Intervista a Arianna Pasini

Con Danza gentile sull’orlo di una tempesta, Arianna Pasini affronta le inquietudini del presente cercando una via possibile nella gentilezza, nella collettività e nella musica. Il secondo album, pubblicato da Factory Flaws, nasce dal rapporto con il territorio romagnolo segnato negli ultimi anni da alluvioni e cambiamenti climatici, e trasforma queste esperienze in una scrittura capace di alternare impegno, ironia e poesia.
Tra api e alveari, guerre, migrazioni e perdita del pensiero critico, il disco sviluppa anche una ricerca sonora fatta di contrasti, strumenti “cheap” e arrangiamenti più eleganti.
Ne abbiamo parlato con Arianna Pasini approfittando di una sua presenza come preziosa spalla di Don Antonio durante il Buscadero Day 2026.

IR: Questo secondo disco l’hai inciso per Factory Flaws, come li hai conosciuti?

AP: ho conosciuto Factory Flows tempo fa attraverso dischi di HÅN, Giungla ed altri. Sono entrata in contatto con Marta Fantin, fondatrice dell’etichetta, quando ho iniziato a suonare il basso insieme ad Emanuela Drei (Giungla) circa due anni fa. Mi sono trovata da subito bene umanamente e quando ho registrato le prime 5 demo del nuovo album a settembre 2025 ho deciso di mandargliele.

Le sono piaciute, abbiamo quindi definito i termini e deciso di partecipare insieme ad un bando “NUOVO IMAIE” per la produzione di un nuovo album originale. Stranamente abbiamo vinto e nessuno di noi aveva mai vinto nulla!(ridiamo ndr)

IR: Il titolo Danza gentile sull’orlo di una tempesta contiene già un contrasto molto forte: da una parte la delicatezza, dall’altra l’urgenza della crisi. È un’immagine che descrive il momento storico che stiamo vivendo o è anche il tuo modo personale di affrontarlo?

AP: è un momento un po’ particolare; il cambiamento climatico è tangibile, le guerre sono sempre più vicine.

Io sono nata a Lugo di Romagna e tra alluvioni e frane negli ultimi anni il territorio è cambiato moltissimo, come anche noi che ci viviamo. Questo da una parte mi ha spaventata, ma allo stesso tempo mi ha convinta del fatto che la collettività e la gentilezza potrebbero ancora salvarci.

Quindi sicuramente il titolo è ambivalente: c’è un lato più scuro e negativo, ed uno più leggero e positivo, che sottolinea la resistenza, la voglia di danzare e unire le proprie voci.

IR: nel disco ritorna spesso anche l’idea di collettività, usi spesso le api come esempio.

AP:  le api mi incuriosiscono tanto. Se le vedi nella loro individualità sembrano spensierate, passando da un fiore all’altro, ma sono parte di un sistema e società complessi. Ho paragonato l’ape all’uomo e mi sono chiesta se anch’essa si senta costretta all’interno dell’alveare.

IR: Brani come A galla e Campi di ottone sono fortemente incentrati intorno alle emergenze climatiche. Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra impegno civile e scrittura poetica?

AP: A galla l’ho scritta all’ennesima allerta meteo. Ero spaventata, ma ho cercato di alleggerirla arrangiandola su tastiere giapponesi degli anni ottanta, con un preset lo-fi di batteria elettronica

IR: il sound del disco è molto diverso dal primo: è stata una scelta che ti sei imposta o è arrivata mentre componevi?

AP:  C’è poco lasciato al caso. Ho composto e arrangiato questi brani con Saverio Cigarini e Fausto Cigarini tra l’estate e autunno scorsi. Lo abbiamo poi prodotto insieme a Marco Giudici, con cui avevo lavorato anche nel primo disco, nel suo studio di Milano.

