Sara Velardo – 3

GENERE: pop-rock, songwriting

PROTAGONISTI: Sara Velardo con la partecipazione di Andrea Viti al basso, Fabio Zago alla batteria e Daniele Molteni alle chitarre.

SEGNI PARTICOLARI: terzo album per la cantautrice di Bagnara Calabra (RC), che dopo due lavori prevalentemente acustici, svolta verso un sound elettrico. Nel disco c’è anche una cover di Tomorrow Never Knows. Tre dei nove brani sono in dialetto.

INGREDIENTI: dal punto di vista musicale, troviamo un suono diretto con arrangiamenti che mostrano una buona cura dei dettagli, melodie rotonde e di facile ascolto, un timbro vocale pieno ma mai troppo enfatico, una buona alternanza di brani dalla ritmica vivace con altri in cui invece la velocità rallenta. Dal punto di vista dei testi, la Velardo parte sempre da un punto di vista in prima persona ma lo espone in maniera molto più universale rispetto allo standard dei cantautori, nel senso che vengono raccontate storie e sviscerate tematiche che coinvolgono necessariamente tutti. Un’altra cosa che differenzia questo disco dalle comuni proposte cantautorali è che si parla molto più di problematiche sociali che di quelle legate ala sfera sentimentale. Il rapporto non facile tra religiosità e realismo, le sofferenze interiori delle donne che non riescono a liberarsi dalla violenza domestica non solo fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, le tremende contraddizioni dello scenario socio politico italiano di oggi, sono alcuni degli argomenti trattati senza peli sulla lingua ma anche senza mai cercare un linguaggio che faccia colpo o delle rappresentazioni sensazionalistiche.

DENSITÀ DI QUALITÀ: si parla tanto di personalità oggigiorno come un requisito necessario per distinguersi dalla miriade di progetti musicali che reclamano spazio, e onestamente, in questo 2016, è difficile trovare un progetto musicale con maggior personalità di questo disco. La Velardo e i suoi musicisti hanno confezionato un prodotto innanzitutto di gran qualità, grazie a un perfetto equilibrio tra raffinatezza e sobrietà, e questo vale sia per la scrittura dei brani che per la loro interpretazione. In entrambi i casi non manca certo l’ambizione, ma essa non viene mai messa davanti alla fruibilità, così l’ascoltatore può godersi un prodotto di spessore e allo steso tempo una grande facilità di ascolto. Poi non c’è davvero niente che possa essere confuso con qualsiasi altra cosa: il tocco melodico, l’espressività vocale, il linguaggio dei testi, gli argomenti trattati e il punto di vista con cuoi vengono espressi i concetti li troviamo qui e solo qui. Poi certo, non c’è nulla di modaiolo in questo disco, quindi chissà in quanti lo ascolteranno e recensiranno (e noi stessi siamo in colpevole ritardo), però se siete appassionati davvero di canzone italiana non potete perdervelo.

VELOCITÀ: come detto sopra, ci si alterna tra vivacità e calma.

IL TESTO:Cristo che ti amo, Cristo che mi ami, vorrei anche io sentire un brivido per sentirmi vivo” da Ubriachi Di Dio.

LA DICHIARAZIONE: Mi piacerebbe gli Erasmus fossero tra Nord e Sud, per conoscerci e capirci meglio, siamo tutti italiani ma è innegabile che ci siano delle differenze culturali enormi” da un’intervista a ‘musictracks’

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