Lleroy – Soma

GENERE: punk-hardcore, noise-core, grunge.

PROTAGONISTI: i Lleroy sono: Francesco Zocca (voce, chitarra), Riccardo Ceccacci (batteria), Chiara Antonozzi (basso)

SEGNI PARTICOLARI: è l’ennesimo esempio di band marchigiana degli anni nostri che si piazza con prepotenza tra quelle di maggior calibro in Italia, Zocca e co. tornano sulle scene musicali a distanza di cinque anni dall’album d’esordio, Juice Of Bimbo (2008, Valvolare Records), più furenti e adrenalinici che mai, portatori sani di energia per chi li ascolta, dal vivo ma anche su disco, perché ogni onda sonora che viene emessa dai loro amplificatori è un pugno allo stomaco. Se questo è il risultato di tale silenzio discografico decisamente prolungato, i Lleroy sono più che giustificati per la loro lunga assenza.

INGREDIENTI: il disco si apre esattamente come si chiude, il livello resta quello dall’inizio alla fine, uno di quei casi in cui, come si suol dire, “o lo ami o lo odi”. ‘Tignola‘, il brano d’apertura, la dice lunga sull’evolversi delle restanti otto tracce: tra urla e chitarre che rumoreggiano a tutto spiano si viene catapultati con veemenza in uno stile musicale assai maltrattato negli ultimi anni ma mai poco espressivo. Meritano attenzione anche ‘Dentro Al Cerchio‘ e ‘Don Peridone‘, simili per quei tratti di puro furore in cui chitarra, basso e batteria si fondono per dar vita ad un riff quasi martellante che richiama ‘Isacco Nucleare’ dei Verdena (pur non essendoci grandi affinità con gli ultimi a livello stilistico). Oppure il pezzo che dà il titolo all’album, ‘Soma‘, in cui la variazione del sound, non inferiore ovviamente a nessun altro brano, riporta in direttissima alle atmosfere di stampo tipicamente nirvaniano, ai maledettissimi per eccellenza e rievoca un ‘Endless, Nameless’ (ghost track di Nevermind), con le frequenze che diminuiscono in velocità ma non in potenza.

L’apice indiscusso però, si raggiunge con ‘Omega 999‘: si apre con la sola voce che recita le parole “Io ho fatto questo? Ma se non ricordo più nulla! Ma chi potrà mai credermi? Chi può sapere come sono fatto dentro?“, ovvero uno spezzone ripreso dal capolavoro di Fritz Lang datato 1931, “M – Il Mostro di Dussendorf”, dopodiché il brano consiste in sette minuti e ventitré secondi di puro noise, in cui comunque si nota la personalità della band. La canzone, infatti, è ruvida ed estremamente accattivante, giungendo a sonorità molto più morbide, quindi insolite, intorno alla metà del brano: è un qualcosa di inaspettato ma che comunque provoca intenso piacere all’ascolto.

I testi sono da tenere in considerazione tanto quanto i suoni, sono un concentrato di pensieri, un collage impressionante di parole che vengono investite dalla foga di quei riff nervosissimi. “Vivi dentro un mare che ha perso le sue sponde e cancellerai anche l’immagine, non emergerai più“, emblematico concetto che contiene tutta l’essenza e la magnificenza del disco, o ancora “Non voglio sentire più un cazzo degli anni miei. Convinciti, non siamo dei martiri, nell’odio di Dio dei martiri“, ennesimo rimando ad un vivere scomodo di una generazione che lotta contro un presente inenarrabile, suo malgrado.

DENSITA’ DI QUALITA’: partiamo da questo presupposto: intrattenersi su Internet è diventato all’ordine del giorno, motivo per cui accade di ascoltare band di genere vario, alcune si amano, altre no. I Lleroy, tra le tante, possono essere ritenuti dannosi per i timpani, un rumore allo stato puro, oppure possono essere adorati immediatamente per quello che evocano; ed è questo il punto, evocano quelle atmosfere e quei suoni che tra la seconda metà degli anni ottanta e l’intera decade dei novanta hanno dettato legge, sono un miscuglio perfetto tra gli Unsane con le loro chitarre maledettamente graffianti, i Cows e il loro bagaglio punk rock e gli italianissimi One Dimensiona Man, quelli degli esordi per lo meno.
Rabbia, intensità e rumore stanno alla base di ogni loro brano, “Soma” è un album ibrido, una rievocazione continua ed imperterrita di grandi menti della musica che hanno gettato le basi per giungere a questo. Sarebbe inutile andare oltre nell’elencare dettagliatamente ogni brano correlato da ogni sua particolarità , è appurato che si tratti di un disco “diverso”, fuori da ogni logica di mercato, uno di quelli che da conferma che realmente il punk non è morto. Per farla breve, se è di qualità che si parla, qui ce n’è da vendere.

VELOCITA’: si alternano saltuari rallentamenti rispetto alla tendente frequenza all’accelerazione, sintomo di estrema potenza del disco.

IL TESTO: “I miei occhi, so che capirai, so che capirai i miei occhi. Come schiavo in penitenza resto chiuso qui, adesso. Ma ciò che conta, sai, non conta, il suono è collera e mi gonfia, è pura grazia e non tornerà . àˆ pura grazia. Il mio corpo è cosi, vuole un ministero, il mio corpo vuole, il mio corpo è questo.” da ‘Pura Grazia

LA DICHIARAZIONE: “Lleroy: rifiuto della societa odierna, figlio della frustrazione e del sesso senza sentimenti; della televisione e dei cibi scaduti; idiota codardo, vittima consenziente di ogni sopruso“.

UN ASSAGGIO Omega 999

IL SITO: lleroy999.bandcamp.com

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