Roccia Ruvida: Fabio Smitti
È decisamente una sfida a perdere quella che cerco di intraprendere con gli artisti dentro questo spazio di provocazione. È una società comunque centrata e centralizzata sull’io e dunque succede che nel momento in cui la provocazione passa per temi personali, ognuno chiamato in causa ha risposte efficaci da dare. basta spostare un poco il focus vero il “tutto” e iniziano le risposte automatiche, i noti adagi e gli slogan comodi per la pubblica piazza. E ormai non mi stupisco più. Fabio Smitti non è da meno quando gli chiedo di Spotify e di certo quel che scrive, proprio perché omologato alle evidenze, non puoi leggerlo come vero. Il suo disco, “Instabile” è però potente esattamente come spiega inchiodandomi spalle al muro nella prima domanda. Chi di voi avrà il coraggio di ASCOLTARLO per davvero, allora troverà le risposte. E questa penso sia una metafora di vita importantissimo. Anche solo per questa risposta, Fabio Smitti ha vinto.
Bellissima l’elettronica. Ma se la leviamo? Questo disco cosa diventa?
Quanti hanno il coraggio di guardare veramente le persone negli occhi? Se lo fai, a poco a poco inizi a vedere l’anima di chi hai di fronte. Hai il coraggio di farlo? Hai il coraggio di ascoltare queste canzoni guardandole direttamente negli occhi? Se lo fai avrai la risposta alla tua domanda.
Che poi restando sul tema, anche pensando ai video: ma all’ego di un artista non rode che il risultato non sia farina sua? Se basta programma chi lo fa per te allora siamo bravi tutti…
I video li seguo in toto direttamente io. Il mio percorso artistico nasce in testi, si evolve in musica e si completa con le immagini. Cerco di trovare l’espressione visiva massima che possa trasferire le emozioni.
Che poi, prendo spunto da “Amica”: mi fa ridere chi denuncia l’iper connessione e poi in realtà fa opere così digitali… un controsenso infernale non trovi?
Amica parla del valore dell’amicizia per il protagonista, valore che non ritrova incontrando una sua vecchia conoscenza. Le connessioni qui sono tra i protagonisti che a causa del passato, del tempo e forse anche della tecnologia, si sono persi di vista.
E poi la domanda di rito: tutti a lamentarsi della musica che non è più lavoro ma poi tutti la regalate agli streaming service. Che rapporto hai con Spotify ad esempio? Provo ad andare in pizzeria e vediamo se sarà il pizzaiolo in primis a pagarmi perché io mangi la sua pizza… Bella domanda… ma alla fine cosa siamo? Siamo consumatori, artisti, sognatori?
Siamo un po’ tutto. Possiamo ancora permetterci di consumare e sognare, e di fingerci artisti, senza piangere sulla magrezza degli ascolti. Il panorama musicale è cambiato per gli artisti, ma non tanto per la creatività quanto per il fine. Se vuoi fare successo le regole sono rigide, e centrano ben poco con la creatività, devi avere follower e un prodotto su cui non serve scommettere. Devi avere pettorali e bicipiti. Non ho il fisico per fare successo negli anni duemilaventicinque. Ma è cambiato anche il pubblico, nessuno ha tempo di ascoltare, di entusiasmarsi o appassionarsi. Tutto di fretta. App da aprire e chiudere, storie da pubblicare. Che ci vuoi fare… Spotify e gli altri social sono mezzi di diffusione, piazzi il tuo lavoro sperando che le persone ascoltino. Apprezzare e seguire ha poi a che fare con un altro mondo ancora, molto distaccato dagli scroll degli smarphone.
Grazie Fabio, grazie per esserti prestato alle domande spigolose. Ora tornando sulla via principale, punto ancora una volta il dito sul fascino che mi restituisce il contrasto di questo disco: un disco che parla di vita, di dinamiche, di fragilità… ma lo fa con mezzi non “reali” come il suono delle macchine. È un incontro / scontro tra titani e la cosa mi affascina, anche perché nel disco sembra resistere la dimensione umana… cosa ne pensi?
Hai colto nel segno: non possiamo sfuggire alla realtà delle cose, chiedendoci chi siamo veramente. Prima o poi tutti dobbiamo confrontarci con questo e quando scopriremo che staremo meglio facendolo. Vivremo serenamente tutte le nostre relazioni, nutrendoci delle emozioni che la vita ci regala.



