Interview: Tre Allegri Ragazzi Morti

In occasione della recentissima uscita del nuovo album ‘Nel Giardino Dei Fantasmi’, abbiamo raggiunto via mail Enrico Molteni per porgli qualche domanda. Ecco cosa ci ha risposto.

Come è nato ‘Nel Giardino Dei Fantasmi’? Da che idee è partito?

L’idea era quella di fare un disco folk, di prendere i Violent Femmes e di mescolarli con Fela Kuti. Tenendo conto della storia musicale del nostro paese. Lavorare con Paolo Baldini era quasi scontato visto il feeling sviluppato nella lavorazione di Primitivi del futuro.

Siete tornati a sonorità più vicine ai vostri album prima di ‘Primitivi Del Futuro’, il dub/reggae lo avete usato in pochi brani questa volta. L’uso di quello stile era stato dettato dall’esigenza del momento?

No, non parlerei di esigenze. Più che altro di decisioni. Volevamo fare una cosa nuova, soprattutto per valorizzare la scrittura.

’Le Anime Perse’ ha dentro un po’ tutto della vostra storia, mi racconti la genesi del brano?

Alle anime perse è tra i miei preferiti. C’era questo ritornello su cui lavoravamo da un poco, poi Davide ha scritto di getto tutto il testo. Ne è venuta fuori una canzone che alcuni associano ad un certo mood di Dalla, e forse è vero.

Ho l’impressione che i ragazzetti, preadolescenti di un tempo, ora siano cresciuti e siano più maturi , sbaglio?

Ehm, parli di noi o di chi ci segue? Comunque sia, tutti cresciamo, questo è certo.

Dopo quasi 20 anni riuscite ancora a trovare stimoli e coraggio per cambiare, il disco precedente ha voluto dare un grosso segnale in questa direzione. Non rischiate di disorientare il pubblico?

Il pubblico è contento di vivere i cambiamenti in diretta. Avere sempre lo stesso suono appiattisce la produzione, a mio avviso.

In questo disco avete usato stili diversi. Avete scelto le sonorità seguendo il mood del brano o deciso a tavolino quale usare?

Siamo i più scarsi a decidere le cose a tavolino, quindi escluderei quest’ipotesi. Siamo molto sensibili e spesso ci lasciamo trasportare dalle antenne, come certi animali.

La parte grafica dell’album e’ stata studiata insieme ad uno dei miei autori preferiti , parlo di Alessandro Baronciani, come avete deciso di coinvolgerlo?

Alessandro ha lavorato con noi su buona parte dei nostri dischi, oltre che molti della Tempesta. È un amico fraterno, ed è talentuoso. Quindi difficilmente riusciamo a non coinvolgerlo nelle nostre cose.

Avete in programma un lungo tour a supporto dell’album?

Certo, dicembre per partire e poi da febbraio in poi.

Con La Tempesta siete uno dei pochi esempi di etichetta veramente indipendente italiana. Cosa significa ora esserlo in Italia? Ha senso in un panorama così appiattito?

L’indipendenza ha sempre senso, significa principalmente che fai le cose come vuoi tu, quando vuoi tu. Le fai perché hai voglia di farle. C’è molta passione dietro La Tempesta.

In questi due anni la manifestazione ‘La Tempesta al Rivolta’ ha avuto una risposta di pubblico incredibile. Secondo voi puo’ essere un punto di partenza per ‘svegliare’ un territorio che poco offre durante l’anno? Sarebbe troppo portare una manifestazione simile in altre location, una sorta di Lollapalooza italiano…

L’edizione invernale è e sarà sempre al Rivolta. Spazio magnifico gestito da persone intelligenti e socialmente attive. L’edizione estiva rimarrà itinerante, tipo Lollapalooza, ma solo una volta all’anno. L’Italia è piccola e farne di più porterebbe a “bruciare” alcune città nei tour dei singoli gruppi.

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