Interview – MonAmour
Con Come un soffio di vento, MonAmour firma un debutto che mette al centro la fragilità, la memoria e la capacità delle emozioni di trasformarsi in racconto condiviso. Un EP che si muove tra confessione e ricerca, dove la scrittura nasce da un’esperienza profondamente personale ma trova la sua forza nella possibilità di parlare anche agli altri.
Influenzato tanto dal cantautorato intimista di artisti come Damien Rice e Nick Drake quanto da sonorità apparentemente lontane come quelle della scena punk e metal, MonAmour costruisce un linguaggio delicato ma mai fragile, capace di accogliere le contraddizioni che abitano la vita quotidiana. Abbiamo parlato con lui del rapporto tra autobiografia e condivisione, della leggerezza che nasce dall’intensità emotiva e di ciò che significa guardare oggi al proprio primo lavoro discografico con uno sguardo già rivolto al futuro.
Sono convinto che ogni emozione e storia che viene condivisa o raccontata sia un po’ il riflesso di noi stessi. La mia scrittura parte da un centro preciso del mio sentire, che si tramuta poi in una condivisione con l’esterno.
“Come un soffio di vento” è un titolo che richiama qualcosa di leggero e impalpabile, ma all’interno del disco ci sono emozioni molto intense. Cosa ti affascina di più di questa apparente contraddizione tra delicatezza e peso emotivo?
Credo fortemente che per arrivare a percepire la delicatezza delle cose ci sia bisogno di vivere prima l’intensità e la pesantezza emotiva della vita: l’intensità è condizione necessaria per la leggerezza.
Dopo l’uscita del tuo primo EP, hai finalmente la possibilità di guardare il progetto da una certa distanza. C’è una canzone che oggi senti particolarmente vicina perché rappresenta il punto in cui sei arrivato come artista, e una che invece senti appartenere a una versione di te che nel frattempo è cambiata?
Sento che già questo EP fa parte del mio passato: ogni giorno sono una nuova versione di me ed è per questo che sono già al lavoro nella creazione di nuovi brani.
Quali sono le tue influenze musicali? C’è qualcosa che, ascoltandoti, non potremmo mai immaginare?
I musicisti che mi hanno influenzato principalmente sono Damien Rice, Nick Drake, Jeff Buckley e Glen Hansard. Ho anche un grande amore per tutta la scena punk e metal, come i Deftones, Korn e tanti altri.
Quale domanda avremmo assolutamente dovuto farti e invece non ti abbiamo fatto? E quale sarebbe stata la risposta?
Cosa ami di più nella vita? Perdermi nel mondo con la mia chitarra e vivere storie che solo il cuore può raccontare.

