Pipers-Juliet Grove
PROTAGONISTI: Stefano: voce, chitarre, piano, tastiere, arrtmonica e autore delle canzoni; Marco: batteria, percussioni, voce; Stoo: basso, voce, tastiere.
SEGNI PARTICOLARI: secondo album per la band napoletana, che arriva quasi 4 anni dopo il buon debutto. In mezzo ci sono state molte date in apertura a artisti britannici di nome: Charlatans, Ian brown, Turin Brakes, Ocean Colour Scene, James Walsh. Il disco è stato realizzato a Wolverhampton e prodotto da Gavin Monaghan, già al lavoro con Editors, Ocean Colour Scene e Scott Matthews. Il titolo del disco è il nome della strada nella quale era situato l’alloggio della band durante il periodo trascorso proprio a Wolverhampton.
INGREDIENTI: già leggendo quanto sopra, ci si può immaginare che la proposta della band ha un indubbio carattere british. Nello specifico, questo disco va a riprendere tutto il lato più introspettivo e dolceamaro dell’ultimo periodo del britpop e degli anni immediatamente successivi. Turin Brakes, Starsailor, Embrace e Spearmint appaiono a turno tra i possibili riferimenti. Tutte le dieci canzoni sono semiballate, alcune più spensierate (‘What I Mean To Say‘), altre più contemplative (‘ Ask Me For A Cigarette‘), altre ancora più malinconiche (‘Just A Lie‘). Tutto è comunque filtrato da un’unica attitudine emotiva che cerca di rappresentare fisicamente le diverse sensazioni un po’ come la pioggia tipica del clima britannico, che arriva, si fa sentire ma a un certo punto se ne va, senza essere risultata insignificante ma nemmeno senza averci lasciato addosso conseguenze profonde. Rispetto al primo disco, la differenza è proprio uno stile più unitario, pur mantenendo quasi invariato lo spettro emotivo, e un suono mediamente più caldo e più curato ma non nel senso che risulti più pulito e preciso, ma anzi si sente lo sforzo di suonare più genuini e “polverosi”.
DENSITA’ DI QUALITA’: i punti di forza in questo disco non mancano. Già nel debutto si notava che questi ragazzi amano davvero il proprio periodo di riferimento senza esserne dei meri imitatori e ora la capacità di rielaborare le influenze in maniera genuina, credibile e personale è aumentata. I brani presi singolarmente hanno tutti il pregio di unire perfettamente un suono sempre ben costruito con melodie ispirate e stilisticamente molto coerenti con il suono stesso; inoltre, non ci sono riempitivi ed è davvero difficile scegliere una canzone che spicchi sulle altre. Presa nel complesso, la tracklist è ben assortita e dà proprio l’idea di un continuum musicale e emotivo sempre fluido e mai slegato nei suoi diversi momenti. Al primo ascolto, l’album rischia di dare l’impressione di un prodotto troppo costruito e poco intenso proprio dal punto di vista emozionale, ma basta dare a esso una seconda possibilità per capire che non si tratta di scarsa intensità , ma proprio di un approccio emotivo ben preciso. Insisto molto su questo aspetto perchÀ evidentemente il disco si rivolge a un pubblico principalmente di ultratrentenni che ricordano con nostalgia le emozioni provate grazie alla musica britannica quando erano decisamente più giovani: evidentemente queste persone rischiano di indispettirsi molto facilmente se trovano qualcuno che tratta quella materia senza il necessario cuore. Con i Pipers non c’è questo rischio: il disco è non solo impeccabile formalmente, ma porta con sÀ la stessa passione del pubblico a cui si rivolge.
VELOCITA’: 38 minuti dall’andatura placida ma non eccessivamente tranquilla.
IL TESTO: “ “¨Every time you say goodbye it feels like there’s much more in your eyes. Every night is like a sign and I can’t get this out of my mind. Oh I’m torn we’re lost inside this beautiful mess. Oh I’m here with you but I tell you lies and feel just like I’m dying“ da ‘Just A Lie‘
LA DICHIARAZIONE: dall’intervista presente su queste pagine e rilasciata ormai diversi anni fa: “ Noi amiamo la nostra città e il nostro territorio, ma lì non si può fare un certo tipo di musica. Bisogna fare i conti con il passato e la tradizione, che da noi si chiama ‘Canzone Napoletan’. Puoi fare l’indie e l’alternativo quanto vuoi e riempire i locali a ripetizione, ma se resti lì senza uscire e farti vedere fuori sarai sempre nessuno“ . Visto dove sono andati a realizzare il disco, probabilmente le cose non sono molto cambiate.
UN ASSAGGIO: ‘Ask Me For A Cigarette’
IL SITO: ‘Pipersonline.net‘



