I Les Enfants vogliono vivere leggeri

di Maurizio Bonino x Costello’s

La band milanese si ispira al libro L’arte di fare lo zaino di Andrea Mattei per cercare una risposta alla domanda “Come si fa a vivere leggeri?” 
Non Amarsi è il nuovo singolo dei Les Enfants – il primo fuori per Costello’s Records – uscito lo scorso 23 febbraio come anticipazione del nuovo disco della band.

Al suo interno c’è un passaggio del testo che recita “Come si fa a vivere leggeri?” che, oltre ad essere un desiderio mai taciuto dei Les Enfants, ha fatto venire loro in mente un libro edito da Ediciclo dal titolo “L’arte di fare lo zaino”. L’autore Andrea Mattei, scrittore e giornalista romano (ma da quasi trent’anni a Milano), dopo dodici anni di esperienza presso la rivista Max è approdato nel 2013 alla Gazzetta dello Sport dove oggi cura – tra le altre cose – un canale web dedicato all’Arte di Camminare.

La presentazione del volume ne parla così: “Camminare è l’arte di togliere. Togliere peso ai pensieri e liberarsi della zavorra che ci lega alla vita di tutti i giorni. Il pellegrino lascia a casa il superfluo per mettere nel suo zaino solo lo stretto necessario. La selezione e la sistemazione degli oggetti che porta nello zaino fanno parte di un’arte che ha imparato col tempo: con l’esperienza, documentandosi e anche condividendo i segreti di compagni di viaggio più esperti… Dalla spilla da balia al taccuino, dal coltellino svizzero al sapone di Marsiglia, ogni cosa ha una sua origine e una sua storia da raccontare. Se si sbircia nello zaino del viandante saranno proprio gli oggetti, la loro scelta e la loro disposizione, a raccontare l’identità del loro proprietario, dando vita a una personalissima biografia.”

Foto di Margherita Bonetti

Impossibile quindi, per quattro ragazzi che oltre a scrivere canzoni sono anche boyscout, perdere l’occasione di creare una connessione tra le due opere – canzone da una parte e libro dall’altra – e, viste tematiche e passioni comuni, hanno pensato di contattare l’autore, per una sinergia che li portasse a trovare risposte al bisogno di leggerezza.
Da questo incontro è nata un’intervista doppia redatta in collaborazione con Costello’s che siamo felici di ospitare sulle nostre pagine:

Qual è stato il viaggio in cui sei partito più pesante e sei tornato più leggero?
Andrea Mattei: Sicuramente il primo cammino. Andavo a Roma lungo la Via Francigena per festeggiare i miei 50 anni e sono partito pieno di timori, carico di incertezze, con mille incognite e domande senza risposte e, soprattutto, con uno zaino esagerato sulle spalle. Lo zaino del primo cammino è sempre troppo pesante, è lì che si impara l’arte della leggerezza. Sono tornato da quel viaggio più
leggero, con una gran voglia di rimettermi sulla Via e la certezza che quella fosse la mia strada. Ovviamente con uno zaino più leggero sulle spalle.

Les Enfants: Ricordo la prima “route” (vacanza a piedi) che feci con il gruppo scout a 16 anni. Erano 6 Giorni di cammino in Corsica ad Agosto, con tende, cibo, vestiti, tutto sulle spalle…e 35 gradi sulla testa. Data la poca esperienza avevo tante cose inutili che mi appesantivano quindi buttai molte cose e lo sforzo del cammino fu tale che persi 4 chili quindi tornai decisamente più leggero.

Un libro e un disco da portare sempre nello zainoAndrea Mattei: “Scarpe buone e un quaderno di appunti” di Anton Cechov è il prontuario ideale del vero viaggiatore, di colui che sa guardarsi intorno e raccontare il mondo che incontra. La colonna sonora del cammino è quella dei Sigur Ros: la musica di “Ágætis byrjun” ha dentro la natura selvaggia che ogni camminatore va cercando.
Les Enfants: Libro – “Il manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho. È sempre stato di grande ispirazione per me. Contiene delle frasi che colpiscono dritto al cuore. E’ un libro che è stato capace di ispirarmi ed aiutarmi a sbloccare molte situazioni difficili.
Disco – “The Suburbs” degli Arcade Fire. Mi da energia, è un disco ispirato, forte e che fa anche molto riflettere.

