Interview: Mot Low
Raggiungiamo i piemontesi Mot Low via mail, per far loro alcune domande sul nuovo album, ‘Il Ritorno Della Mezza Stagione’, pubblicato alla fine di gennaio e per tracciare un primo, breve bilancio. Ecco cosa ci hanno detto.
Grazie a voi Indie-Rocce! siamo i Mot Low un gruppo di 4 persone che fa musica ma (per fortuna) anche altro. Da qualche anno ci sfoghiamo seviziando strumenti musicali e producendo del rumore assimilabile al garage punk e al post-punk.
E’ importante che i lettori sappiano che non ci prendiamo sul serio ma lo facciamo molto seriamente… e questo vuol sostanzialmente dire che facciamo finta che non ce ne freghi niente ma in fondo ci piace tanto quello che facciamo, ci sbattiamo e cerchiamo di essere una band (perlomeno) interessante.
Ma la cosa più importante è che ci possono trovare su Facebook qui: https://www.facebook.com/motlows e tutti quelli che metteranno il “mi piace” parteciperanno ad un grande concorso e se saranno fortunati potranno vincere una fornitura a vita di spinterogeni.
‘Il ritorno della mezza stagione’, vostro primo album, è stato pubblicato circa un mese e mezzo fa. Che ne dite di tracciare un primo bilancio? Siete soddisfatti?
Per ora no: c’è ancora tanto lavoro da fare a livello di promozione ma noi abbiamo poco tempo quindi speriamo nella “botta di culo”. Del disco di per se, invece, siamo molto soddisfatti e ne approfittiamo per ringraziare due persone che ci hanno aiutato molto: Fajo della “One Black Sock” di Torino e il nostro amico Claudio Luisi.
Come nascono le vostre canzoni? Scrivete in gruppo, ognuno porta le proprie idee o c’è un compositore principale?
Ci troviamo nella nostra saletta due volte a settimana, uno di noi porta una bozza di canzone (giro di accordi, testo abbozzato e melodia abbozzata) e ci lavoriamo tutti insieme: il più delle volte facendo cose a caso che risultano, inspiegabilmente, essere risolutive. Ognuno lavora alla sua parte chiedendo pareri e consigli agli altri e poi arrangiamo tutto insieme cercando di fare più casino possibile ma soprattutto cercando di non annoiarci mentre suoniamo.
Quali ascolti hanno contribuito a definirvi musicisti? Tanto garage-rock si può presumere.. poi?
Ognuno di noi (ovviamente) ha gusti diversi ma solitamente le fazioni sono sezione ritmica contro melodica.
Merola ascolta solo porcherie che hanno chitarre fuzzate e voci distorte. I Mummies per esempio.
Kiff è un nostalgico degli anni 90 (come tutti noi d’altronde) e ascolta tutta l’undergroud di quei tempi.
Giulia ascolta musica elettronica di bassa qualità.
Alessio ascolta di tutto: da Fabri Fibra ai Jethro Tull, gli piace tutto ma poi dice che non gli piace nulla.
Ascoltando l’album, si può cogliere come in realtà voi abbiate “dilatato” il solito schema garage, non solo in termini di semplice durata della canzoni. Credo che su questo fattore abbia anche influito la decisione di cantare in italiano. E qui è naturale fare un accostamento ai Fast Animals & Slow Kids.
Il nostro è più che altro un approccio garage alle cose e quindi lo schema non lo teniamo molto in considerazione, ci piacciono le cose semplici (strofa/ritornello/ponte) ma facendo le cose a caso semplicemente ci vengono così. Il cantare in italiano ci è sembrata la cosa migliore da fare visto che non siamo capaci di scrivere in inglese (i nostri testi si sforzano di essere ricchi di giochi di parole e doppi sensi), non siamo capaci a cantare in inglese e ci sembrava una sfida (per il genere). I FASK li conosciamo, ci piacciono e l’approccio è simile, una bella casualità. E poi abbiamo entrambi copiato qualcosa dai Titus Andronicus (loro un riff, noi un’atmosfera).
La cover di Toto Cutugno.. perché avete scelto lui e quel brano? Tra l’altro secondo me l’avete resa bene, con quegli stacchi quasi country.
Grazie, siamo molto affezionati a questa cover. Siamo nati come cover band e da sempre ci piace coverizzare canzoni brutte. Voglio andare a vivere in campagna è una canzone con molto potenziale ma che è stata etichettata come canzone brutta. Quindi è perfetta per noi, anche per i giri tipici r’n’r anni 50 che rendono molto in versione morriconiana o shadowsiana (scegliete voi).
Voi siete di Torino, una città da sempre prolifica per quel che riguarda le band indipendenti. Che stimoli offre a un gruppo giovane che vuole emergere? E’ una città viva per quel che riguarda i concerti? Mi riferisco a locali e serate che puntino (anche) sulla musica italiana, su gruppi come voi agli inizi.
Siamo abbastanza fortunati, ci sono molti locali che permettono di suonare e, per fortuna, non facciamo molta fatica a farlo. Certo, la quantità di pubblico poi, dipende da noi… ma come tutti sanno, la musica suonata non interessa più a nessuno perciò abbiamo sbagliato tutto: dovevamo fare i diggei o i fotografi… ma oramai è tardi. Sarà per la prossima volta.
Come vedete il panorama musicale indipendente italiano al momento? Ci sono “colleghi” che stimate particolarmente?
Ci piace dire che odiamo la musica e i musicisti. Il panorama offre poco e, la maggior parte delle volte, di bassa qualità, i motivi sono plurimi tra cui la rivoluzione di internet e dell’accessibilità ad alcune tecnologie ma è un altro discorso. Ci piacevano gli Afterhours (‘Hai paura del buio’ zombie è l’apice del declino), ad alcuni di noi piacciono tanto i Verdena (altri li odiano), come a tutti ci piace Il Teatro Degli Orrori ma lo critichiamo, poi ci piacciono un poco i Lombroso, gli Zen Circus e i FASK.
La situazione “live” come la trovate? Riuscite a trovare gli spazi giusti per esibirvi o la crisi generale ha ridotto davvero tanto le opportunità?
È sempre difficile trovare lo spazio giusto, noi ci proviamo e a volte lo troviamo. Preferiamo fare poca date ma buone e questo dipende anche da quanto tempo e quanti km ci sono tra una e l’altra. A Torino, come dicevamo, le possibilità ci sono, magari non ti mettono a disposizione serate di punta ma te le danno. L’importante è come sempre rompere le balle a tutti… noi che siamo timidi abbiamo qualche problema…
Progetti per il futuro? Obiettivi nel breve e nel lungo termine?
Suonare un po’ e fare magari qualche festival per farci conoscere, le solite cose che fanno tutti. Cercare di non litigare troppo e poi tra un annetto rimetterci a scrivere o sciogliere il gruppo. E poi vogliamo suonare con Toto Cutugno.
Ultima, classica nostra domanda: cosa avete nel vostro lettore mp3 o lettore cd? Quali sono stati i vostri ascolti più assidui negli ultimi tempi?
Noi siamo anni 90 e abbiamo solo le musicassette, purtroppo le fanno solo più in pochi… allora siamo costretti ad ascoltare sempre la stessa “Hit Mania Dance” del ‘96.



