MarleneKuntz – Pansonica
PROTAGONISTI: la line-up della band è la stessa da venticinque lunghi anni, dai primi demo registrati nei primi anni novanta sino ad oggi. A parte il bassista Luca Saporiti, presente nei Marlene dal 2007, abbiamo, quindi, Cristiano Godano (voce e chitarra), Riccardo Tesio (chitarra) e Luca Bergia (batteria).
SEGNI PARTICOLARI: Pansonica esce in un’occasione molto particolare ed importante, il ventennale di Catartica, primo disco della band cuneese, pubblicato per l’appunto nel 1994, nonché pietra miliare della scena musicale italiana tagliata fuori, per fortuna, dai parametri commerciali tradizionali. La scelta di Godano e soci di non rimasterizzare il disco, come in diversi altri casi (per citarne uno, Hai Paura Del Buio? degli Afterhours, tra i più recenti) , ha fatto sì che l’idea di rielaborare i brani inediti concepiti tra i primi anni novanta prendesse piede. La scaletta dei sette brani che compongono l’Ep, difatti, è un insieme di sei outtakes ed uno solo già noto (Donna L, edita in versione live nell’Ep Come Di Sdegno, 1998).
INGREDIENTI: il disco si apre con Sig. Niente, brano ripreso dal secondo demo registrato nel 1991 circa. I suoni sono quelli, i classici, chi ascolta i Marlene da sempre non può non avere una fitta al cuore pensando agli “anni andati ormai” (riprendendo un verso di Nuotando Nell’Aria). I giri e le distorsioni di chitarra, i bassi lenti e graffianti, le pelli di Bergia: tutto viene dettagliatamente rielaborato in chiave noise rock anni novanta, quello fatto bene. Discorso identico per Parti, già l’incipit dà prova di essere un brano dei Marlene Kuntz, le chitarre che si intersecano con la solita eleganza prevista da Godano e Tesio declamano quello che aspetta andando avanti nell’ascolto. Il pezzo che segue, Sotto La Luna, è il singolo estratto che ha cominciato a circolare sul web poco prima della pubblicazione di Pansonica. Il titolo che la band ha affidato al brano non è quello originario (era Subitaneo); questo, come altri, è rimasto inedito non possedendo, a detta degli stessi Marlene, dettagli tali da poter reggere il paragone con gli altri brani dei primi dischi. Effettivamente Sotto La Luna risulta più melodico, le chitarre sono meno aggressive ed anche la voce di Godano appare più morbida. L’unico riff noto, come già detto, è quello di Donna L, probabilmente l’apice della cattiveria marleniana. I primi trenta secondi dicono tutto: quel basso iniziale, semplicissimo ma nervoso, e ciò che ne consegue, sono l’anima di quello che ruota, o ruotava, attorno al mondo musicale della band cuneese (l’unico neo è Godano che tenta di impreziosire il suo cantato con dei gorgheggi che non rendono del tutto giustizia alla versione originale). Capello Lungo è uno di quei brani che per primi hanno visto la luce, cronologicamente siamo nel pieno della fase iniziale della band, quella in cui alla voce c’era ancora Astegiano; basta riascoltarla adesso, a vent’anni di distanza, per comprendere ogni fase del processo musicale dei Marlene, partendo dal punto di piena “fedeltà alla linea” musicale dell’epoca (un gioco di parole che richiama, letteralmente, la vicinanza vocale e concettuale col Ferretti dei CCCP) e giungendo fino a dove si trovano adesso. Non può non essere menzionata Ruggine, forse la più noise di tutte, della quale oltretutto colpisce il ritornello ad effetto che insiste su di un concetto, ”l’amore è ruggine”.
DENSITA’ DI QUALITA’: il percorso musicale dei Marlene è lungo, tra alti e bassi è risultato pieno di cambiamenti e di variazioni. Una cosa bisogna tenere doverosamente presente: è indiscutibile che si tratti di una band che ancor’oggi, a distanza di più di vent’anni dai loro primi passi, continua ad affascinare con quello a cui dà vita. Li abbiamo visti trasformarsi più volte, dalla rabbia distorta delle corde degli strumenti de Il Vile sono passati alle melodie mai banali dei primi anni zero (brani come Infinità, La Canzone Che Scrivo Per Te o Notte ne sono la conferma) e ancora alle atmosfere pseudocantautorali del tutto inaspettate ma non per questo meno particolari (i dischi Uno o Nella Tua Luce per esempio). Adesso, con Pansonica, il salto di qualità è automatico, solo le grandi band possono permettersi un salto indietro commemorativo come questo, una sorta di nontiscordardime che soddisfa e la sempre maggiore nicchia di ascoltatori che li segue e quelli che si fanno viziare dai loro brani ab illo tempore.
VELOCITA’: la tipica dei Marlene, quella a tratti veloce e rumorosa e a tratti lenta ed aggressiva, quindi piacevole in ogni caso.
IL TESTO: “ehi, vuoi darmi vita sotto la luna? Ho bisogno di parlare di me. Sei la valle che si riempie della mia piena, la quiete che poi perderò” da Sotto La Luna.
LA DICHIARAZIONE: “Siamo una band onesta e non paracula. Abbiamo fatto il nostro percorso e in 25 anni non abbiamo rimpianti: perfino gli sbagli sono derivati da nostre scelte, non abbiamo mai modificato il sound per piacere di più e lo stesso siamo ancora qui. Fare così ed essere ancora qui dopo 25 anni, in Italia, non è cosa da poco”, da un’intervista rilasciata a Vanity Fair.