Hai un oggetto feticcio senza il quale non parti?
Andrea Mattei: Il santino di Sant’Euligio. A Cassano delle Murge, lungo il Cammino Materano, c’è un luogo mitico: il pub Pecora Nera, dove si beve birra a fiumi, si ascolta musica live e si mangia il miglior stinco di Puglia. Qui, in una notte di grandi bevute, è stato inventato Sant’Euligio, lo Stinco di Santo, che è diventato la mascotte del Cammino. Gli hanno fatto anche una statua e un santino (con tanto di preghiera) che porto sempre nello zaino.
Les Enfants: Un quaderno sul quale appuntare i pensieri. Spesso ad alta quota arrivano le ispirazioni migliori, bisogna sempre avere carta e penna per appuntarle!
Quattro oggetti che ti definiscono
Andrea Mattei: Matita e taccuino. Sono due, ma valgono doppio.
Les Enfants: Occhiali da sole – , “poggiaculo” (tipo un pezzo di materassino per proteggere il sedere dal bagnato e stare comodi nei momenti di pausa), bacchette della batteria e marsupio.
C’è stata una volta in cui hai tolto troppo dal tuo zaino?
Andrea Mattei: Sì: partii per la Via degli Dei (che unisce Bologna a Firenze) con un solo cavetto per lo smartphone. Rotto quello la sera del primo giorno, mi ritrovai nel mezzo dell’Appennino senza possibilità di ricaricare l’iPhone, sul quale avevo le tracce gps del cammino, la guida in pdf e tutti gli indirizzi delle strutture di accoglienza.

Les Enfatns: No, per fortuna riesco sempre ad essere soddisfatto. Col tempo mi sono stupito di quante cose si possano togliere senza sentirne la mancanza.

Quale sarà il prossimo viaggio che farai appena sarà possibile?
Andrea Mattei: Mi piacerebbe percorrere la Via Francigena del Sud, che unisce Roma a Santa Maria di Leuca. La Francigena quest’anno compie 20 anni, quale occasione migliore…?

Les Enfants: Mi piacerebbe scoprire l’entroterra delle Marche, è una regione che abbiamo avuto la fortuna di scoprire facendo molti concerti.
Ogni volta rimanevamo affascinati dalla bellezza di quelle colline, di quei campi di girasole, di quei paesini appollaiati a prendere il sole.
Scherzando chiamavamo l’entroterra delle Marche “La Contea” e immaginavamo fosse piena di Hobbit 🙂

Il posto che ti è mancato di più nell’ultimo anno
Andrea Mattei: La montagna. Vivo a Milano in una zona di confine tra città e campagna: lì ho camminato e corso tanto in questi mesi, ma il “piattume” padano mi è venuto a noia e mi ha fatto sentire la mancanza delle salite.
Les Enfants: L’alta montagna in generale. Ovunque sopra i 2000 metri. Lì dove l’aria è leggera e gli alberi non crescono più, c’è un mondo sempre nuovo, nudo, spoglio di fronzoli, dove i ruscelli sono limpidi e puri e la cosa peggiore che ti può succedere è pestare una grossa cacca di mucca!

Ricordi legati al primo zaino
Andrea Mattei: Inizio anni ‘80, mitico zaino Kelty in nylon rosso e telaio in alluminio. All’epoca Dick Kelty era soprannominato “l’Henry Ford degli zaini”. Il mio era enorme e pesante. Ma bellissimo.
Les Enfants: Purtroppo non ricordo il primo zaino ma è stato sicuramente sostituito perchè logoro. Molto probabilmente era uno zaino economico della Decathlon, i miei genitori giustamente non mi affidavano materiale di grande qualità per paura che si rompesse…e avevano ragione, spesso rompevo o perdevo materiali da camminata.

Un oggetto a cui all’inizio non davi peso e che invece adesso è diventato fondamentale?
Andrea Mattei: Il sapone di Marsiglia. Una saponetta di appena 100 grammi puoi usarla: per fare il bucato dopo una giornata di cammino, sotto la doccia al posto di shampoo e bagnoschiuma, per farti la barba, e – provare per credere – anche per lavarti i denti. Inoltre, in Provenza è diffusa la convinzione che una saponetta o delle scaglie di Marsiglia poste durante la notte sotto le coperte in fondo al letto tengano lontani crampi alle gambe affaticate.

Les Enfants: Il cuscino, dormire bene è essenziale.

C’è posto per la tecnologia nel tuo zaino?
Andrea Mattei: Lo smartphone con le tracce gps dell’itinerario da percorrere lo trovo fondamentale. Ma da usare solo in caso di necessità o di dubbi, altrimenti ci si affida a mappe cartacee e segnaletica.

Les Enfants: Si per il telefono e il power bank. Fondamentali in caso di emergenza, per consultare le app con le mappe e scattare qualche foto.

L’ombra del pellegrino rimane con te anche a viaggio terminato? E se sì per quanto prima che il quotidiano prenda il sopravvento?
Andrea Mattei: Puoi camminare una settimana o anche un mese ma purtroppo il ritorno a casa è sempre troppo rapido: in treno o in aereo ripercorri in poche ore tutta la strada che hai fatto a ritmi lenti in lunghe giornate di cammino. E questo è straniante. E il ritorno alla quotidianità traumatico…
Les Enfants: Mi sento sempre un po’ pellegrino quindi ci metto poco a riabituarmi alla quotidianità. Ma il viaggio mi manca sempre, ogni giorno.
Come si fa a vivere leggeri?
Amdrea Mattei: Lo storico inglese Frank Trentmann ha calcolato che nelle nostre case ci sono mediamente 10 mila oggetti. Cioè viviamo circondati e schiavi di un’enorme quantità di cose inutili. Quando si parte a piedi con uno zaino sulle spalle – per una settimana, un mese o anche più – le cose che garantiscono la nostra sopravvivenza non sono più di 30-40. Ecco: l’arte di fare lo zaino ci insegna a eliminare il superfluo. E a vivere leggeri anche nella vita di tutti i giorni.

