Interview: Laurino
Laurino, giovane autore, compositore e musicista veronese (classe 96), comincia a suonare la chitarra all’età di 6 anni e forma la sua prima band a 13. Qualche anno dopo, adolescente, decide di dedicare tutto se stesso alla musica e di scrivere canzoni invece che continuare gli studi. Appena maggiorenne, lascia la scuola per incidere il suo primo disco autoprodotto dal titolo “18“, ballate acustiche e uno stile già molto personale, lo mettono subito in evidenza tra i giovani artisti più promettenti del circuito musicale Veneto.
Nel 2018 viene selezionato fra i finalisti di Sanremo Giovani e sempre nello stesso mese pubblica il suo primo singolo con Universal Music Italia intitolato: “Non so più chi sei”. Laurino è un cantautore che attraverso le sue canzoni, riesce ad esprimere la propria personalità, attraverso una scrittura sensibile ed eccentrica allo stesso tempo, così come le parole dei suoi testi che sono semplici e riescono a colpire il cuore di chi le ascolta.
“Volume” è il suo nuovo singolo uscito a Gennaio, è il flusso mentale di un ragazzo, che come tanti altri, si pone delle domande e cerca di darsi delle risposte. Laurino non ha risposte universali: le sue sono risposte umane, sono tentativi di ritrovare la bussola in tutta questa nebbia moderna di iper-connessioni che ci allontanano sempre di più. Una nebbia che ci opprime e ci porta sempre più spesso a urlare, a vomitare tutta la nostra paura sugli altri. Ma se la soluzione fosse proprio lì? Ecco cosa ci ha raccontato…
Laurino! Tu ti sei avvicinato alla musica da giovanissimo, praticamente nella culla, com’è stato invece il passaggio alla produzione ‘professionale’? Cosa ti ha dato la spinta per prendere l’iniziativa?
We! Ciao regà! Il passaggio alla produzione “professionale” (che per me ha coinciso, e tutt’ora coincide, con l’entrata nell’età adulta) è stato graduale, come secondo me è giusto che sia. Cerco ancora quando riesco di vivermela come me la vivevo da piccolo: come un gioco.
A volte è difficile e altre volte è la cosa più semplice che si possa fare.
Quale pensi che sia davvero il valore e l’utilità dei talent? Ti ritrovi nella scena mediatica di adesso?
Penso sia un’ottima vetrina ma non fa per me. Nulla in contrario con chi lo fa ma onestamente non mi sento all’altezza di quel mondo. Per me il sogno è il tour: non lavarsi per una settimana, bere ogni sera, viaggiare in macchina, suonare un sacco…
Il resto sono sciccherie.
Volume è un brano molto particolare, semplice ed incisivo allo stesso tempo, cosa ci vuoi raccontare?
Vorrei raccontare una sensazione di paura. Incisiva e semplice.
Come descriveresti la tua generazione? Come ti ci senti tu?
Non mi permetterei di descrivere la mia generazione.
Mi prenderei una bella responsabilità per poi cadere nel generalismo in un attimo. Non mi sento appartenere a una generazione onestamente, mi sento nel mondo come lo siamo tutti.
Cos’è questa paura che tanto ci opprime?
Dipende dai casi ma credo che di base ci siano quasi sempre dei grandi conflitti interiori.
Descrivici come vedi il mondo fra trent’anni e dove ti localizzi tu. Il futuro secondo Laurino.
Il mondo non saprei, spero di non vederlo a fuoco a causa del cambiamento climatico. Spero in un minimo risveglio delle coscienze.
Io invece, mi vedrei bene in una bella casetta in Sardegna: mare, aria buona e qualche soldo per campare. Avrò 54 anni se sarò ancora vivo!



