Interview: Rosita Brucoli
A novembre 2025 è uscito, per Sound to Be, Siamo Stati Guai, il secondo disco della pugliese Rosita Brucoli. Dal momento stesso della pubblicazione, si sono moltiplicati i riscontri positivi e io stesso sono rimasto colpito dalla personalità e dalla creatività che caratterizzano questo lavoro, anche se, per avvicinarmici, ho avuto bisogno di imbattermi in un suo set dal vivo, lo scorso 30 gennaio al Tambourine in apertura a Giorgieness. Ora che è uscito il nuovo singolo Pubblicità, che vede la partecipazione di Giulia Mei, ho avuto il piacere di una telefonata con Rosita per parlare delle ultime novità e farmi raccontare qualcosa sull’album e sul suo modo di approcciarsi alla scrittura e alla realizzazione delle canzoni.
Parlando del singolo nuovo, tu racconti che ciò che viene trattato nel testo nasce da tue esperienze personali, però mi sembra che la canzone sia più universale e meno introspettiva rispetto a quelle dell’ultimo album.
Sono d’accordo con te. La canzone nasce dalla mia esperienza personale perché sono stata la voce di una serie di spot pubblicitari e l’idea è nata da lì, però poi è diventata una sorta di critica rispetto alle logiche delle case discografiche, con cui, purtroppo, dobbiamo fare i conti tutti noi che vogliamo fare questo mestiere.
Per quanto riguarda l’aspetto sonoro, mi sembra che, in questa canzone, tu punti su una ritmica molto martellante in modo continuo. Non mi sembra che nelle tue precedenti canzoni ci fosse una cosa del genere. È una scelta sonora fatta nello specifico perché c’entra con il testo, o è una strada che, in generale, vuoi provare a prendere?
In realtà io trovo che questa canzone sia in linea con un pezzo del disco, che è Agente!, perché in entrambe ci sono una sorta di rap cantautorale e una metrica serrata. Sono cose che fanno parte dei miei ascolti e di quello che mi piace, quindi, inevitabilmente, di quello che scrivo. È stato tutto molto naturale, a me piace giocare nel momento della composizione, per cui mi piace sia scrivere delle frasi più dilatate, più adatte a una ballata, che scrivere testi più vicini a quanto dicevo ora. Certamente la metrica serrata aiuta a dire le cose in modo più incisivo.
C’è un altro singolo che ti vede alla voce e che è uscito di recente, ed è Segreto di Lorenzo BITW. Com’è stato essere tu il feat. di un altro artista? In generale, cosa mi vuoi dire su questa canzone?
Ho conosciuto Lorenzo perché mi ha cercata lui, così sono andata a ascoltare un po’ della sua musica e mi è piaciuto subito, perché a me piace tantissimo anche ascoltare musica strumentale, anche techno e anche elettronica, mi piace studiare tutti i suoni, le loro declinazioni e le loro caratteristiche. Anche nel mio disco, alcuni pezzi sono stati ispirati più dall’aspetto della produzione rispetto all’utilizzo di strumenti tradizionali come il pianoforte o la chitarra. Lorenzo la scorsa estate mi ha mandato un po’ di strumentali e io appena ho ascoltato questa l’ho amata subito, così ho scritto la canzone, in un giorno d’estate nella campagna della casa di mia madre, in Puglia. Sono molto contenta di questo feat. perché amo la drum n bass e amo il modo in cui Lorenzo fa musica.
In tutte le tue canzoni hai sempre dei co-autori. Come funziona il processo collaborativo? E questo processo è cambiato con il cambio di co-autori dopo il primo album?
In realtà tutto ciò che ho scritto fino ad ora è scritto principalmente da me, poi mi piace farmi consigliare, del tipo “metti questa parola invece di quest’altra”. Se io ritengo che ciò che mi viene proposto vada in una direzione che preferisco rispetto a quello che avevo scelto io, allora mi lascio contaminare. Per quanto riguarda i testi del disco, i ragazzi mi hanno aiutato più che altro sulla struttura, e anche Pubblicità l’ho scritta da sola, poi mi sono vista con Giulia a casa sua e abbiamo scritto la sua strofa assieme. In generale mi piace aprirmi a collaborazioni di questo tipo e non mi interessa che il risultato finale arrivi esclusivamente da me, è più importante che esca qualcosa di bello.

Avevo già in mente di chiederti come si aggancia il tuo lavoro sulla composizione a quello sulla produzione artistica, ma in realtà tante cose le hai già dette. Vuoi comunque aggiungere altro?
Aggiungo che la produzione, per me, è importante tanto quanto la composizione. Do lo stesso peso a entrambe le cose.
