Intervista: Darman

Abbiamo scambiato due parole con il cantautore Darman scoprendo il suo piccolo/grande universo fatto di chitarre e voci graffiate. Di seguito la nostra intervista, buona lettura!

Ciao Darman, com’è nato il tuo progetto?
Ciao. Spiegare com’è nato il mio progetto artistico è un po’ come parlare della mia vita, essendo la mia musica perfettamente permeata al mio essere e alla mia quotidianità. Dal punto prettamente “temporale”, il progetto Darman nasce definitivamente nel 2012, anche se la fase esecutiva è incominciata nel 2015 con la produzione di quello che sarebbe stato da lì a poco il mio primo album ufficiale, “Four-Leaved Shamrock”.

Quali sono le principali influenze (se ci sono) che hanno cambiato e continuano a cambiare il tuo modo di scrivere musica ed il tuo mondo musicale?
Ho avuto sempre la fortuna di scrivere per necessità (e il titolo del nuovo album, “Necessità Interiore”, ne è il suggello), ciò ha comportato il fatto che, sin da subito, il mio stile fosse molto netto e caratteristico. Ovviamente, tutti gli ascolti e gusti musicali mi influenzano, anche solo inconsciamente. Fare un elenco di band sarebbe davvero disumano, vista la mole di musica che apprezzo. A bruciapelo mi vengono in mente i Pink Floyd, i Radiohead, i Nirvana, gli U2, i R.E.M., Neil Young, Sonic Youth, Black Rebel Motorcycle Club, Negrita, Marlene Kuntz, Afterhours, Verdena, Battiato… meglio che mi fermi ahahah!

Visto che abbiamo accennato alle tue influenze, con chi ti piacerebbe collaborare?
Rimarrei in Italia e sceglierei di far suonare la chitarra a Drigo dei Negrita e con la voce duetterei volentieri con Manuel Agnelli degli Afterhours.

Raccontaci del tuo ultimo disco, qual è stata l’esigenza artistica che ti ha spinto a scriverlo?
L’esigenza della “Necessità Interiore” di esprimersi per mezzo e grazie alla meravigliosa forma artistica che è la musica.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale?
Passiamo alla prossima domanda (ahahah)?

Parteciperesti mai ad un Talent?
Passiamo alla prossima domanda? No, dai, scherzo, diciamo che sono lontanissimo da quel tipo di mondo e modo di “fare carriera”. Credo che l’unico modo per sentirsi soddisfatti della propria arte sia FARE, buttarsi nella mischia, sudare, rischiare, sbagliare per poi comprendere. Non ho mai amato le scorciatoie.

Quali sono le principali difficoltà di un’artista emergente secondo te?
Scardinare lo scetticismo e lo snobismo dell’ascoltatore disabituato a ricercare la qualità senza l’ausilio del suggerimento di chicchessia.

Progetti futuri?
Ora mi godo “Necessità Interiore”, che sta andando benissimo. Appena si capirà il futuro della musica dal vivo, riprogrammerò lo “Splash European Tour” che sarebbe dovuto partire il 21 aprile. Da lì, seguiranno altri importanti progetti live che erano in cantiere per il 2021. Non vedo l’ora, perché c’è un disco da portare in giro e che non vedo l’ora di poter suonare in veste rock, in elettrico (nonostante il “Virtual Tour 2020” che mi sono inventato in chiave acustica, suonando sulle pagine social dei locali dove avrei dovuto suonare durante il tour vero, stia andando molto bene). Per quanto riguarda i progetti discografici, mi avvalgo della facoltà di non fare spoiler, posso dire però che ci sono tante idee in cantiere.

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