Marlene Kuntz @ Estragon, Bologna
Catartica è il disco d’esordio dei Marlene Kuntz. Usciva nel 1994, esattamente 21 anni fa. Un disco rivoluzionario per la scena musicale italiana negli anni ’90, ma non solo. E’ un album estremamente emozionale, ricco di passione, fervore. In questi anni quante volte lo abbiamo ascoltato? Quante lo abbiamo cantato nelle nostre stanze? Quante lo abbiamo gridato in solitudine, perché tristi, delusi, arrabbiati?
Ci sono dischi, canzoni che ci accompagnano fin dalla nostra adolescenza, colonne sonore dei nostri anni migliori; quelli dei primi amori, che fanno male e lasciano il segno, non si dimenticano. Catartica è uno di questi: un album in grado ancora di emozionarci ad ogni ascolto, come se fosse la prima volta.
L’ultima tappa italiana del Catartica tour (iniziato nel 2014 per festeggiare i suoi 20 anni) è a Bologna, all’Estragon. La band di Cuneo sarà poi all’estero; ed al suo rientro, tornerà in studio, per lavorare al nuovo disco. Nell’aria è palpabile l’impazienza per l’inizio del live; l’attesa è dipinta sui volti dei presenti, giovani e meno giovani; fan della prima ora, e quelli che hanno scoperto e imparato ad amare i Marlene solo negli ultimi anni. E’ chiaro che il pubblico è giunto fin qui per ascoltare dal vivo questo album, di cui conosce a memoria ogni pezzo.
Sono da poco passate le 22, 30 ed ecco che si intravedono sul palco delle sagome che impugnano degli strumenti. Suonano i primi accordi, la batteria crescente, e poi l’improvvisa esplosione con M.K.: le chitarre cantano da sole, quasi coprendo la voce di Cristiano Godano che viene fuori nell’irruento ritornello, urlato con furia. Si capisce subito che i Marlene sono super carichi, e il pubblico non è da meno. Si va avanti con Festa Mesta, ma il bello arriva con Sonica. Le chitarre graffianti, taglienti, a tratti sporche e distorte e il ritornello ruggente: “Fragori nella mente, rumori, dolori lampi, tuoni e saette, schianti di latte, fragori e albori di guerre universali, scontri letali, Sonica”. Probabilmente il pezzo più potente dell’intero album, sicuramente quello più esaltante dal vivo. E’ difficile non urlarla, non sentirla dentro. Perché la musica dei Marlene, i loro testi sono estremamente carichi di passione, densi di erotismo, e sul palco viene fuori tutto l’ardore, il tormento, il calore.
Il fuoco ardente, l’immenso incendio si placa con la dolcissima Nuotando nell’aria. Una canzone d’amore struggente, triste, malinconica. Un canto lamentato interrotto da passaggi di chitarre distorte che arrivano dritte al cuore, evocando ricordi di un amore finito, che mai più tornerà, se non all’interno di un ricordo. “Mi piacerebbe sai, sentirti piangere, anche una lacrima, per pochi attimi”: ogni strofa di questa canzone fa male, malissimo.
Il live riacquista velocità con i pezzi successivi, che riproducono il resto dell’album. Cristiano Godano è una bestia rabbiosa, scatenata, incontenibile: il sudore grondante sul suo volto, i suoi elegantissimi abiti bagnati sono la prova di quanto trasporto e quanta energia impiega nel suonare e cantare questi storici brani, che tanto amiamo. Si agita, prende a calci l’aria: “Ma sono fuori di testa, si, sono fuori di testa. Hai mica visto volare il mio teschio signore, perché ho perso la testa”.
Il tempo scorre senza nemmeno accorgersene, una canzone dopo l’altra, e si giunge alla fine di Catartica. L’espressione sul volto dei presenti è indescrivibile. Essere travolti e stravolti da un’ondata di potenza fisica ed emotiva non può che suscitare una reazione al limite con l’incredulità.
La band abbandona gli strumenti, ritirandosi. Pochi minuti di pausa, ed il palco ritorna a bruciare, con altri pezzi susseguenti al disco d’esordio. Si ricomincia con il suono oltremodo elettrico e noise di 3 di 3, poi la straordinaria Ape regina crea un muro sonoro duro: ronzanti chitarre, basso distorto e batteria, pulsante come un cuore colmo d’odio e furia. La voce di Godano è incalzante come non mai: “Nasconderò con miele colante, il vuoto che avanza. Io nasconderò dove vivevi tu, dove vivevi solo tu”.
I Marlene Kuntz sono poesia pura. Il giusto condensato di odio e amore; paradiso e inferno; lussuria e castità che si manifestano con musica e parole. Il sound distorto e cupo, a tratti grezzo, unito alla voce di Godano, così sensuale, ammaliante, a volte arrabbiata, a volte lieve, persa in uno stato di totale abbandono.
Una performance straordinaria, intensa, sentita, emozionale. Una scarica di adrenalina durata quasi due ore, che difficilmente dimenticheremo.
SETLIST
MK
Festa mesta
Sonica
Nuotando nell’aria
Giù giù giù
Lieve
Trasudamerica
Fuoco su di te
Merry Xmas
Gioia (che mi do)
Canzone di domani
Mala mela
1º 2º 3º
Osja
Catastrofe
Fantasmi
3 di 3
E poi il buio
Io e me
Il genio
Ape regina




