“Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song” – Metcalfa
Metcalfa non sembra interessato a scrivere semplicemente musica: preferisce costruire luoghi. Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song è un disco che parte dal jazz e dall’elettronica, ma finisce da tutt’altra parte, in una geografia fatta di ricordi, cinema, paesaggi e immagini che appartengono alla memoria di Metello Bonanno. Undici tracce che non chiedono tanto di essere interpretate quanto attraversate.
Il riferimento a Twin Peaks, già evidente nel titolo, potrebbe facilmente diventare un esercizio di stile. Non succede. Accanto alla cittadina immaginaria di David Lynch convivono la Shangri-La di Orizzonte perduto, Lund, il mare, alberghi e paesaggi che sembrano appartenere contemporaneamente alla realtà e al sogno. Metcalfa non cita questi luoghi per raccontarli: li usa per evocare ciò che hanno lasciato dentro di lui.
È qui che il disco trova la sua dimensione più personale. Batteria, pianoforte, fiati ed elettronica costruiscono un linguaggio che non ha bisogno di scegliere tra composizione e improvvisazione, tra jazz e musica elettronica. Il cosiddetto “hybrid jazz” di Metcalfa funziona proprio perché non sembra una formula da dimostrare, ma il risultato naturale di influenze diverse che convivono nello stesso immaginario.
E allora Shangri La, Seaside Hill, Great Northern Hotel, Apache Dance o Lund diventano quasi fotogrammi. Alcuni sono più ritmici, altri sospesi, altri ancora sembrano arrivare da una colonna sonora di un film che non abbiamo mai visto. Anche le voci di Human e Promessa entrano nel racconto senza spezzarne l’atmosfera, come presenze che compaiono improvvisamente dentro un paesaggio prevalentemente strumentale.
Il pregio maggiore di Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song è quindi quello di non voler spiegare troppo. Metcalfa costruisce il suo universo e lascia che sia l’ascoltatore a decidere cosa farsene. È una musica che conserva qualcosa di misterioso, proprio perché non traduce ogni emozione in una definizione.
Più che un disco sui luoghi, questo è un disco su quello che i luoghi diventano quando smettono di essere soltanto luoghi: memoria, immaginazione, nostalgia, possibilità. E forse è proprio per questo che, alla fine dell’ascolto, la sensazione non è tanto di aver conosciuto la geografia di Metcalfa, quanto di averne attraversato per qualche minuto la testa.

Federico Scali (chitarra)
Bruno Perretti (basso)
Andrea Balleari (basso)
Nicholas Lecchi (sax)
Matteo Vertua (tromba)
Scighera (flauto)
Cecilia Fornari (copertina)
Kimerica (master)
Le Nora (voce su Human)
Ethan (voce su Promessa)



