Jun – Junphonia

GENERE: retrofuturismo pop

PROTAGONISTI: Alessandro Lucatello.

SEGNI PARTICOLARI: secondo disco per questo artista padovano nato nel 1984. Segue l’EP omonimo del 2014 e l’album Strategie Oblique del 2015. Jun scrive, suona, registra, prodice, mixa e masterizza sempre tutto da solo nel suo home studio.

INGREDIENTI: il racconto di un viaggio interstellare immaginario ambientato nell’anno 2021, diviso in ben 21 brani che in totale durano 50 minuti. L’approccio è retrofuturista e pop: retrofuturista perché il suono sembra quello di un’ipotetica ambientazione spaziale degli anni Ottanta, con tastiere molto presenti si mescolano assieme a chitarre dal leggero tocco acido, con la presenza saltuaria di altri strumenti come archi e fiati e una dilatazione generale leggera ma caratterizzante; pop perché la melodia è sempre presente e i brani, come visto, sono di breve durata. Le melodie e la voce sono in realtà affogate in una produzione che mette in primo piano gli strumenti e nella quale la voce è molto sotto, quindi un ascolto distratto potrà dare l’impressione che ci siano solo dei suoni e un brusio in lontananza che sarebbe la voce e che contiene, anche, le linee melodiche.

DENSITÀ DI QUALITÀ: la scelta così radicale di Lucatello può essere un po’ rischiosa, però dà i suoi frutti, perché in realtà il brusio di cui sopra si sente il minimo che serve per dare la necessaria concretezza ai brani e l’ascolto si rivela interessante proprio per la particolarità della produzione, che ha un forte peso nel rendere il disco fortemente evocativo. Anche la natura stessa degli arrangiamenti si rivela molto azzeccata e le linee melodiche, sia quella vocale più nascosta che quelle degli strumenti in primo piano, sono tutte di buona qualità. In definitiva, Jun è riuscito a mettere in campo una visione ben precisa e non priva di rischi, concretizzandola nel miglior modo possibile.

VELOCITÀ: varia ma mai troppo lenta o troppo veloce.

IL TESTO:Non saprai mai quanto amore ho versato in te” sono le ultime parole cantate in tutto il viaggio, da Gemma.

LA DICHIARAZIONE:Credo che in fondo il tema principale del disco sia quello di essere disposti a rischiare il tutto e per tutto per inseguire il proprio sogno o un obbiettivo importante e cercare di realizzarlo” da un’intervista a ‘ondamusicale’.

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