Marta Del Grandi + Maju @ Circolo ARCI Bellezza, Milano, 01/04/2026

Normalmente, i concerti migliori sono quelli che, rispetto all’ascolto del disco, danno agli spettatori la sensazione di un approfondimento dell’esperienza, nel senso che permettono ai presenti in sala di apprezzare le caratteristiche peculiari del lavoro in studio, senza snaturarla ma mettendole in mostra con maggior chiarezza e immediatezza. Il set che Marta Del Grandi sta portando in giro per l’Italia, o quantomeno quello eseguito in questa data nella sua città, fa parte di questo insieme, e gli appassionati che hanno mandato sold out in prevendita il Circolo ARCI di Via Giovanni Bellezza sono tornati a casa con la certezza di aver interiorizzato a un livello successivo rispetto al semplice ascolto di Dream Life l’identità e la visione di questo progetto artistico.

La trentottenne (inside joke per i presenti, visto che lei stessa ha detto che su Internet la sua età si trova facilmente) meneghina ha dato in più di un’occasione, parlando tra una canzone e l’altra, un certo merito al chitarrista/bassista Michele Caiazzi per il suono sempre a fuoco e, in generale, il quartetto ha visto performance di prim’ordine da parte di tutti, quindi anche da parte di Antonio Marmora alla batteria e di Vito Gatto che si è destreggiato tra synth e violino. Attenzione, comunque, a non confondere la tecnica con le caratteristiche menzionate sopra, ovvero visione e identità, per l’espressione delle quali la tecnica è solo un mezzo e non il fine.

Questo significa anche che i virtuosismi e le sperimentazioni in ambito sonoro vengono utilizzati, all’interno dei circa 80 minuti di concerto, solo se servono a qualcosa, e non c’è alcun problema ad affidarsi a un’impostazione più classica, dal punto di vista sia sonoro che performativo, quando essa è la più adatta per la resa della canzone. Anche perché proprio la presenza di visone e identità artistica e il rispetto delle stesse fanno sì che momenti anche molto diversi stiano fianco a fianco senza dare affatto una qualsivoglia sensazione di incoerenza o di frammentazione. Tutto suona perfettamente organico e coeso, anche quando si passa da un brano interpretato con la maggior naturalezza possibile a uno denso di dissonanze e effetti digitali di ogni tipo.

Nella nostra recensione, l’amico Raffaele ci dice che le “canzoni hanno contorni più netti, sono più dettagliate e radicate nell’esperienza vissuta”, parla di “uno spazio sospeso in cui reale e irreale si confondono”, ci spiega che l’artista offre “una fotografia multidimensionale di speranze, dubbi e meraviglia proiettata verso l’immensità delle stelle”. Ecco, sono certo che chiunque fosse presente a questo concerto abbia avuto ancor più evidenza di queste parole, rispetto a quanta possa averne avuta dall’ascolto dell’album.

Merita una menzione anche il set di Maju in apertura. La cantautrice bolognese, che ha pubblicato il proprio album d’esordio a ottobre 2025 e che ha già pronte altre canzoni, alcune suonate qui, si è presentata solo voce e chitarra e ha destato un’ottima impressione sotto ogni punto di vista: melodie, interpretazione vocale, capacità di accompagnare con la chitarra lo scheletro dei brani in modo dinamico e attivo. Ci tiene a far sapere che con la band ci sono molti più accorgimenti dati dalle interazione fra i vari strumenti, ma già così si capisce che le idee non mancano e sono anche buone. Sicuramente gli spettatori avranno la curiosità di ascoltare le canzoni nelle loro versioni in studio.

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