Intervista: Vov Vov!
Originari di Firenze, i Vov Vov! hanno inciso per Factory Flaws un interessante EP dal titolo Sunbathing In A Magnetic Field (recensione qui). Li abbiamo visti live in apertura a Giungla a Milano e li abbiamo intervistati incuriositi dal loro originale approccio alla musica.
IR: Siete partiti come trio e ora siete in cinque: com’è cambiato il vostro modo di scrivere e suonare da quando siete diventati un quintetto?
VV: L’aggiunta del basso e della seconda chitarra ha potenziato l’aspetto dell’improvvisazione, dando al progetto la possibilità di avere un sound più ricco già a partire dalle sessioni di prova, aspetto che di conseguenza si è manifestato sulla modalità di arrangiamento e produzione dei pezzi
IR: Il vostro sound mescola melodie morbide con ritmiche più spigolose: come nasce questo equilibrio ?
VV: Ognuno di noi arriva da background diversi e questo ci porta a mescolare influenze molto diverse tra loro. Suonare tanto insieme ci aiuta a far convergere le nostre provenienze e a creare un’identità sonora tutta nostra.

IR: C’è una grande attenzione agli arrangiamenti, che risultano allo stesso tempo compatti e dinamici: quanto c’è di istinto e quanto di lavoro in sala prove?
VV: Ci siamo resi conto a posteriori che il modo in cui arrangiamo i pezzi va fuori dai canoni, infatti le tracce sono composte da poche parti che si alternano tra di loro. Questo ci permette di dare più risalto a ciascun “blocco”.
IR: Vi citano spesso vicino agli Stereolab: vi ritrovate in questo paragone? E quali altre band vi hanno influenzato?
VV: Sicuramente abbiamo molto rispetto per band iconiche come gli Stereolab e le reference iniziali (My Bloody Valentine, Cocteau Twins, Broadcast) ci sono servite per capire comunemente quale direzione prendere. Il nostro obiettivo è però quello di lavorare per raggiungere una nostra chiara e precisa identità
IR: Le parti vocali hanno un timbro molto riconoscibile: come lavorate sulle voci e sui testi?
VV: Cerchiamo di trattare la voce come un elemento alla pari rispetto a un suono di chitarra, organo, ecc. cosa che si può notare più tecnicamente anche e soprattutto a livello di mix. I testi raccontano per lo più brevi scenari e diventano un “pretesto” per la melodia vocale.
IR: Avete un suono che sembra raffinato ma allo stesso tempo diretto: è una cosa che cercate apposta o vi viene spontaneo?
VV: I lavori che registriamo sono piuttosto diretti e su quest’aspetto proviamo a essere il più spontanei possibile.

IR: Se doveste descrivere il vostro EP come una miscela di ingredienti, quali sarebbero quelli indispensabili?
VV: Ripetizione, cori, organo, muro di suono
IR: Live riuscite a riprodurre quanto fatto in studio o cercati di riarrangiare i brani?
VV: Per adesso siamo riusciti a trasportare i brani sul palco fedelmente alle registrazioni, ma non escludiamo di portare in futuro delle versioni riarrangiate.



