Interview – Enrico Marcucci

Abbiamo intercettato ai nostri microfoni Enrico Marcucci songwriter e produttore poliedrico che ritorna sulla scena con un singolo dal sapore unico. Il risultato della nostra chiacchierata, qui sotto. Buona lettura e buon ascolto!

Ciao Enrico, piacere di conoscerti, dalla tua biografia leggiamo che ti occupi per immagini e di ciò che riguarda lambito audiovisivo. Vuoi raccontarci qualcosa di più?

Piacere mio. Volentieri. Studio musica fin da quando ero bambino, sotto diversi aspetti. Ho avuto un percorso intenso come songwriter per me e per altri. Sentivo che c’era qualcosa che mi spingeva continuamente verso la musica emozionale. Da sempre chiedevo di più alla musica, volevo che arrivasse più nel profondo. Poi sono anche una persona abbastanza inquieta e adoro i Radiohead. Ho avuto anche esperienze molteplici in ambito letterario e teatrale che hanno formato questo tipo di sensibilità oltre al fatto che mia nonna mi portava allo Sferisterio di Macerata a vedere opera lirica fin da bambino. La passione per i film e tutto ciò che riguarda il visivo c’era già. Prima del lockdown mi fu chiesto di comporre le musiche di sottofondo per una sit-com che andava in onda su La5. Facemmo 3 stagioni con quei brani e nel frattempo sentivo che tutta l’attenzione e il ragionamento che ci mettevo per comporli mi riguardavano più profondamente, mi corrispondevano al di là della necessità di utilizzare le parole. Da lì iniziai a studiare più seriamente le parti tecniche dell’ambito audiovisivo fino ad arrivare a comporre tre movimenti per soprano e orchestra che mi permisero di iniziare a studiare composizione e orchestrazione lirica con il Maestro Marco Taralli. E devo dire che da lì è cambiato l’approccio a qualsiasi genere io debba affrontare. 

2. Per quanto riguarda invece lattività di songwriter, quali sono le principali difficoltà e pro dellessere un cantautore oggi?

Non me le faccio più ormai queste domande. Ho provato e continuo a provare tutti i percorsi che trovo a disposizione per promuovere ciò che ho dentro cambiando, modificandomi e riscoprendomi nuovo di volta in volta. Come disse un mio Maestro del passato “per fare il compositore devi fare il compositore”. Chi necessità di esprimere qualcosa inesorabilmente non può fermarsi davanti a nulla, corre al di là del limite invalicabile.

3. Parlando invece del tuo ultimo singolo La Scommessa, dici che si tratta di un invito a superare i propri limiti. Quali sono i tuoi limiti e come pensi di superarli?

I mie i limiti sono e sempre saranno affettivi perché mi innamoro profondamente di qualunque cosa mi riguardi da vicino. Per questo di limiti ne ho tanti e quotidianamente e grazie a una continua introspezione quotidiana che appartiene inevitabilmente al lavoro che svolgo, insieme ad altrettante imprecazioni e pause, ci si evolve. Basta essere concentrati sull’obiettivo e farsi un po’ di violenza. Poi magari, la lettura di un libro di poesie bello decadente aiuta a capire che alla fine non bisogna lamentarsi mai di niente.

4. C’è qualcosa che cambieresti del tuo percorso musicale?

Mi sarei trasferito prima a Milano dalle Marche. Avevo la possibilità di andare a studiare arte drammatica a Roma dopo il Liceo Classico ma facevo un po’ troppo il “birbantello” e non era proprio il caso di perdermi in una grande città dato che ci ero già riuscito in un piccolo paese.

5. Quali sono i cinque dischi che ti hanno influenzato maggiormente?

Perdonatemi ragazzi, il mio cervello va per brani. Molti dischi hanno alcune canzoni e altre no e poi sento talmente tanta musica di ogni genere che proprio non saprei da dove partire. Direi comunque che la discografia di Beethoven, Dire Straits e Radiohead può lanciare un’idea…

6. Ed i cinque brani?

Peggio. Non saprei davvero. Dico a caso per sentimento del momento. La “5° sinfonia” di Beethoven, “There there” dei Radiohead, “Money for nothing” dei Dire…volevo rimanere in tema con quanto detto sopra, non lo so già ce ne sono troppe e troppo legate a ciò che sto ascoltando ora. Sarei davvero poco preciso. Ne avrei troppe. Adesso stavo pensando al Nabucconon si può rispondere in maniera esatta ahimè!

7. Cosa vorresti consigliare ai giovani artisti che provano a comporre musica oggi?

Di sperimentare e sbagliare tanto, prima nella vita e contemporaneamente nella musica. Scriveva Franco Loi, poeta meneghino-milanese da poco deceduto, che “bisogna essere uomini prima che poeti”. Io direi uomini prima che musicisti, ma il concetto è quello. Studiare il più intensamente possibile qualsiasi ambito li riguardi per poter scoprire ed evolvere se stessi senza bisogno di doversi reinventare di volta in volta ma creando una propria personalità autentica e chiara. E di dare valore a ciò di cui parla senza pensare al successo ma tenendo presente che la vera opera d’arte sono loro stessi. In poche parole, di non arrendersi mai, che è ciò di cui parla “La scommessa”.

8. Dove ti piacerebbe essere nel tuo prossimo futuro? (Musicalmente oppure no, fai tu!)

Mi fa sorridere dover rispondere allo stesso modo ogni volta a questa domanda ma evidentemente si definisce vero. Vorrei avere il mio studio in un agriturismo da qualche parte in Italia, possibilmente nel verde. La mia donna si occupa del B&B e del ristorante e naturalmente la linea la progettiamo prima insieme perché sono un cuoco più che discreto. Merito del lockdown. Un abbraccio e grazie ancora ragazzi! E’ stato un piacere.

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