Proprio parlando del rapporto tra composizione e produzione, trovo che, nell’ultimo disco, ci siano diverse canzoni, penso soprattutto a Crisi Di Panico ma non solo, che trattano tematiche anche piuttosto drammatiche, ma hanno un accompagnamento sonoro che quasi sembra voler nascondere questo aspetto. Se chi ascolta non dovesse fare troppo caso alle parole, o magari non parlasse l’italiano, non capirebbe che ci sono canzoni che parlano di cose così forti.
Penso che i motivi possano essere due. Il primo è che l’elettronica ha infinite possibilità ed a me piace giocarci, anche con i ragazzi. Il secondo è che, nonostante io abbia voluto parlare di tematiche profonde e drammatiche, che in realtà sono anche autobiografiche, ho voluto farlo in modo consapevole, perché in realtà, nel momento in cui ne parlavo, le avevo già digerite tutte queste difficoltà, per cui ho raccontato queste storie in modo tranquillo, perché è vero che sono drammatiche, ma è anche vero che le ho superate. È stato un po’ come aver fatto psicoterapia: quando affronti un dolore, riesci a raccontarlo anche con più leggerezza.
Con il secondo disco hai avuto molta più visibilità rispetto a quando è uscito il primo, per cui ci saranno state sicuramente molte persone che prima hanno ascoltato il disco più recente e poi il primo. Se ci fossero ancora ascoltatori che vogliono andare ad ascoltare il disco del 2023 dopo aver ascoltato l’ultimo, cosa diresti loro? Cosa dovrebbero aspettarsi?
Sinceramente, io sarei contenta anche se si fermassero al secondo, perché io lo vedo come un primo disco. Le canzoni di Camminare E Correre, quando sono uscite, avevano già diversi anni alle spalle e io le ho fatte uscire solo per chiudere un cerchio, però sentivo di non aver detto tutto, invece con Siamo Stati Guai sento di essermi davvero aperta, e per questo lo concepisco come il mio primo disco vero. Per cui, dal mio punto di vista, chi mi scopre con Siamo Stati Guai può anche non tornare indietro al disco di prima, però, se proprio ci fosse curiosità, dico che è come conoscere un’artista quando ha 30 anni e ascoltare i suoi provini di quando ne aveva 16. Comunque io apprezzerei, perché si tratterebbe comunque di ascoltare qualcosa di mio.
In generale, tu sei un’artista che non riesce mai a smettere di scrivere canzoni, o comunque di pensarci, oppure preferisci avere dei periodi di pausa durante i quali svuotarti la testa per poi ricominciare?
Sicuramente ci sono i periodi nei quali scrivo sempre perché mi sento nel flow, poi cerco di fermarmi per riascoltarmi, però il punto è che non posso decidere che, ad esempio, per tre mesi non scriverò più, non è proprio una cosa che posso dire al mio corpo, perché si opporrebbe. Però arrivano comunque i momenti in cui capisco che sto andando oltre, allora mi fermo, mi calmo e mi dedico all’ascolto di quello che ho scritto ed alla vita in generale, ad andare ai concerti, alla mia quotidianità. Poi torna quella sensazione per cui non posso fare altro che sedermi al piano e scrivere, e così lo faccio. Quindi il sunto è che non decido prima cosa fare, ma ascolto ciò che mi dice il mio corpo e le sensazioni che arrivano.
Tu comunque, ricollegandoci a quanto dicevi prima, sottoponi tutto ciò che hai scritto alle persone che lavorano con te, per farti dare dei consigli, o fai una selezione e alcune cose le tieni solo per te?
Sicuramente preferisco tenermi per me per un po’ di tempo tutto quello che faccio. Se mandassi tutti i miei provini alle persone che lavorano con me, loro certamente ne sarebbero felici, anzi, me lo chiedono, però non li avrei mandati nel momento giusto, perché quando scrivo sono in uno stato di vulnerabilità costante, quindi il momento giusto per la condivisione non è mai quello in cui ho appena scritto. La canzone la devo far riposare prima di condividerla. Solo se una cosa che ho appena scritto mi piace proprio tanto tanto tanto, allora non riesco a tenermela per me perché ho bisogno di capire subito se quella sensazione così forte è condivisa o no.
Chiudiamo parlando dei concerti. Quando ti ho vista io eri da sola, per cui ti volevo chiedere se è cambiato qualcosa e ora hai altri musicisti e, comunque, se pensi che salirai sul palco con altri musicisti in futuro.
Il tour continuerà in solitaria, un po’ per questioni logistiche e un po’ perché comunue mi diverto. Più è difficile e impegnativa la situazione, più mi sento a casa. Però, di recente, ho suonato a Musicultura con Dario al drum-pad e questa formazione in duo mi ha insegnato molte cose, per cui mi piacerebbe provare nuovamente a condividere il palco con altre persone.



