Interview – Burdoski

“Pelle ed ossa” è il nuovo singolo di Burdoski, disponibile su tutte le piattaforme dallo scorso 1 luglio. Questo brano è una feroce autocritica verso l’ipocrisia che, in alcuni frangenti, attanaglia tutte le persone, trasformandole e deformandole a seconda dei momenti e delle convenienze del momento.
Come i singoli che l’hanno preceduta, anche “Pelle ed ossa” nasce da un riff di chitarra che è stato poi sviluppato in fase di produzione per restare il tema principale del brano.

Ecco cosa ci hanno raccontato l’artista e il suo produttore Marko Benini:

Come nasce la figura artistica di Burdoski e cosa contraddistingue la sua musica?

Alessandro: Durante il primo lockdown, Marko rimane prigioniero in Italia, ospite a casa mia. Decidiamo di sfruttare il tempo in maniera produttiva. Tiriamo fuori vecchie idee, ne pensiamo di nuove ed iniziano a diventare brani compiuti. Nascono i testi ed il concetto di Burdoski.

Marko: La figura di Burdoski è sempre stata incombente perché Alessandro è stato il primo ad introdurmi alla musica, ed era sempre circondato da chitarre e strumenti vari. Ufficialmente, il progetto nasce durante il primo lockdown. Tendiamo all’uso di elementi elettronici di generi diversi dal rock per ottenere il sound che ci contraddistingue. Contaminiamo il Rock tradizionale con un sound più electro per approcciare Ie nostre produzioni.

Raccontaci il tuo ultimo brano: come nasce e come è stata la sua lavorazione?

Alessandro: Avevo questa progressione di accordi ed un’idea molto precisa per la melodia dei versi, mentre il chorus non mi convinceva appieno. Abbiamo risolto felicemente quando si è sbloccata una situazione musicale che non riuscivamo a decifrare e, da quel momento, siamo andati in discesa.

Marko: Alessandro mi ha fatto ascoltarle i suoi demo,ormai un paio d’anni fa, e questo brano non aveva un ritornello vero e proprio. Così abbiamo accomunato e raddoppiato gli sforzi per trovare una soluzione soddisfacente per entrambi. Dopodiché il brano che era già ben indirizzato è filato via velocemente.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana e come pensi di poterla arricchire?

Alessandro: Penso ci sia in corso un riassestamento post covid, nuovi generi e sottogeneri da capire e digerire. Però noto del nuovo fermento che, senz’altro, è un segno positivo. Servirebbe più coraggio sia da parte dei discografici che dei produttori e, soprattutto, del pubblico.

Marko: Penso che la parte autoriale sia in buona salute, quello che manca è la voglia di osare e di prendere sentieri meno battuti. La contaminazione sarà il futuro della musica. Il talento degli autori italiani unito ad una produzione più definita e coraggiosa potrebbe portare grandi consensi al movimento musicale italiano.

Quanto sono importanti i social nella riuscita di un progetto musicale?

Alessandro: Sono fondamentali. Aggiungerei da boomer incallito che sono l’aspetto meno piacevole che ho incontrato fino ad ora. Non perché non ami interagire, anzi, ma per la difficoltà nel comprendere i meccanismi e le meccaniche che regolano l’universo social.

Marko: È indispensabile per decretare il successo di un artista. Nessuno può sfuggire a questa regola.

C’è un artista con cui sogni di poter avviare una collaborazione?

Alessandro: Sarebbero veramente tanti… facciamola breve: Motta, Daniele Silvestri, Carl Brave.

Marko: Motta o Ghali.

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