Cosmo-Disordine
PROTAGONISTI: Marco Jacopo Bianchi, alias Cosmo.
SEGNI PARTICOLARI: Cantante dei Drink to me, che con il terzo LP ‘S’, nel 2012, ci avevano affascinato riscuotendo un buon riscontro critico, Cosmo sospende l’esperienza con il gruppo di origine e si avvia, un anno dopo, alla carriera da solista. Lâ’album esce il 4 Giugno 2013 per la 42Records, facendo in modo che ci si possa continuare a stupire.
INGREDIENTI: Disordine. Puro disordine e sequenze di pensieri che si stagliano su uno sfondo fatto di loop e psichedelia in cui la voce si fonde e canta di vita, morte, desideri, dediche, parole, non parole, flussi di coscienza. Câ’è molto dei Drink to me, con una maggiore tendenza allâ’orecchiabilità che va (finalmente) di pari passo con la qualità ed è capace di fondere uno stile a tratti Battistiano a tendenze internazionali come Grimes e Animal Collective. La novità sta nellâ’accostamento tra poetica cantautorale rigorosamente in lingua italiana ed elettro-pop di ottima fattura, che rende il prodotto originale e riconoscibile.
DENSITAâ’ DI QUALITAâ’: Vi è della genialità in questo lavoro. E ci si potrebbe fermare qui. Non parlare della bellezza delle parole, dellâ’originalità nella scelta dei loop, della singolarità di alcuni pezzi, capaci di far muovere il corpo sui campionamenti mentre la mente vaga altrove, alla potenza delle riflessioni generate. Si potrebbe tacere o lasciare a metà le frasi, come in ‘Wittgensteinâ’, dicendo che ‘non ci sono parole‘. Si potrebbe semplicemente invitare tutti ad ascoltare bene il tutto, più di una volta, per ammirare lâ’efficacia del modo in cui viene interpretato in Italia un genere che in molti tentativi dei contemporanei è spogliato di profondità a favore della ballabilità o della facilità di ascolto. E invece andiamo avanti e sottolineiamo come qui tutto convive in un disco che in apparenza è unâ’esplosione ed in realtà si rivela unâ’implosione, per la presenza di unâ’intimità che sfiora i progetti quotidiani di ognuno, toccando le persone, i loro sentimenti, i loro pensieri, il loro caos interiore. Ed attraverso le persone riesce a parlare anche dâ’altro, unendo a campioni di batteria che sembrano spezzarsi ad ogni colpo riflessioni che raccontano del silenzio dei cambiamenti globali in rapporto alle vite quotidiane (‘Continenteâ’) o lanciando tra immagini ed echi sonori il quesito ‘Cosa câ’è dopo il gran finale del capitalismoâ’ (‘Il digiunoâ’). Nel disordine di Cosmo câ’è spazio per le tematiche esistenziali, trattate soprattutto in ‘Esistereâ’ e ‘Le cose più rareâ’, a parere di chi scrive le due perle dellâ’album, che formano quasi un curioso binomio vita/morte, e sono capaci di far venire nodi in gola per quanto potremmo averle pensate nelle nostre riflessioni più intime, non riuscendo a metterle per iscritto. Viaggi eterei tra impressioni, immagini, colori, ritmi talvolta rarefatti, talvolta martellanti, talvolta addirittura dal respiro etnico ( Disordine su tutte).
E si potrebbe parlare ancora di ogni singolo pezzo, ma limitandoci ad una sola espressione, stiamo parlando di idee. Idee rese bene mischiando elementi, sperimentando, arrivando a tutti, divertendo e facendo pensare. Che si parli di qualità , di novità , di maturità o immaturità , prima o poi si dovrà riconoscere che questa è arte, perché tutto si fa maestosa e sincera espressione di un variegato e coinvolgente mondo interiore. Insomma, ‘Disordine che imparerai ad amareâ’. E se si scopre che per ‘Numeri e paroleâ’ è stato campionato un brano di Perotin, uno dei più grandi compositori di musica polifonica del XII/XIII secolo, viene da dire solo “tanto di cappello”. La sapiente commistione tra testi mai banali e abilità sonora, creano un precedente per questo genere da cui dovranno prendere nota i successori. A Carl Gustav Jung è attribuito lâ’aforisma “In ogni caos câ’è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto“. Nulla di più azzeccato.
VELOCITAâ’: 10 brani a velocità sostenuta, cadenzata e ballabile allâ’esterno, mentre il tempo si ferma allâ’interno.
IL TESTO: “Saremo orizzonti e ci potremo ammirare, ci nasconderemo nel profumo del mare, ci ritroveremo nei dettagli più belli, ci riscopriremo nelle cose più rare, e sarà superfluo non saperlo spiegare, al tramonto di tutto potremo capire, sopravvivere dentro ad un tratto di colore, nei suoni più caldi scomparirà il dolore. Poi forse un giorno ci rincontreremo…” da ‘Le Cose Più Rareâ’
LA DICHIARAZIONE: “La dimestichezza con l’italiano per me era tutt’altro che scontata. Mi sono sorpreso da solo insomma. E allo stesso tempo ho cercato uno stile che non mi ricordasse nessuno dei cantanti italiani che conosco. In questo sforzo sono riuscito a trovare me stesso, non mi sono alienato, alterato, venduto o che. Mi sono rispecchiato completamente, assumendomi il rischio di risultare mieloso, naif, stupido, incomprensibile. Eppure credo che l’emozione trapeli dalle parole. Maledette parole.” da unâ’intervista a rockit.it
UN ASSAGGIO: ‘Ho visto un Dioâ’
IL SITO: facebook.com/Cosmoitaly

