Esclusiva: Roberto Sarno – Interno Notte (video) + intervista

Oggi, 25 marzo, esce il primo disco a nome Roberto Sarno, musicista in realtà attivo fin dagli anni Ottanta. I suoi progetti principali sono stati i Dive e, diversi anni più tardi, Quihog. Inoltre, anche qui in momenti diversi, Sarno ha svolto un’intensa attività di produttore artistico. Questo Endorfina segna un cambiamento nel suo stile, talmente sentito che l’artista romano cresciuto in Toscana ha deciso di far uscire il disco a proprio nome.

Il disco viene descritto come “legato alla miglior tradizione wave italiana e al rock di Marlene Kuntz, Afterhours, CSI e Giorgio Canali“. Noi abbiamo il piacere di ospitare in esclusiva il video di Interno Notte e, con l’occasione, abbiamo fatto alcune domande all’artiata. Ecco le sue risposte e, in fondo, il video.

Una cosa che ho notato ascoltando le due canzoni che anticipano il disco (questa che presentiamo e Come Per Sempre) è la voglia di mettere insieme un suono rock e un modo di cantare più da canzone classica italiana, puoi dirmi qualcosa su questo?

Mi ritrovo in quello che dici, anche se non è un approccio cerebrale. Le sonorità traggono origine prevalentemente da influenze anglosassoni, mentre le canzoni sono il frutto dell’importanza che do alle parole.
È ormai un luogo comune che il rock, in tutte le sue derivazioni e sotto-tendenze, abbia sempre meno nuovi risvolti da offrire, tuttavia credo nel potere della parola. L’obiettivo che mi sono posto riconduce all’istinto di sonorità spontanee unite al contenuto emotivo e profondo delle parole. È un percorso di miglioramento che mi sono posto anche per il futuro, la cura del linguaggio per arrivare nel cuore e nella testa delle persone.

I testi delle due canzoni che ho ascoltato sembrano riflettere situazioni di profondo disagio e sconforto. È così?

In Come per Sempre ho tentato di immedesimarmi nella situazione di sofferenza di una persona a me particolarmente cara. Le malattie importanti a volte si protraggono a lungo e le persone che ne sono afflitte si immergono in una condizione di profonda instabilità che vacilla tra la paura di morire e la noia. È un continuo alternarsi di opposti e strazianti stati d’animo, a volte queste persone vorrebbero semplicemente chiudere gli occhi.

Nella tua carriera hai scritto canzoni sia per una band che per progetti solisti, pensi che un autore venga influenzato, anche inconsciamente, dal sapere che le proprie canzoni devono essere in qualche modo accettate da altri musicisti?

Nella mia esperienza non ho mai trovato ostacoli di aspetto stilistico con i musicisti che mi hanno accompagnato. Ho sempre considerato le persone che hanno collaborato con me, musicisti e non, come uno stimolo a fare meglio, un filtro critico positivo.
Tuttavia, alla fine, la scelta di pubblicare come solista ha concretizzato la volontà di dare una connotazione più netta e decisa al mio progetto.

La Toscana degli anni Ottanta è uno dei massimi esempi italiani di un’alta concentrazione di band e situazioni musicali in un territorio ristretto e anche tu hai iniziato da lì. Oggi si parla sempre meno di luoghi nei quali diversi gruppi crescono assieme e si influenzano tra loro (non uso il termine “scena” perché mi sembra inflazionato e limitante). Trovi che questa dispersione sia in qualche modo un vantaggio in meno per i musicisti di oggi, oppure ormai c’è internet quindi i contatti ravvicinati non servono più, un po’ come i negozi di dischi del resto?

Purtroppo oggi l’innumerevole offerta del mercato della musica produce molta più competitività sterile rispetto al passato. In generale mi sembra che ci sia meno voglia di confrontarsi sui contenuti con spirito collaborativo, le conoscenze spesso non nascono per il reale desiderio di scambiarsi delle idee, ma per opportunismo.
È il contesto che lo impone, è vero che siamo in contatto, grazie a internet, con persone e culture lontane in tempo reale, ma difficilmente si scede in profondità. Il web è una risorsa inestimabile che non tutti sanno gestire, si generano addirittura dei paradossi con i nuovi mezzi di comunicazione, spesso capita che le persone “amiche” nei social non si salutino per strada.
Quindi a influenzare le mie scelte sono le amicizie vere, le persone senza pregiudizi, coloro che hanno la mente libera: ho poco a che fare con il panorama artistico che mi circonda, a parte qualche rara eccezione.

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