Interview: Shkodra Elektronike

Gli Shkodra Elektronike sono un progetto assurdo e bellissimo. Un duo formato da musicista e compositore Kole Laca (già ne Il Teatro Degli Orrori) e la cantante Beatrice Gjergji. I loro brani sono un’atipica rivisitazione in chiava elettronica della musica tradizionale della loro città natale, Scutari (Albania). Loro ne parlano come di post immigrant pop.

Ecco cosa ci hanno raccontato!

Per chi non capisce l’albanese. Di cosa parla Synin si qershia?

Kole: Synin si qershia è una canzone d’amore come tutte le canzoni popolari della nostra città. Dico popolari ma della maggior parte di esse si sa benissimo chi le ha composte. Ad esempio, la musica di Synin si qershia è di Prenke Jakova e il testo di Zef Zorba. Prenke Jakova è il più famoso compositore albanese. Ha composto musica di tutti i generi. In quegli anni (40/50), non era per niente strano passare dalle canzoni pop, alla lirica o alle musiche per il cinema. Come ha fatto Ennio Morricone in Italia, per intenderci. Non credo sia un caso che il testo sia molto cinematografico. È come se la telecamera inquadrasse dall’alto la città e poi, alla fine della prima strofa, con un volo d’uccello, stringesse sulla protagonista, che con un semplice sguardo “infiamma il cuore del giovane”, e questo è il ritornello.

Qual è il primo ricordo che avete di Scutari?

Kole: Io sono nato e cresciuto a Scutari. Sono venuto in Italia a 20 anni compiuti perciò è difficile per me avere un primo ricordo. Ad ogni modo, durante la mia infanzia c’era la dittatura comunista, perciò non ho ricordi molto positivi. Scutari, nei miei flashback, è in bianco e nero con una pioggia incessante. Ricordo in particolare le feste di matrimonio. Quelli sì che sono bei ricordi! Riferendomi alle canzoni che rifacciamo, mi ricordo il gruppo che le suonava in queste feste, tra i tavoli, senza nessuna pausa tra una canzone e l’altra, e la gente ballava mentre io iniziavo la mia carriera alcolica!

Beatriçe: Anch’io sono nata a Scutari, ma dopo pochi anni di vita mi sono ritrovata su un vecchio peschereccio ad attraversare l’Adriatico con altre migliaia di persone. È buffo perché il primo ricordo che ho di Scutari è un odore, l’odore del caffè turco che beveva mia nonna. Subito dopo mi raggiungono i ricordi dei giochi con i bambini del quartiere, i canti nei giorni di festa e i colpi di fucile sparati in aria per allontanare i criminali dalle nostre case.

E, soprattutto, perché sentite il bisogno di celebrarla?

Kole: Io non la vedo come una celebrazione. Per me è piuttosto un percorso. Il mio primo gruppo si chiamava East Rodeo ed eravamo tre croati ed un albanese. La nostra musica la chiamavamo “Psichedelie Balcaniche”. Successivamente ho fatto parte di diversi gruppi, dai 2Pigeons a Il Teatro Degli Orrori, ed ho collaborato con diversi musicisti dai generi più svariati, da Roy Paci a Mezzosangue. Ad un certo punto mi è sembrato che questo percorso mi avesse riportato a casa.

Beatriçe: Per me è stata una pura casualità. Ammetto che dopo aver sperimentato vari generi musicali ho iniziato a capire che c’era qualcos’altro capace di emozionarmi ed ispirarmi profondamente: lo stile balcanico – mediorientale. Forse, più che iniziare a capirlo, ho iniziato ad accettarlo, ho iniziato a tirare fuori la mia identità nella scrittura delle parti vocali, soprattutto con progetti musicali molto lontani da Shkodra Elektronike. Credo sia stato proprio questo ad attirare l’attenzione di Kole e a far sì che mi ritrovassi “a casa” con lui e i suoi sintetizzatori.

C’è qualcuno che fa la stessa cosa che fate voi, magari in un’altra lingua?

Kole: Ah ce ne sono tantissimi! In Italia Salvio Vassallo con un album del 2012 che si chiama Il tesoro di San Gennaro. Gli Almamegretta stessi se vogliamo facevano una cosa simile. La cantante Andrra in Kosovo, Mercan Dede in Turchia. Mentrix invece è una cantante iraniana che vive in Francia. Però anche progetti più blasonati come Gotan Project che hanno ripreso la tradizione argentina, il Tango, oppure Moby, con l’album Play, il blues/gospel. Insomma. Non facciamo niente di nuovo in verità!

Beatriçe: Non dimentichiamoci le pop star del momento, come ad esempio Beyoncé e Rosalia che, ormai, producono solo brani con chiari riferimenti alle loro culture.

Per Kole – In che modo l’esperienza con Il Teatro Degli Orrori ti ha influenzato? O anche, che cosa ti porti di quel periodo in Shkodra Elektronike?

Kole: In parte credo di aver già risposto a questa domanda più in alto. Però ci tengo ad aggiungere che de Il Teatro Degli Orrori non mi porto dietro solo l’esperienza, ma le persone! Giulio Ragno Favero è il nostro fan più sfegatato e ci dà consigli continuamente. Poco prima della quarantena, Gionata Mirai stava organizzando un paio di concerti per noi in Sardegna e soprattutto i nostri brani sono mixati da Marcello Batelli! C’è tanto Teatro Degli Orrori in Shkodra Elektronike.

La domanda che non vi ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto?

Kole: Vorrei tanto darti una risposta sagace, ma devo ammettere che le domande importanti le hai fatte tutte! Se preferisco la grappa albanese o quella italiana però poteva essere una domanda interessante.

Beatriçe: A me non resta che ridere.

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