Interview: Vintage Violence

Una delle band più longeve del panorama indipendente italiano ha finalmente rotto un silenzio discografico di oltre quattro anni con la pubblicazione di un EP lo scorso gennaio. Dopo la pubblicazione di A Sentimento, la band lombarda si è imbarcata in un tour invernale e ora è in pieno svolgimento quello estivo. Ho colto l’occasione per una telefonata con il cantante Nicolò Caldirola e. dalle sue risposte, ho potuto apprezzare la dedizione che il quartetto mette in ogni singola fase del proprio lavoro, dalla composizione, alla registrazione, al mastering e alla preparazione dei concerti. In fondo sono riportare le prossime date in programma.

Il vostro chitarrista, Rocco, è l’autore dei testi, quindi ti chiedo come nasce la musica e se è essa che arriva prima oppure se arrivano prima i testi e poi chi scrive la parte musicale la adatta a essi.

Sei partito dal punto cruciale che ci contraddistingue da sempre, ovvero la musica che scriviamo si adatta ai testi che Rocco, man mano durante la costruzione del pezzo, riesce a infilarci. È la musica che si adegua al testo, piuttosto cambiamo dei riff per cantare esattamente le parole che Rocco ha scritto. Le canzoni nascono partendo da alcuni riff che vengono integrati l’un l’altro come se fosse un puzzle nella scrittura delle strofe, dei pre-rit., dei ritornelli e dei finali, sempre in relazione a quello che è stato scritto a livello di parole.

Lui scrive già in metrica, oppure scrive le parole e basta e poi la metrica la create voi mentre create la parte musicale?

La sua non è una metrica perfetta ma ha già l’idea della costruzione strofa-ritornello-finale.

Questo modo di lavorare mi ricorda uno dei miei gruppi preferiti, i Manic Street Preachers. Invece, parlando del suono, trovo che quello di queste cinque canzoni sia particolarmente bello, brillante, piacevole da ascoltare. Avete fatto qualcosa di particolare durante il processo di registrazione?

Ci siamo resi conto che negli ultimi tre anni il nostro modo di far suonare gli strumenti è un po’ cambiato rispetto al nostro ultimo album uscito nel 2021. Queste canzoni sono nate in anni diversi ma ci abbiamo tenuto a far sì che ci fosse molta omogeneità nel suono di tutti i cinque brani dell’EP, e sottolineo EP e non disco perché noi siamo della vecchia scuola secondo cui un disco deve contenere almeno una decina di pezzi. Avevamo questi singoli usciti uno nel 2023, uno nel 2024 e poi nel 2025 e all’inizio del 2026 e li abbiamo raccolti per creare questo EP che si porta dietro un’attenzione ai suoni, come hai detto bene tu, che, come dicevo, arriva dagli ultimi tre anni.

E pensa che io dico così avendo ascoltato solo su Apple Music, ho letto che per il vinile avete fatto una masterizzazione apposita, dev’essere ancora più bello.

La cura ulteriore che cerchiamo di avere è di fare una masterizzazione specifica sia per il vinile che per le piattaforme streaming, perché hanno dei tagli di frequenze molto diversi e cerchiamo di adeguare quello che facciamo per cercare di farlo uscire al meglio possibile.

Mi piace molto anche la tua voce, soprattutto in relazione al suono della parte musicale. C’è qualche sforzo di adattamento, della tua voce al suono o viceversa, o avete una chimica naturale per cui esce tutto in modo spontaneo?

Spontaneo assolutamente no, però io e Rocco ci conosciamo da 28 anni, abbiamo condiviso i banchi del liceo e tutta la vita amicale fuori dalla scuola, durante gli anni dell’Università e quelli del lavoro, portando avanti questa nostra passione musicale. Lui mi conosce benissimo ed è riuscito sempre meglio negli anni a scrivere melodie vocali super adeguate alla mia voce e che, sempre nel tempo, si sono conformate alla nuova scrittura dei pezzi. Noi lavoriamo in modo molto maniacale e metodico nel preparare le canzoni, dalla parte primigenia fino a quando le registriamo nella nostra sala prove, che è diventata anche la nostra sala di incisione. Stiamo attenti a ogni singola vocale, ogni singola sillaba, io ci lavoro anche in privato con le mie insegnanti di canto e prepariamo tutto a puntino e al meglio delle nostre possibilità, anche per come è conformata la mia voce, che nel tempo si è un po’ modificata, utilizzando anche registri diversi, soprattutto in queste cinque canzoni. In ogni caso, ancora oggi noi cerchiamo di mantenere la spontaneità e la veracità che era presente nel primo disco, uscito ormai 22 anni fa.

Presentando queste nuove canzoni, parlate della vostra tendenza a arrangiare i brani per una sola chitarra. Ascoltandole, rispetto al passato mi sembra di aver notato un’impostazione un po’ diversa della sezione ritmica, che secondo me è meno regolare e ha ritmi meno cadenzati rispetto al passato. Ho notato giusto? Se sì, è un cambiamento che ha una relazione con l’arrangiamento per una chitarra, nel senso che mancando la dinamica della seconda chitarra, avete dato più dinamismo alla sezione ritmica?