Les Enfants: Non ho una risposta a questa domanda perchè non riesco ancora a vivere leggero. Penso che c’entri qualcosa con il “vivere il presente” senza viaggiare con la mente al passato o al futuro ma ancora non ci sono riuscito.

Non so se questo scambio porterà effettivamente i Les Enfants a vivere più leggeri o se riserverà degli spunti in più sul tema ai nostri lettori, ma sicuramente rispetto a “L’arte di fare lo zaino”, i ragazzi hanno qualcosa in più da raccontarci:
MARCO
Fare lo zaino è un momento speciale.
Soprattutto per lunghi trekking di più giorni con tutto il necessario per sopravvivere sulle spalle.
Lo zaino lo faccio a casa ma mi accompagnerà nella prossima avventura.
È un oggetto simbolico, un ponte tra le quattro mura in cui vivo e la natura.
Con il tempo ho imparato l’essenzialità: le prime volte lo zaino era pieno di cose portate “per sicurezza”.
Una maglia in più “per sicurezza”, calzettoni in più “per sicurezza”, materiale per lavarsi in più “per sicurezza”, asciugamano grande “per stare comodi”.
Col tempo e con l’esperienza ho capito che basta davvero poco per stare bene e avere le spalle più leggere. Il minimo indispensabile è ciò che serve.
Magliette? Ne bastano 2 una la tieni addosso e la lavi a fine giornata e l’altra la attacchi sullo zaino ad asciugare.
Per il resto mi affido a pochi oggetti indispensabili e di buona qualità: scarponi, sacco a pelo, calze, occhiali, maglione, impermeabile, fornelletto sono i punti saldi per uno zaino ben fatto!

UMBERTO
Ho una passione per gli zaini tecnici da montagna. Tasche, tasconi, comparti segreti, mi piace trovare il posto giusto per ogni cosa nel mio zaino. Sono molto metodico –  forse un pò “psyco” – nel preparare lo zaino ma trovo che uno zaino ben fatto e regolato sia fondamentale per la buona riuscita di una camminata. Di solito ripongo in fondo gli oggetti che utilizzerò meno o a fine giornata come il sacco a pelo. Cerco di far stare tutto nello zaino, non sopporto camminare con oggetti che penzolano di qua e di là.
Con gli anni ho imparato a mie spese a ridurre all’essenziale le cose da portarmi dietro e mi piace a volte dovermi ingegnare per sostituire oggetti scartati perché troppo ingombranti. Ricordo che una volta in una camminata di più giorni non avevamo portato il fornellino e il pentolino perchè troppo ingombranti e che per preparare il tè della colazione usammo delle lattine di birra tagliate a mo di mono-pentolini-tazza.

MICHELE
Non sono mai stato un campione di zaini ben fatti.
Amo camminare e ho camminato tanto fin ora. Amo la montagna e appena posso scappo lassù. La fatica richiede uno zaino ordinato, studiato con cura, uno sforzo di essenzialitá. Questo lo so bene. A volte ci riesco, divido tutto in piccoli sacchetti, gioco a riempire i buchi per sfruttare lo spazio, negli anni mi sono costruito anche un kit di materiale minuscolo e leggero come il mini saccoapelo o il ministuoino. Altre volte mi perdo dei pezzi (poi li pago tutti), ma quasi mai esagero, questo l’ho imparato. Piú spesso quando torno a casa dimentico le cose dentro. Se apri il mio zaino a sorpresa potresti trovarci i mandarini di domenica scorsa, una vecchia maglietta dimenticata o cose peggiori. Lo zaino é il mondo che si sposta, il luogo in cui perdo e ritrovo più cose.

FRANCESCO
Sono stato capo scout per anni. Ho imparato l’arte di fare lo zaino con cura e senza dimenticare nulla di ciò che è essenziale. Ma questo zaino qua lo voglio sbagliare apposta.
L’anno scorso, all’inizio di questa pandemia qualche task force ha deciso che tutte le attività che facevo di giorno e di notte non erano essenziali. L’ho presa sul serio questa decisione e son stato a casa, nel rispetto della salute dei più fragili e non.
Nel fare questo zaino oggi voglio prendermi una piccola rivincita, voglio portare con me una bandiera dell’utilità dell’inutile. Voglio portare in una gita in montagna la cosa meno essenziale del mondo. Una cosa grossa, scomoda e fuori contesto. Ho pensato alle quasi 4000 pagine della Recherche di Proust, ma sarebbe solo una stupida provocazione. Non le ho lette durante le quarantene e di certo non riuscirei a leggerle in una sola escursione in montagna.
Ecco, ho capito cosa portare: una chitarra. Tanto grossa da non entrarci neanche nello zaino. Scomoda in salita, e peggio ancora in discesa. Da arpeggiare quando cala il sole di fronte ad una calda fiamma leggera.

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