Caso – Cervino

Genere: songwriting, rock, post-punk.

Protagonisti: Andrea Casali (voce e chitarra acustica) insieme a Riccardo Zamboni (chitarra elettrica), Gregorio Conti (basso) e Stefano Zenoni (batteria)

Segni particolari: uscito per To Lose La Track (che non ne sbaglia una) a ottobre 2015, Cervino è il quarto album di Caso, il primo da non solista – che di solito si fa il contrario, cioè prima hai un gruppo poi se vuoi ancora più soldi fai anche il disco solista (non serve fare l’elenco, vero?) ma a Caso dei soldi gli importa molto poco, credo. La scelta diventa quella che han fatto ad esempio Threelakes, Brace o più di recente Giovanni Truppi e Michele Maraglino: dopo aver suonato e girato da soli per qualche anno, registrare il disco (e fare i live) facendosi accompagnare dalla band.

Ingredienti: in alcune tracce rimane evidente l’essenza del progetto, cioè chitarra acustica e voce (come in Denti di Ferro e Lario), in altre il tessuto musicale è più rock (Nettuno, Buste, Pressione Alta). La caratteristica peculiare di Caso è un songwriting deciso e scorrevole. I testi sono discorsivi, il più delle volte senza ritornello, giusto ogni tanto qualche verso ripetuto.
Nel modo che ha di raccontare, per i dettagli che cita, per l’andamento di alcune tracce (vedi Occhio di Bue), per il riffetto della chitarra elettrica in Stanze Buie, Caso potrebbe ricordare il primo Ligabue, quello de I duri hanno due cuori per intenderci, molto meno pop e per fortuna senza la voce roca. Che poi forse se Ligabue si fosse fermato non so, dopo Miss Mondo, adesso magari lo ricordavamo come un artista importante con alti e bassi che ha detto cosa doveva dire, invece purtroppo campovoli, nomi, cognomi, mostri e altre brutte cose.

Densità di qualità: le storie e i personaggi da piccola città eterna di Cervino hanno una straordinaria capacità di diventare universali. La metafora alpinistica, non una novità per il cantautore bergamasco, è perfetta per rendere le difficoltà, le sfide e le vittorie che vuole raccontare – e in cui spesso si immedesima. Ad ispirare il titolo e l’immagine più forte e significativa del disco c’è la prodezza umana e sportiva di Walter Bonatti che nel febbraio del 1965, in solitaria, conquista il Monte Cervino, salendo dalla temibile parete Nord. I versi conclusivi di Atletica leggera rendono omaggio a quest’impresa grandiosa: ‘come Bonatti quando abbraccia la croce che sta in cima / che anche se ha un’anima di ferro sembra umana / a volte penso che l’impresa più grande per un uomo sia riconoscere / il proprio Cervino‘. La bellezza del verso sta nel fatto che Caso non canta di conquistare o scalare, ma proprio di riconoscere il proprio Cervino. È un’immagine straordinaria, straordinaria come la storia di uno degli alpinisti più famosi al mondo. Spesso è più difficile sapere cosa si vuole fare che non farlo. Per vincere è necessario prima scegliere a quale sport giocare. Atletica leggera costruisce un ipertesto con un altro brano di Caso, Parete Nord, contenuto nell’album La linea che sta al centro (To Lose La Track / CORPOC / Audiglobe, 2013) in cui il gesto di salire sul palco e suonare viene accostato a quello di scalare – su montagna e musica c’è abbastanza materiale per una tesi, citiamo qui solo Sherpa dei bolognesi Altre di B.
Cervino è un disco che parla molto di crescere, perché per sapere cosa si vuole, per riconoscere il Cervino, bisogna aver già fatto un po’ di prove, aver rischiato (come Bonatti, d’altronde), essersi buttati e sperimentati, ci vuole un po’ di maturità. Non c’è niente di male quindi se ogni tanto ci si volta indietro, tra bilanci e ricordi, come in Occhio di Bue: ‘la luna certe sere era un elemento fisso / come il lampione che non si spegneva con un calcio nel suo occhio di bue‘. In linea con il background di Caso rimane qualche piccolo accenno hardcore, come il finale di Buste a urlare: ‘con il fastidio della luce e questa cazzo di malinconia‘.
I testi sono il punto di forza di tutta la produzione di Caso e tutti i pezzi di Cervino non fanno che confermare ciò. Anche quando stanno per sembrare un po’ scontati e poco originali, tipo in Santo Patrono, che la prima volta che l’ho ascoltata ho pensato fosse la canzone più brutta dell’album, quando Caso dice ‘dopo un anno di pioggia oggi è il primo giorno di sole ma in giornate come questa, baciate dalla luce, questo posto‘ poi si ferma e ti aspetti una cosa smielata inutile (bucolica, scrive giustamente Letizia Bognanni), invece continua cantando ‘fa ancora più cagare‘. Sul finale questo quasi ritornello si ripete, ma la canzone s’interrompe prima che Caso possa finire la frase. Allora applausi, perché Caso le cose scontate non te le dice, te le fa solo immaginare. Sorprendendoti.

Velocità: trentacinque minuti a corrente alternata, con forti allunghi e souplesse finale.

Testo: ‘la vita non si fa sentire / le nuvole che passano di qui non hanno forme conosciute’ da Nettuno

Dichiarazione: “Dopo tanti anni di chitarra e voce, sul palco da solo iniziavo a sentirmi un po’ un mestierante, di quelli che conoscono a memoria il copione e lo ripetono ogni sera. Avevo bisogno di cambiare, rischiando forse, ma questa era l’occasione giusta. L’occasione per suonare con persone preparate, per imparare qualcosa di nuovo, per fare un disco che non somigliasse troppo al precedente. Quest’ultima in particolare è per me sempre il primo obiettivo.” Da un’intervista per Rockit.it

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