L’estetica era già molto chiara sin dall’inizio, fatta di contrasti. Vi sono canzoni realizzate con tastiere e strumenti volutamente “cheap” ed altre con arrangiamenti eleganti e strumenti classici quali viole, violini, clarinetto basso: è stata una ricerca sonora in diverse direzioni.

IR: parlando di Marco Giudici e dei fratelli Cigarini : la loro presenza ti ha influenzato o solo aiutato a realizzare questo cambiamento?

AP: Lo definirei un lavoro collettivo. Con Marco sapevo cosa trovare, siamo entrambi nerd e appassionati di strumenti anni 60/70 e abbiamo un’idea di estetica musicale simile. Fausto e Saverio li conoscevo meno, ma sono stati una meravigliosa scoperta. Mi sento di dire che è stata una composizione più collettiva che solo mia, e credo ci si influenzi reciprocamente quando si lavora insieme.

IR: In Migrazioni affronti il rischio di perdere il pensiero critico. Pensi che questo rischio nasca principalmente dall’eccesso di informazioni o da una forma di stanchezza collettiva?

AP:  Credo entrambe. Una delle mie più grandi paure è proprio quella di annullarmi ed essere incapace di reagire a quello che mi viene posto davanti.

IR: La title track è disponibile soltanto nella versione fisica e chiude il percorso del disco. Perché hai scelto proprio quel brano come “chiave finale” riservata a chi ascolterà l’album nella sua interezza?

AP: mi piaceva l’idea che il disco fosse inciso su vinile, anzi inizialmente avrei voluto farlo uscire solo in quel formato, poi chiaramente viviamo nell’epoca digitale e bisogna fare dei compromessi. Ho pensato che potesse essere carino “premiare” i 300 che acquisteranno il vinile con una traccia extra. Si tratta di “Danza gentile”, una sorta di lento ballo di gruppo psichedelico che ho immaginato potesse rappresentare l’album. Magari un domani la renderemo disponibile anche digitalmente, per dare la possibilità di ascoltarlo integralmente anche sulle piattaforme, ci stiamo ragionando.

IR: il vinile è in tiratura limitata e la stampa affidata alla cooperativa sociale Gigi Press, mentre la copertina è tratta da un’opera di Arianna Zama. Come ha conosciuto questa artista ?

AP: Arianna è un’artista emergente ed è di Lugo, fino a qualche tempo fa non pensavo dipingesse, è un po’ più giovane di me e ci conoscevamo in modo superficiale. Un anno e mezzo fa durante Arte Fiera a Bologna ho incontrato casualmente alcune opere che mi hanno colpito dipinte da una certa “Arianna Zama”. Mi sono quindi chiesta se fosse un’omonima o la mia compaesana. Era proprio lei! Mesi dopo, quando ho iniziato a ragionare sull’estetica dell’album, ho pensato che, essendo un disco molto legato al mio territorio, mi sarebbe piaciuto coinvolgere una persona geograficamente vicina, con lo stesso vissuto. Ci siamo incontrate e le ho parlato di questo progetto, ne è rimasta entusiasta. Il suo sogno nel cassetto era di realizzare una copertina per un album, ci siamo trovate!

Prossimamente faremo insieme dei “concerti disegnati”; il 25 settembre saremo da Parsec a Bologna e l’8 Ottobre ad ICA a Milano.

IR: Dopo aver scritto questo album, sei più ottimista sulla possibilità che la musica possa ancora incidere sulla realtà o almeno sul modo in cui la osserviamo?

AP: sì sicuramente credo possa ancora incidere. La musica è anche movimento, cambiamento, rivoluzione.

IR: quali saranno i prossimi live?

AP: il 14 agosto sarò a Cesenatico all’Approdo Mediterraneo, poi a Bologna il 25 settembre da Parsec, uno spazio legato all’arte contemporanea, dove faremo un concerto disegnato con Arianna Zama, poi l’8 ottobre a ICA con anche Marco Giudici che registrerà in presa diretta, e a novembre a Salerno a iMorticelli. In aggiornamento!

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