Interview: Sergio Beercock

Sergio Beercock è un cantautore noto ai molti come una voce fuori dal coro, con il suo nuovo singolo “See you around the bend” conferma il suo talento e stupisce ancora. Qui il risultato della nostra intervista!

Chi è Sergio Beercock?

Il nome e cognome dietro BEERCOCK. E’ nato in UK ed è cresciuto in Sicilia. Un isolano al quadrato. Però il caffè gli piace stretto e amaro, e nel tè non mette il latte.

Quando hai capito che era giunto il momento di diventare un cantautore?

Piuttosto ho capito che era giunto il momento di scrivere, che fosse per il teatro o per la musica.

Ero al secondo anno di università e stavo impazzendo. Ho mollato, mi sono messo a lavorare per pagarmi i laboratori e i viaggi per andare a studiare teatro con i maestri, nelle loro case e con le loro compagnie. Siccome suonavo vari strumenti, per forza di cose finivo negli spettacoli come musicista di scena. E ora eccomi qui.

Com’è nata la tua collaborazione con 800A?

“Ciao, Sergiuzzo, sono Fabio Rizzo! Ricordi? Senti ma tu suoni ancora? Che ne pensi di fare un salto in studio a farmi sentire qualcosa?”. Ero in piazza Indipendenza, a Palermo, di ritorno a casa dal lavoro. Fine-estate 2015, mi pare.

Il tuo ultimo singolo ci ha colpito parecchio, un ottimo assaggio di ciò che verrà oppure dovremo attendere qualcosa di completamente diverso in futuro?

See you around the bend è il biglietto da visita del sound dell’album in lavorazione. Anche il titolo del pezzo può essere letto come un teaser, forse.

Con chi ti piacerebbe collaborare per il prossimo disco?

Con Mozart. Ma credo sia fuori dal giro da qualche secolo.

Ci parli del concept “Voce. Corpo. Rito.”? Possiamo considerarti il nuovo Demetrio Stratos (è una battuta ma ci faceva piacere citare un maestro come lui).

Sono i miei tre strumenti: il canto, il ritmo, la condivisione. E sono i tre strumenti con cui ho registrato il singolo: un microfono puntato addosso alla mia voce e alle mie mani, e la voglia di dire tutto a tutti. Nient’altro.

Ultima domanda: il tuo percorso sembra sempre in controtendenza rispetto all’indie (se possiamo ancora definirlo così), quant’è importante per te esserlo e che consiglio vorresti dare ai giovani cantautori che faticano a trovare la propria strada?

Come ho già ribadito in altre interviste e chiacchierate al bar: Non saprei. Non mi reputo del panorama Indie, se per Indie si intende un modo di produrre canzoni. Forse sono più un… Anarchie? O uno come tanti? O un hard worker e basta? Se i giovani cantautori hanno consigli per me, sono tutte orecchie! Intanto ci vediamo con tutto il cuore around the bend.

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