Interview – Bob Rocket

Il prossimo 23 aprile, via Sounzone, Bob Rocket, ovvero il musicista e produttore piemontese Ermanno Capirone, realizzerà il suo nuovo album, Encelado. Aiutato dall’astrofisico Amedeo Balbi, che ha fatto da voce narrante, Ermanno ha creato composizioni strumentali basandosi sui suoni emessi dallo spazio catturati dalle sonde spaziali della Nasa. La nostra curiosità verso questo progetto ci ha spinto a scambiare due chiacchiere via e-mail con lui. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Ermanno, come stai? Pensi che potrai presto riproporre il tuo nuovo disco anche dal vivo?

Ciao, bene grazie e spero altrettanto. Sì, spero di riproporre presto il disco live, sto immaginando uno spettacolo a metà tra il Dj-set e la live performance. Il massimo sarebbe potersi esibire di notte sotto un cielo stellato.

Posso chiederti da dove proviene questo tuo moniker di Bob Rocket?

Questo nome d’arte mi dà la possibilità di delineare l’insieme di sonorità che definiscono Bob Rocket dandogli dei limiti entro cui operare. Allo stesso tempo ho potuto dare un nome al mio lato artistico-creativo.

Il tuo nuovo album “Encelado” uscirà tra pochi giorni: quali sono le tue aspettative per questo disco?

Con questo disco mi piacerebbe dare un punto di vista alternativo rispetto al mondo dell’astronomia e astrofisica che alcuni a volte percepiscono un po’ freddo e lontano. Per quanto mi riguarda invece sono stato rapito da questi argomenti e portato a provare emozioni di meraviglia ed estasi cercando di rapportare le grandezze dell’universo alla dimensione dell’uomo o della Terra perciò spero di riuscire a comunicare una parte di queste sensazioni attraverso la musica.

Come è nato questo tuo progetto di creare i tuoi pezzi utilizzando i suoni emessi dalle stelle nello spazio? E’ stato un processo difficile da costruire?

E’ nato da alcune semplici domande tipo “chissà che suono avrà una supernova che esplode?”, “che suono produce la Terra?”. Poi da lì è stato molto semplice trovare on-line del materiale a supporto della mia ricerca. Ho scovato i suoni dello spazio sui siti di Nasa ed Esa e ho suonato con essi facendo finta che fossero dei musicisti, come se fossimo una band ed è nato un interplay uomo-cosmo.

In questo tuo nuovo progetto è stato coinvolto l’astrofisico Amedeo Balbi: come è nata la vostra interessante collaborazione? Che cosa ha aggiunto al tuo disco (oltre alla voce)?

Come appassionato di astronomia seguo il prof. Balbi sul suo canale YouTube. Durante la produzione del disco io e Ale Bavo, produttore artistico del disco, abbiamo pensato di contattare via mail il professore che molto gentilmente si è dimostrato interessato al progetto e ci ha prestato la sua esperienza e voce su ogni traccia del disco. Sicuramente avere uno scienziato del calibro di Amedeo Balbi dà un’autorevolezza decisamente maggiore ai concetti presenti nel disco di quanto non possa fare un semplice appassionato di astronomia come me. Felicissimi della sua partecipazione per noi è stato un po’ come se Paul McCartney avesse accettato di fare un feat.

Questo mix tra musica e scienza è qualcosa di innovativo e particolare: quali sono le tue idee a riguardo?

Molto particolare, ma spero anche molto coinvolgente. Penso che avere un brano dedicato ad un tema preciso riguardante lo spazio possa portare ad una comprensione maggiore di ciò che sta al di fuori del nostro pianeta e per contrasto dare anche più valore alla nostra Terra. Trovo che la musica riesca a connettersi ad un livello molto profondo dei nostri pensieri ed emozioni e infatti dopo aver lavorato su questo disco, avendo connesso un concetto ad un suono, non mi scorderò mai più di dove sta Encelado o di come è fatta una pulsar!

Ascoltando la tua musica la sensazione è quella di volare liberi in un universo senza confini: è qualcosa che hai cercato di creare intenzionalmente?

Uao, grazie! Sono felicissimo di questa domanda… Non credo di averla cercata intenzionalmente, ma immagino che il mio approccio alla musica mi abbia portato in questa direzione. La possibilità di creare musica e lavorare con i suoni lasciando libero spazio all’immaginazione è qualcosa di raro e prezioso ed essere liberi di esprimere i propri sentimenti in note credo si riverberi anche nella creazione di musica che deriva da questo approccio. Per cui la risposta potrebbe essere un po’ sì e un po’ no…

Quali sono state le tue principali influenze musicali per questo tuo nuovo album?

Ho ascoltato molto Avicii, Jon Hopkins, Air, compositori classici come Antonin Dvoràk o Ennio Morricone, ma anche compositori di musica per videogame come Nobuo Uematsu che ha scritto le musiche di Final Fantasy 8, il mio gioco preferito.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere un tuo pezzo da utilizzare come colonna sonora di questa nostra intervista? Grazie mille.

Per restare in tema spazio propongo Enceladus, Grazie!

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