Alessandro Battistini-Cosmic Session

GENERE: americana.

PROTAGONISTI: Alessandro Battistini con tra gli altri: Jono Manson, Antonio Gramentieri, Craig Dryer, John Egenes.

SEGNI PARTICOLARI: noto per essere il frontman dei bergamaschi Mojo Filter, Alessandro Battistini si cimenta nella prima opera solista registrando il tutto in presa diretta sotto la supervisione di Jono Manson (già collaboratore di Bruce Springsteen, Joan Baez, Joan Osborne e Spin Doctors per dirne solo alcuni) in new Mexico.

INGREDIENTI: il sound della band di provenienza, votato al rock più marcatamente sixties, non tradisca le aspettative. Alessandro dà una notevole sterzata: abbracciata l’acustica e sposata l’attitudine folk-rock l’autore bergamasco riesce a raggiungere sonorità che finora aveva solo sfiorato con i Mojo Filter. In questo l’apporto di maestri del genere come il produttore (ma ottimo cantautore prima ancora) Jono Manson si rivela vincente. Il tocco della sei corde, il piano, la poetica, tutto fa assaporare il gusto che Alessandro ha provato scegliendo questa nuova via. Fin dalle note iniziali di ‘Nothing more to say‘, impreziosito dal banjo di John Egenes, si capisce di aver di fronte una nuova vita(artistica) più attenta al calore che al sudore.
La delicata e struggente ‘Sitting at your splendor‘ fa strada alla riverboat styleFill my world‘ inaspettatamente melodica e divertente.
Proseguendo l’ascolto sembra di essere veramente attorno al fuoco, tra compagni di avventure a cantare accompagnati da semplici strumenti, tutto è scarno maa trasmette calore e la splendida ‘Home‘ ne è un fulgido esempio. Qualche sprazzo di elettrica si coglie nella seconda parte di questo lavoro con ‘The wise rabbit‘ (qui il tocco di Antonio Gramentieri si sente); invece la slide fa la sua parte nella rivisitazione della canzone di Rufus Thomas ‘Walking the dog‘, rendendola quasi una low country-song. Un boogie molto ovattato accompagna la finale ‘Xmas Time’s Outside My Door‘ voce e chitarra tra il serio e l’ironico che fa ritornare al mood iniziale del disco impreziosendo il tutto con una spruzzata leggerezza.

DENSITA’ DI QUALITA’: la voce di Jono Manson in ‘Home‘, l’assolo finale di sax in ‘The wise rabbit‘, il sapore gospel che aleggia ‘Nothing more to say‘ e tanti altri particolari fanno di questo lavoro un collage fatto di tanti particolari da scoprire ad ogni ascolto. Nonostante l’apparente semplicità , ogni brano ha delle peculiarità che a poco a poco riescono a venire a galla riuscendo a mostrare le diverse sfaccettature dei diversi co-protagonisti che Alessandro ha chiamato per aiutarlo a completare queste “Cosmic Session”. Il risultato finale è un album scritto e suonato con estrema naturalezza, in appunto, come una session quasi casuale tra amici, come quelle jam session(ancora) che ricordano tanto gli anni ’60 periodo di cui Alessandro ha dato più volte modo di essere legato e innamorato.

VELOCITA’: l’intesità della musica acustica con delle sferzate di energia.

IL TESTO:But here in nowhere, / there’s no light so she says / I love the rain / Fallin’down she washes away / My girl she loves the rain / Nothing more to say” da ‘Nothing more to say‘.

LA DICHIARAZIONE : all’improvviso ho sentito che era il momento di assecondare una parte di me e della mia creatività a cui non avevo mai dato il giusto peso e, quando mi sono messo a scrivere, le canzoni sono uscite in blocco.“ da un’intervista a enzocurelli.blogspot.it

UN ASSAGGIO: ‘Nothing more to say’

IL SITO:alebattistini.com

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