Marco Giudici + Dacota @ Circolo ARCI BEllezza, Milano, 29/01/2026
Il gennaio 2026 dei concerti tra Milano e dintorni è stato molto ricco e ce n’era davvero per tutti i gusti, tra grandi nomi che hanno celebrato il salto di popolarità di 10 anni prima, veterani del sottobosco che tornano con buona continuità e altri che si sono fatti rivedere dopo moltissimo tempo. Anche febbraio si preannuncia molto vivace, con un altro bel gruppo di concerti italiani e l’arrivo dei primi live internazionali di diverse dimensioni e tipologie; insomma, per noi che abbiamo scollinato i cinquanta, questo è il momento delle scelte e dei dispiaceri nel perdersi serate a cui si vorrebbe tanto riuscire ad andare. Per fortuna, ci sono anche le soddisfazioni di quando il concerto a cui si sceglie di esserci risulta molto bello, e questo è il caso della prima data del mini tour di Marco Giudici.
Entro nella Palestra Visconti e mi rendo conto che in tanti, all’interno del loro processo di selezione, hanno privilegiato questa data. Il motivo sta sicuramente nel disco di recente pubblicazione Trovarsi Soli All’Improvviso, un lavoro che, come ho già detto in sede di recensione, è “di rara genuinità emotiva e molto ben fatto artisticamente”. Sapendo poi che il protagonista sarebbe stato accompagnato da musicisti bravissimo come Adele Altro, Alessandro Cau e Luca Sguera rendeva la serata particolarmente imperdibile. In realtà, un ulteriore motivo per non mancare era dato dalla presenza in apertura di Dacota, ma questo lo avrei scoperto solo durante il set, perché ammetto che non la conoscevo. Adesso, però, mi sono reso conto che si tratta di un’artista da seguire col massimo dell’attenzione.

Autrice, finora, di un EP uscito quasi due anni fa, questa performer straordinaria ha messo in piedi uno show che ha lasciato tutti senza fiato, per via della strabordante personalità e di un impatto musicale, vocale ed emotivo a dir poco travolgente. Accompagnata da due bravissimi musicisti, Dacota ha sciorinato un pugno di canzoni in perfetto equilibrio tra mistico e terreno e tra ambizione e concretezza. Arrangiamenti di ampia varietà, avvolgenti e ricchissimi di dettagli e sfumature hanno dato ulteriore corpo a un timbro vocale pieno e raffinato, che si è espresso con linee melodiche rotonde e cesellate e ha cantato testi significativi e senza compromessi. I brani eseguiti erano un po’ tratti dall’EP e un po’ dall’album di prossima uscita che sarà prodotto proprio da Marco Giudici. In casi come questo è normale ascoltare l’EP la mattina dopo e devo dire che l’ascolto ha confermato le impressioni del live ma ritengo che quasi tutte le canzoni più coraggiose e d’impatto suonate sul palco non siano presenti nell’EP, per cui c’è da immaginarsi che facciano parte dell’album. Di conseguenza, aspettiamoci un’uscita estremamente rilevante, quando arriverà.
Come accennato sopra, il quartetto protagonista della serata non ha certo fatto scendere il livello qualitativo e ha proposto circa un’ora di grande musica. Forse ci si poteva aspettare un tempo più lungo, ma il leader ha detto chiaramente che queste erano le uniche canzoni che si sentiva di suonare ed è giusto rispettare la sua volontà. Anche perché il live è stato di altissimo livello, con una band compatta e capace di riproporre le canzoni con una veste più corposa e dinamica, sia musicalmente che vocalmente. In questo aspetto, ovviamente, spiccava il lavoro di Adele al basso e alla seconda voce, ma anche il contributo degli altri due musicisti è stato determinante nel far sì che tutti i brani risultassero scorrevoli e coinvolgenti.
L’inizio con le due canzoni che aprono il disco, ovvero Abitudini Di Vita e Un Bivio Sicuro è quello giusto per portare a sé la totale attenzione del pubblico, visto che le esecuzioni contengono tutti i punti di forza del live e li mettono assieme ottimamente. Da qui in poi, ovvero con il ripescaggio di Nei Giorni Così e della title track del disco precedente Stupide Cose Di Enorme Importanza, ci sarà maggior varietà di impostazione musicale, nel senso che gli aspetti descritti qui sopra entreranno in scena a turno e non sempre tutti assieme. Ci saranno anche canzoni suonate in solitaria dal leader, al piano o alla chitarra, per un set, come detto, non lunghissimo ma di spessore e capace di far sentire gli spettatori sempre molto coinvolti.

Dal punto di vista vocale, sappiamo che Giudici non spicca per potenza, ma l’espressività non gli manca e il livello di intensità del suo cantato si inseriva a meraviglia nell’impianto musicale ogni volta scelto, anche quando la band andava a tutta. Per quanto riguarda l’esecuzione, nella seconda metà c’è stata qualche leggera sbavatura, ma in realtà anche questo ha contribuito a accorciare le distanze tra musicisti e pubblico, perché, diciamocelo, viene più normale trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda emotiva con chi sta suonando se non mostra sempre e comunque una gelida perfezione; qualche errorino non rilevante ci sta e quasi quasi rende tutto più vero e sentito.
Come primo concerto del 2026 non potevo chiedere di meglio. Certamente questa serata rimarrà tra i miei migliori ricordi per moltissimo tempo e sono sicuro che varrà lo stesso per tutti i presenti.



