Vendrame – Burro
“Burro” è un disco che sembra non avere alcuna intenzione di comportarsi come un disco normale. Già dal titolo, “I grandi successi”, scelto per quello che nel 2020 era il debutto dei Vendrame, la band mette in chiaro le proprie coordinate: ironia, provocazione, gusto per il paradosso e soprattutto una certa insofferenza verso l’idea stessa di prendersi troppo sul serio. Sei anni dopo, questa nuova versione rimasterizzata permette di tornare all’origine del cosiddetto “malcomplesso”, l’universo con cui i Vendrame hanno scelto di raccontare il quotidiano attraverso personaggi improbabili, contraddizioni e piccole miserie umane.
Musicalmente, “Burro” non cerca una direzione unica: rock, punk, reggae e canzone d’autore convivono nello stesso spazio, assecondando una scrittura che preferisce cambiare registro piuttosto che trovare una formula. È proprio questa irregolarità a diventare una delle caratteristiche più riconoscibili del disco. I Vendrame sembrano divertirsi a prendere ciò che normalmente dovrebbe essere separato e metterlo insieme, senza preoccuparsi troppo della coerenza di genere.
Ma dietro la componente demenziale c’è qualcosa di meno leggero di quanto potrebbe sembrare. L’ironia diventa uno strumento per osservare frustrazioni, desideri, ego, solitudine e fallimenti senza trasformarli necessariamente in tragedia. Il “malcomplesso” è, in questo senso, anche un modo di stare al mondo: imperfetto, scomposto, poco interessato a rispettare gli standard e proprio per questo capace di trovare una propria forma.
“Postalmarket”, scelto come focus track della nuova pubblicazione, è forse uno degli esempi più immediati di questo meccanismo. L’immaginario dei vecchi cataloghi per corrispondenza viene utilizzato per parlare di desiderio e fantasia, creando un cortocircuito tra un mondo in cui si aspettava un catalogo per poter sognare e quello contemporaneo, nel quale l’accesso a qualsiasi cosa è diventato immediato e digitale.
Riascoltato oggi, “Burro” ha quindi qualcosa di curioso: è un disco che appartiene al proprio momento storico, ma non sembra particolarmente interessato a invecchiare bene secondo le regole consuete. La sua forza sta proprio nell’essere sfrontato, irregolare e difficilmente addomesticabile. La rimasterizzazione non ne cambia l’identità, ma riporta in superficie il punto da cui è partito un percorso che negli anni ha portato i Vendrame fino a “Barz8” e alla sua dimensione teatrale. Tornare a “Burro” significa allora ritrovare non soltanto il primo disco della band, ma il momento in cui quella strana idea di musica, satira e teatro ha iniziato a prendere forma.
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