Anteprima: Toxoplasomosi – Marmo 2 (video + intervista)

Vi ricordate di Angelo Sava? Lo avevamo conosciuto con il suo ep Addio Pimpa uscito nel 2016, seguito l’anno successivo dal disco Miasmi. Lo avevamo recensito e intervistato a suo tempo, approfondendo la sua musica in bilico tra cantautorato e noise. I testi ermetici si accompagnano alla sua chitarra distorta, rumorosa, muovendosi in un ambiente grigio e malinconico.
Poi è stata la volta di It’s raining cats and dogs: Sava si accompagnava a Daniel Gasperini, in un progetto dall’attitudine spiaccatamente elettronica (quasi dance).
Dopo anni di assenza, Sava torna con una nuova creatura: Toxoplasmosi.
Oggi abbiamo il piacere di ospitare il suo video – Marmo 2 – e di scambiare due chiacchiere per saperne di più.
Marmo 2 è tratto dal disco “Il marmo che puoi scaldare, distruggere puoi” autoprodotto. Ecco il video, a seguire l’intervista!

Ciao Angelo, è da un po’ che non ti sentivamo (dal 2017), cosa hai fatto durante questi anni di assenza?
Ad un certo punto mi sono dovuto fermare, la mia testa e il mio fisico hanno fatto un bel meltdown. Il ritorno non era affatto scontato.


Come è nato Toxoplasmosi? Perchè non continuare il progetto originario di Angelo Sava?
Ho sentito un’esigenza di reset, ricominciare da un punto zero. Ciclicamente questo processo si innesca anche negli altri ambiti della mia esistenza, non so se è una cosa positiva.


Cosa differenzia Angelo Sava da Toxoplasmosi?
L’approccio nello scrivere, adesso improvviso molto coi suoni. Forse un tempo vinceva il classico comporre con voce e chitarra, cambiando la prospettiva ho iniziato probabilmente a sentirmi più libero.


Per quanto mi riguarda, ho potuto notare una differenza sia sotto il profilo dei testi, che della musica. Parlando dei testi, sembra che sia cambiata la tua scrittura: all’ermetismo iniziale pare ci sia una narrativa più diretta…
Prima vinceva l’etereo, la classica narrativa che ognuno può interpretare come meglio crede. All’oggi sagome e contorni sono precisi. Forse è arrivato quel momento in cui si sente l’esigenza di dire le cose come stanno (Chissà).


Parlando invece dei suoni, Toxoplasmosi sembra quasi la sintesi dei tuoi progetti precedenti: lo stile cantautorale legato a voce e chitarra convive con l’elettronica. Anzi, a volte sembra quasi sia quest’ultima a prevalere (Kiwiokinawa)…
Nell’estate del 2018 ero in Puglia, isolato, in balia dei miei deliri a casa di mia madre. Uscivo una volta alla settimana per cercare una rete wifi e spesso mi trascinavo in un baretto pregno di casi umani simili a me, ma con altre problematiche (non per questo migliori o peggiori del sottoscritto). Avevo da poco lasciato Pesaro e attendevo l’autunno per ricominciare una nuova vita a Berlino. In quei giorni ho scritto “Postumo” (il disco segreto di “Angelo Sava” che è su tutte le piattaforme online, ma non è stato mai comunicato), da quella recording è cambiato tutto il modus operandi. Mi sentivo come la protagonista del video “Another Chance” di Roger Sanchez, stringevo tra le mani questo nuovo meccanismo di scrittura, spesso ero fiero del risultato, altre volte ero intimidito e mi chiedevo “che cazzo sto facendo?”. Da li elettronica o altre contaminazioni non hanno fatto differenza, si seguiva la natura del pezzo e si faceva in modo che tutto andasse nella direzione più naturale, a costo di entrare in altri lidi (es. la traccia finale “Crepuscolo” è un melting pot di tante cose). All’oggi non penso più al gradimento di amici o persone in generale, faccio “le cose” e basta, etichetterei il tutto come “deep wave”! Suona bene, no?


Cosa ti aspetti da Toxoplasmosi?
Mi aspettavo qualche live in giro, di chiuderle coi consueti promoter svogliati e stanchi del precariato del loro settore, qualche birretta calda e un paio di soundcheck fatti bene. Ma il mondo ha problemi più grandi per riuscir a ripristinare in tempo celere i concerti, inoltre facendo tutto da solo, si fa sempre fatica a chiuder date e ad esser concreti con la propria time line. Adesso mi aspetto di fare almeno un’apparizione, tipo un mega party. La verità è che tutti sti pezzi tristi che scrivo, sottolineano la necessità che ho di ridere. Vorrei divertirmi come i tempi andati coi Lapest3, Norlevo, Liki Tu Mama e darei mezza mano destra per ritrovarmi col mio amico Davide Inverardi a fumare Chesterfield rosse nel pandino coi Crystal Castles in sottofondo. Quel futuro che ci faceva tanta paura, è stato più feroce di quanto pensavamo.


Pensi di tornare indietro e recuperare i vecchi progetti? Pensi di fermarti a Toxoplasmosi? O crearne altri ancora diversi? Pensi di cercare qualche collaborazione?
Prima di diventare eremita e di scegliere una casetta sul porto in cui invecchiare leggendo Asimov e Chandler, vorrei fare un disco western come “Angelo Sava”, una data con i VNGLST per risentire il brivido di suonare in una band e per concludere, un progetto musicale legato al sexworking con un moniker nuovo con cui seminare tutti facendo perdere definitivamente le mie tracce. Col tempo ho capito che sparire dalla vita delle persone è un processo non troppo complicato, dimenticarsi di una parte non gradita di se stessi, un’utopica sfida giornaliera. Vinta quella sarò in grado di far tutto.

Grazie e in bocca al lupo!
W il lupo!

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