Zen Circus – Metal Arcade Vol.1 EP

GENERE: punk-rock.

PROTAGONISTI: Appino (voce, chitarra), Ufo (basso, cori, voce solista in ‘Polisii Pamputataas’), Karim Qqru (batteria, cori, voce solista in ‘Where Eagles Dare’), Valeria Von Fracula (voce in ‘Polisii Pamputataas’).

SEGNI PARTICOLARI: EP di sei brani, di cui quattro fanno già parte del repertorio degli Zen a vario titolo e due sono cover (‘Where Eagles Dare’ dei Misfits e ‘Polisii Pamputataas’, brano del 1978 dei finlandesi Eppu Normaali). Il lavoro esce ora ma in realtà era stato registrato prima di ‘Andate Tutti Affanculo’. Quel ‘Vol. 1’ nel titolo lascia credere che questa pubblicazione sia solo la prima di una vera e propria collana, il cui sviluppo probabilmente sarà parallelo a quello della discografia più classica, fatta di album con brani inediti.

INGREDIENTI: il tutto è riadattato in chiave punk rock alla Ramones, quindi dimenticatevi gli ultimi Zen Circus, dall’impronta più pop e dalle canzoni maggiormente strutturate, ma non pensate nemmeno al repertorio più datato, senz’altro essenziale come lo sono questi riadattamenti ma caratterizzato da un suono con una forte componente acustica. Qui è tutto rigorosamente elettrico e punk-rock

DENSITA’ DI QUALITA’: la band sta cercando di minimizzare l’importanza di questa uscita definendola semplicemente un gioco, pur aggiungendovi l’aggettivo “serio”. Però è un fatto che quando un gruppo, dopo anni di gavetta, riesce ad arrivare ad un pubblico più vasto grazie ad una svolta ben determinata, mostra comunque coraggio e voglia di rimettersi in gioco nel momento in cui si ripropone in una chiave diversa da tutto ciò che aveva fatto, meno accessibile e soprattutto lontanissima da quella che ha portato un aumento di popolarità. È vero, infatti, che ormai un gruppo come gli Zen Circus può permettersi di fare quello che vuole, tanto un seguito consolidato ce l’ha comunque, ma è altrettanto indubbio che con un’esposizione maggiore è più alto il rischio di ricevere critiche. Risulta, quindi, evidente la voglia di uscire dagli schemi sulla tipologia di uscite discografiche in rapporto alla notorietà, ma essa da sola non basterebbe per apprezzare questo lavoro, perché se la qualità non fosse buona tutti questi discorsi sarebbero fini a se stessi. Invece gli Zen mostrano di sapersi muover in territori finora inesplorati, seppur contigui con il loro passato, con molta naturalezza, sfornando un punk rock credibile ed efficace. Se qualcuno non conoscesse già i quattro brani della band, sarebbe portato a credere che siano nati proprio così, perché nessuno di questi dà l’impressione di un rifacimento, ma queste nuove versioni hanno un’anima propria assolutamente genuina e non presa in prestito. Le due cover si inseriscono nel contesto con coerenza, concorrendo alla forte unitarietà dell’EP: anche qui, se non si sapesse che sono brani di altri, sembrerebbero provenire dal repertorio degli Zen, tanto il trio mostra di averli nel sangue. In definitiva questo EP, per tutti i motivi sopra spiegati, è una prova essenzialmente di personalità, nonostante non contenga nessun brano nuovo. Precisazione conclusiva: questa recensione l’ho scritta dopo un ascolto: ne servono forse altri per apprezzare il buon punk-rock?

VELOCITA’: 6 canzoni, 12 minuti.

IL TESTO: “Io quando avevo vent’anni ero uno stronzo”. Passano gli anni, ma è sempre un grande classico.

LA DICHIARAZIONE: dalla presentazione dell’EP su rockit: “’Metal Arcade’ è un gioco. Ma un gioco serio, perché il punk è una cosa seria, che tu lo faccia con le chitarre distorte o con le chitarre acustiche. ”.

IL SITO: ‘Zencircus.it’.

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