In realtà, come linea generale noi cerchiamo di togliere il più possibile, invece di aggiungere. Uno dei miei gruppi preferiti sono gli Interpol e il loro primo bassista,Carlos, era una personalità musicale che asciugava molto e faceva molti silenzi entrando e uscendo. Cerchiamo di fare lo stesso anche noi, suonando solo l’essenziale senza troppi giri, né troppi ricami, e questo vale per tutti noi. Ogni tanto ci mettiamo delle backing track, dei synth, che sono stati suonati da pianisti, o degli archi che sono stati suonati da contrabbassisti o violinisti, per cui rimaniamo sempre fedeli alla produzione. Non essendo un gruppo che si può permettere di girare in otto o anche solo in sei, ogni tanto usiamo le tracce per colorare il suono, ma sempre senza esagerare. Sulla tendenza alla singola chitarra, negli ultimi tre anni abbiamo deciso di averla, sempre con l’idea di asciugare il più possibile e anche di rimanere fedeli a ispirazioni che abbiamo sempre avuto e che provengono dagli anni Settanta, Ottanta e Novanta, e nelle quali c’erano solamente le cose necessarie.

La mia canzone preferita dell’EP è Contro La Società Securitaria. È vero che il testo non l’hai scritto tu, ma trovo importante che il brano sollevi il tema di questa esagerata attenzione nei confronti del concetto di sicurezza.

È anche la mia canzone preferita, quindi stai sfondando una porta aperta. A quanto abbiamo visto, non siamo in moltissimi a pensarla così, purtroppo. Io credo che sia proprio la canzone che dà la cifra a tutto l’EP, soprattutto perché arriva dal tempo del Covid, e quindi è in cantiere da anni. Penso che, in primis Rocco con il testo e poi tutti noi nell’interpretazione e nella scrittura della canzone nel complesso, siamo riusciti a rimanere molto fedeli all’idea che avevamo.

Parlando del live, voi ora siete impegnati nel tour estivo, mentre prima avete fatto un tour invernale. Avete studiato qualche differenza su come suonare all’aperto rispetto al chiuso?

Quello che cambia molto è il palco e il suo suono. I club che abbiamo visitato quest’inverno erano quasi tutti molto belli e l’acustica era ottima, e, da questo punto di vista, l’ambiente indoor ha dei vantaggi. Per quanto riguarda il suonare all’aperto, ogni anno le prime due o tre date sono sempre difficili, perché si viene da mesi in cui si suonava al chiuso e bisogna sempre riabituarsi, ci sono abitudini nuove da prendere. Ci sono comunque altri pro nel suonare all’aperto, perché è proprio un altro mondo che ci piace molto. La nostra produzione è molto simile, noi ci impegniamo a lavorare sempre molto bene nel soundcheck in modo da avere sempre le condizioni ottimali a seconda delle situazioni.

La scaletta è cambiata rispetto all’invernale? Ho letto che ascoltate molto i vostri fan a cui chiedete quali canzoni volete tramite sondaggi, ma poi voi avete dei brani che preferite suonare a chiuso e altri, invece, all’aperto?

Confermo che abbiamo chiesto al nostro pubblico quali canzoni secondo loro avremmo dovuto includere nel live, ovviamente abbiamo ascoltato le risposte e così abbiamo rimesso in scaletta due canzoni che non suonavamo da un po’. In realtà tra l’invernale e l’estivo la scaletta è rimasta la stessa, anche se ci possono essere degli spostamenti a seconda delle esigenze, ad esempio quando non dobbiamo fare bis o quando siamo in apertura a qualcun altro. Lo scheletro è quello al 99% e noi lo riproduciamo in modo fedele alla nostra idea, anche perché è tutto molto strutturato e tra un pezzo e l’altro ci sono, talvolta, passaggi recitati e altri suoni. Vogliamo che lo spettacolo sia il più fluido possibile e uno dei segreti è mantenere la scaletta ben strutturata e fissa.

Per chiudere, ti faccio una domanda un po’ fuori dall’aspetto strettamente musicale. In passato, ho parlato più di una volta con musicisti che hanno testi molto forti e riconoscibili, come secondo me è il vostro caso. Spesso, mi è stato detto che c’è il rischio di essere trattati quasi più come dei guru piuttosto che come musicisti, che si voglia parlare quasi solo dei testi, lasciando in secondo piano la parte musicale. Anche voi avete vissuto esperienze di questo genere?

Può esistere questo rischio. Noi, sinceramente, utilizziamo la musica come medium per portare il nostro pensiero e poi ognuno è libero di interpretare quello che sente a proprio uso e consumo. Noi siamo abbastanza sicuri che stiamo utilizzando, per quello che riusciamo, tutto quello che abbiamo in testa attraverso la musica. Se qualcuno suona o conosce la musica e ne è appassionato, riesce a cogliere benissimo tutte le finezze e le attenzioni che noi mettiamo nelle canzoni, non ho dubbi su questo.

Queste le prossime date:

11 LUGLIO TORINO @ COMALA
18 LUGLIO AREZZO @ MENGO FESTIVAL
21 LUGLIO TREVISO @ SUONI DI MARCA + Zen Circus
24 LUGLIO DESIO @ PARCO TITTONI
25 LUGLIO VELLETRI @ AUF FEST
1° AGOSTO VARESE @ TRA-MONTI FESTIVAL
2 AGOSTO CASSINE (AL) @ INDIEPENDENZA FESTIVAL

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