivino tanti concerti in giro, dopo il periodo “buio” che abbiano passato. Ne abbiamo tutti bisogno e mi auguro che si possa tornare a farlo con tranquillità e “a pieno regime” al più presto.

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