Interview – Vendrame

Per i Vendrame, l’ironia non è un modo per rendere la realtà più leggera, ma uno strumento per osservarla da una prospettiva diversa, capace di far emergere contraddizioni e assurdità senza rinunciare alla profondità. Nati a Pescara nel 2014, hanno costruito un universo che attraversa musica, teatro e performance, lasciando convivere linguaggi e influenze lontane tra loro. Da “Burro”, il primo album riproposto oggi in versione rimasterizzata, fino a “Barz8” e al relativo show, il progetto continua a sfuggire alle definizioni e alle logiche di immediata riconoscibilità. Una scelta consapevole, che li colloca in una nicchia nella quale, come racconta Riccardo Di Virgilio Mambella, i Vendrame si sentono «scomodamente comodi». Con lui abbiamo parlato del rapporto tra comicità e disagio, della dimensione dal vivo, della difficoltà di conquistare l’attenzione nell’epoca dei contenuti rapidissimi e di un’idea di ascolto che guarda anche alla cultura underground di un tempo.

Intervista ai Vendrame – Risponde Riccardo Di Virgilio Mambella

Nei Vendrame l’ironia sembra spesso essere un modo per dire cose tutt’altro che leggere. Quanto vi interessa usare il comico non per alleggerire la realtà, ma per riuscire a guardarla in faccia senza addomesticarla?

Per noi esprimere un malessere con ironia è una chiave espressiva importante, dà profondità ai nostri progetti per chi ha la curiosità, oggi, di andarci a fondo. Il percorso Vendrame va visto come quello di alieni, appunto plutoniani, che appena scesi sulla Terra raccontano il quotidiano da un punto di vista assolutamente incontaminato, come dei bambinoni cresciuti. Questo porta probabilmente a quell’ironia del vedo e non vedo di cui molti fruiscono.

Avete attraversato diverse forme, dalla musica alla dimensione più performativa e teatrale. C’è qualcosa che avete capito dei Vendrame proprio mettendoli davanti a un pubblico, che invece non avevate ancora capito quando lavoravate soltanto sui brani?

La nostra parte performativa è assolutamente indispensabile, perché tende la mano a chi, di fatto, non conosce i nostri brani. Quello che va capito è come cercare di tendere questa mano anche a chi fruisce soltanto della nostra musica senza vederci dal vivo. O meglio, bisogna capire come tornare a dare quella spinta di curiosità che porta il fruitore a un’attenzione che duri più dei due o tre secondi brutali dei contenuti di oggi.

In un momento in cui molti progetti cercano di rendere immediatamente riconoscibile la propria identità, voi sembrate quasi fare il contrario, lasciando convivere linguaggi e registri diversi. Quanto è importante, oggi, per voi non essere facilmente “inquadrabili”?

Non essere inquadrabili fa parte della nostra identità: vogliamo lasciare quella sensazione strana a chi ci ascolta, destare qualcosa che vada oltre le ovvie banalità che oggi vengono continuamente vomitate al solo fine di macinare facili distrazioni. Sappiamo quanto questo ci collochi in una nicchia ristretta, ma noi Vendrame ci stiamo scomodamente comodi.

Quali sono le vostre influenze musicali, e quali in particolare vi hanno portato fino a qui? Quali possiamo sentire dentro “Burro”? E c’è invece qualcosa che, ascoltandovi, non riusciremmo mai a identificare nella vostra musica?

“Burro”, come “Barz8”, ha tante influenze musicali, figlie dei vari componenti del gruppo, soprattutto della formazione iniziale composta da sei elementi che ha partecipato a entrambi i progetti in studio. Potrei riassumertela così: andiamo da Raoul Casadei ai Dream Theater.

E quale domanda avremmo assolutamente dovuto farvi? E quale invece la risposta?

Per questa domanda mazulliana ti rispondo così: pensi che i Vendrame avrebbero avuto vita più facile nell’epoca delle musicassette, quando ci si scambiava una curiosità, un’intenzione, quando si faceva ricerca e la musica non era un sottofondo per isolarsi dalle altre persone durante un tragitto, ma un momento di ascolto, di condivisione e di club della scena underground? Penso proprio di sì… almeno ci avrebbero quantomeno ascoltato (e insultato).

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