Interview – Antonio Palumbo

Esce mercoledì 8 giugno 2022 “Portami“, il nuovo singolo di Antonio Palumbo: un nuovo inizio sulla soglia di una nuova estate atipica, complice del tirare le somme e andare avanti. Antonio Palumbo ricomincia quindi da un singolo che unisce parole e synth nostalgici immerse in un contesto urban, per raccontare un momento difficile. Benvenuti… 

Ancora una volta, abbiamo deciso di scambiare quattro con lui e gli abbiamo chiesto del suo nuovo singolo, di Milano e di domande che non gli avevamo fatto.

  1. Quali sono le tue influenze musicali? C’è qualcosa che non ci aspetteremmo mai? 

Sono cresciuto ascoltando di tutto. La prima cosa che mi ha folgorato da piccolo fu una compilation di Battisti che girava per casa, la ascoltavo in loop. Più tardi sono arrivati Aretha Franklin, Otis Redding e tutto il soul: ero alle scuole medie. Durante l’adolescenza mi sono innamorato di Stevie Wonder, poi Jamiroquai, e ancora tutti gli anni ’90 con Lauryn Hill e Alanis Morissette sopra tutto. E ancora l’elettronica dei Royksopp, il folk di Bon Iver, e Niccolo Fabi…non riesco a rispondere sinteticamente. Quello che forse non vi aspettereste è che sono un mega fan di Madonna.

  1. Da dove derivano queste nuove sonorità che riscontriamo in “Portami”?

Quando ho iniziato a cantare facevo cover di grandi classici soul e r’n’b, e penso che nelle cose nuove che ho scritto ci sia molto di quel background, come se crescere mi stia riportando alle origini. Sono molto curioso e volevo fare qualcosa di diverso, sperimentare una produzione più “contemporanea” e ricercare allo stesso tempo un sound un po’ senza tempo. Credo che Red Nose – il produttore – ci sia riuscito.

  1. Cosa volevi comunicare con questo nuovo singolo? Chi dovrebbe assolutamente ascoltarlo, e in quale fase della sua vita?

Il nucleo di questa canzone sta nell’accettare gli stati d’animo negativi: la narrazione comune ci vuole sempre tutti up, performanti, proiettati verso la felicità. Non c’è solo questo, e forse riconoscerlo può farci convivere meglio con i momenti difficili, che arrivano e se ne vanno. Consiglio di ascoltarla a chiunque si trovi a guardare dentro ad un baratro con la paura di esserne risucchiati: affidarsi a questa grande onda può farci invece rinascere.

  1. Milano è ancora una città favorevole per fare musica?

“Milano che fatica”, canta Lucio Dalla in “Milano”. È così, e lo dico da milanese doc: questa città è piena di opportunità ma in cambio ti chiede un po’ l’anima. In questo momento la scena musicale la vedo sofferente: per carità ci sono tanti eventi live giganti, importanti, internazionali, ma c’è poca controcultura. È un settore che vive molto di hype e di superficie, ma è più un problema di sistema che artistico. Ci sono parecchie cose interessanti ma è più difficile trovare spazio, ci sono pochissimi posti in cui fare musica dal vivo. Non so, forse è anche un fatto generazionale: a 20 anni per me era normale andare negli ARCI e nei centri sociali a suonare e ad ascoltare gli altri. Oggi dove si va?

  1. Quale domanda avrei assolutamente dovuto farti e invece non ti ho fatto? Quale invece la risposta?

Uhm, forse una domanda un po’ seriosa tipo: qual è la cosa, in musica, che vorresti fare e non hai ancora fatto?

La risposta è doppia: un concept album dedicato all’estate e un tour vero e proprio. Chissà se almeno una delle due cose accadrà.

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