Intervista – Marco Scaramuzza

Ciao Marco, e benvenuto su Indieroccia. Allora, partiamo dall’inizio: come scopri la tua passione per la musica, e come ti viene in mente di dedicarti alla canzone d’autore?

Ciao ragazzi! Diciamo che da quando sono piccolo sono sempre stato attratto dall’arte e ricordo che disegnavo moltissimo, durante l’adolescenza mi sono avvicinato al teatro che per me è stato fondamentale nella mia ricerca artistica musicale. Alla scrittura di canzoni però mi sono avvicinato nel 2017 durante una vacanza in barca a vela che mi era stata regalata, assieme ad altri giovani ragazzi, da Aldo Revello, famoso Skipper Spezzino che ricordo con tanto affetto, con il semplice obbiettivo di far capire la bellezza del mare. Durante l’attraversata notturna ero a prua che osservavo la magia del cielo e del mare, ho preso in mano una chitarra senza saperla suonare per creare dei suoni che potessero accompagnare quel mio momento e mi è venuto spontaneo cantare delle parole, il suono delle sole corde non mi bastava. Così è nata la mia prima canzone che si intitola “La Luna” e uscirà nel mio prossimo progetto musicale.

Non mi è mai venuto in mente di scegliere la musica d’autore nello specifico, sento che vogliono trovare questo luogo le mie parole in questo momento.

Hai un rapporto particolare (o almeno, così sembra) con la tua città, Venezia. Pensi che la tua musica possa definirsi un po’ “lagunare”? Insomma, in che modo i tuoi natali hanno inciso sulla tua idea di musica?

Sì certo ho un rapporto particolare con Venezia, è una città che a volte mi chiedo come possa esistere, provate a camminare di notte lungo le calli o i ponti silenziosi! La trovo molto poetica e diversa da tutte le altre, spinge a crearsi una identità ben precisa.

Ovviamente è anche una città molto contradittoria, ma ci piace così!

Hai esordito ormai qualche mese fa con “Cuore di plastica”, che in qualche modo lasciava già intravedere la trama di “invisibilità” che poi da il nome al tuo EP. Ti senti cambiato, dal Marco che esordiva a quello che invece oggi chiude un primo cerchio importante della propria breve carriera autorale?

Questi quattro brani appartengono allo stesso periodo della mia vita, è stato un lavoro molto duro e lungo ma allo stesso bellissimo. Posso sicuramente dire che mi sento cambiato dal momento in cui ho scritto questi brani perché sono passati quasi tre anni e quindi è giusto che sia così. Continuo però a ricoscermi in ognio parola e questo è importante.

Poi, tiri fuori dal cilindro “Rosa”, che se vogliamo “provoca” ancora di più l’ascoltatore impegnandolo a star dietro ad un filo che è estremamente narrativo. Perché hai scelto una forma così “parlata”, per questo brano?

Rosa è sbocciata da sola in 10 minuti e da quel momento non ho cambiato nemmeno un accordo o una parola, poteva essere soltanto così. Nella mia musica c’è la voglia di comunicare qualcosa che possa essere importante per l’ascoltatore e penso che Rosa dovesse essere più chiara possibile, non puoi perderti per strada le parole, per questo è quasi narrativa. Questo brano secondo me andrebbe ascoltato in solitudine al buio bevendo un buon bicchiere di vino rosso.

Ti dirò la verità, in questo senso “Rosa” mi sembra molto in linea con la modalità “narrativa” de “L’Orto”, contenuto nel tuo EP “Invisibili”. Ci racconti un po’ come hai scritto questo brano? Perché secondo noi ne vale la pena…

Molte volte dipingo per focalizzare al meglio i miei pensieri e le mie emozioni, anche in questo caso! Stavo disegnando un bimbo che scappava dalla presa delle mani della madre per spiare sotto la gonna di una signora che raccoglieva verdura dall’orto. Questo brano è disordinato e le figure si scambiano tra di loro proprio come i pensieri, le voglie e l’istinto di ogni persona. Questo brano è la mutazione. 

E poi arriviamo a “Libero”. Quel ritornello, in effetti, non poteva essere più libero di così! E il brano dà l’impressione di essere uno sfogo catartico, che non cela l’intenzione di volersi svincolare da certi schemi di “scrittura” da ragionieri della musica. Ho detto qualcosa che ha un senso?

Tutto estremamente sensato! Questo brano è la libertà che ti porta a perdere il controllo proprio come in quel ritornello che non aveva proprio la voglia di ritrovarsi legato a schemi musicali. Mi piace ricercare la relazione tra il messaggio che voglio dare e il suono. Ecco Libero! 

Qual’è la cosa che ti fa sentire più “invisibile”?

La solitudine.

E ora? Ti vedremo live?

Sì certo! Il 29 ottobre suonerò ad Argo 16 a Marghera prima di trasferirmi a Bologna per alcuni mesi con l’obbiettivo di suonare live e di evitare l’acqua alta. 

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