Marta Del Grandi – Dream Life

ANNO: 2026

GENERE: cantautrice

ETICHETTA: Fire Records

PROTAGONISTI: Marta Del Grandi : voce, synth, chitarre + Fenne Kuppens – voce in Some Days + Artan Buleshkaj alle chitarre + Kobe Boon al basso + Simon Raman alla batteria

INGREDIENTI: successore dell’apprezzato Selva del 2023, la cantante sembra abbandonare i sicuri territori (immobili?) per abbracciare qualcosa di più definito, inquieto e consapevole.

DENSITA’ DI CONTENUTO: Dream Life è passo deciso verso un suono più contemporaneo e aperto al mondo, fin dal primo ascolto ci si (ri)trova davanti una Marta Del Grandi diversa, più consapevole e sicura, sempre immersa nel mondo immaginato che l’ha fatta apprezzare ma ora questo mondo entra in collisione diretta con il presente.

Come ha voluto sottolineare lei è come passare dalla pittura ad olio di Selva al fotolibro di Dream Life. Le canzoni hanno contorni più netti, sono più dettagliate e radicate nell’esperienza vissuta. Sogni, memorie e reminiscenze costituiscono il filo conduttore dell’album, creando uno spazio sospeso in cui reale e irreale si confondono e dove il racconto personale convive con riflessioni politiche e sociali.

Il doppio singolo Antarctica / Neon Lights ha anticipato questa evoluzione. Antarctica unisce un’energia che lo rende immediato all’ascolto pur trattando di un tema inquietante come le ingiustizie climatiche e sociali, facendolo attraverso un linguaggio giocoso e non letterale.
Il riff funk richiama i Talking Heads, mentre il fraseggio astratto rimanda a Laurie Anderson.
Neon Lights invece si sposta nell’area introspettiva: chitarre fuzz e un basso solido sostengono un’immersione, anche aspra, dell’identità.

Nel corso delle dieci tracce, la cantautrice riesce a mantenere un equilibrio costante tra surrealismo e intimità. Alpha Centauri emerge come uno dei momenti più suggestivi: un brano pop ipnotico e introspettivo in cui la sua voce si muove tra nostalgia adolescenziale e riscoperta dell’infanzia interiore, accompagnata da una tuba che non ti aspetti.
La title track Dream Life indaga la distanza tra realtà e aspirazioni, diventando il fulcro concettuale del disco. Questa tensione si fa più cupa in Shoe Shaped Cloud, ritratto tormentato di una relazione al capolinea, guidato da un’interpretazione vocale fragile e dolente che richiama i Radiohead più vulnerabili.

Brani come 20 Days of Summer, Gold Mine e Some Days (con Fenne Kuppens) ampliano ulteriormente il paesaggio emotivo dell’album, alternando momenti introspettivi a passaggi più onirici ed eccentrici. La conclusiva Oh My Father lascia una sensazione di interrogativo aperto, perfettamente in linea con un disco che riflette sull’impossibilità di controllare pienamente il futuro.

In definitiva è un album poetico, ironico e profondamente radicato nel presente. Emotivamente complesso in cui la scrittura di Marta Del Grandi sembra attingere a territori che vanno oltre le parole. Con Dream Life, l’artista non abbandona il suo mondo onirico, ma lo ridefinisce, offrendo una fotografia multidimensionale di speranze, dubbi e meraviglia proiettata verso l’immensità delle stelle.

VOTO: 8/10

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