Interview: Rugo

Oggi, 11 maggio, esce Affondo, il primo album di Rugo. Visto che seguiamo con interesse questo cantautore da un po’ di tempo, e abbiamo anche avuto il piacere di ospitare in anteprima uno dei singoli del disco, siamo stati contenti di potergli inviare alcune domande via mail. Ecco le risposte.

Nella tua presentazione, ci fai sapere che hai iniziato a scrivere di getto nel 2016. Da dove hai iniziato, dai testi o dalle melodie? In generale, sentivi di dover dire qualcosa dal punto di vista di qualcosa da raccontare in musica, o della musica stessa? Era da molto che suonavi, e qual è il tuo strumento di riferimento?

Il mio inizio è stato molto fluido, nel senso che nel momento in cui ho iniziato non pensavo mi avrebbe preso gran parte della mia vita. Però dopo la prima canzone ho capito che lo scrivere era per me un modo di metabolizzare alcuni concetti, quasi come un diario segreto, infatti le prime canzoni erano quasi criptate da metafore al limite del comprensibile, giochi di parole a mo’ di “Settimana Enigmistica”. Una cosa che mi ha spinto a continuare era il vedere le persone che ascoltavano, assimilare a modo loro un concetto, un’idea magari anche diversa da quella che pensavo, ma pur sempre giustificata.
Il mio strumento di riferimento è la chitarra, ho iniziato a suonare tardi ma tutto verteva verso l’urgenza dello scrivere, quindi non ho mai approfondito più di tanto nessuno strumento pur toccandoli tutti. Solitamente parto da delle frasi che mi si accendono in testa alle quali però è associata fin da subito una linea melodica, da li poi sviluppo il resto.

Hai pubblicato un EP l’anno scorso, e proprio oggi esce l’album, anticipato dai tre singoli. Le canzoni di una e dell’altra pubblicazione nascono in periodi diversi o fanno parte di un’unica fase creativa?

Il primo EP è stato pubblicato nel 2016, poi sono stati pubblicati alcuni brani che sono diventati colonna sonora per il cortometraggio “Alba” di The hat production e l’anno scorso è uscita Nuvola, un brano nato e registrato in casa durante il primo lockdown.
L’album che uscirà a maggio invece è una raccolta di brani che ho scritto dopo il mio ritorno da Firenze dove ho vissuto il periodo universitario quindi si parla di una seconda fase creativa che si percepisce anche dalle modalità di racconto.

L’immediatezza melodica e la freschezza d’insieme mi sembrano la base della tua proposta musicale, ciò a cui ambisci sopra tutto il resto, sembra proprio che semplicemente non ti interessi avere canzoni che non abbiano ben evidenti queste due caratteristiche. Questa è l’idea che mi sono fatto ascoltando il disco, me la confermi?

Il modo che ho di fare musica risponde ad un’impellenza, un’urgenza espressiva, e in tutta sincerità le caratteristiche di cui parli sono semplicemente una conseguenza del mio modo di fare musica. Non ho mai pensato a priori il mood di un pezzo ma mi appoggio alle sensazioni che ho avuto nel momento in cui è successo quello che racconto o, se si parla di canzoni non autobiografiche (che finiscono però quasi sempre per esserlo) delle sensazioni che provo nel momento della stesura.
W la Muzic Italien.

La cosa bella, però, è che c’è una varietà piuttosto evidente tra una canzone e l’altra, e chi ha ascoltato i tre singoli può magari farsi un’idea delle caratteristiche generali del disco, ma conosce solo parte della storia. Sei d’accordo?

Si, sono d’accordo. I tre singoli presentano una varietà tra loro e questa cosa si ritrova anche nella totalità del disco.
La cosa che però ha sorpreso pure me è che tutti i pezzi presentano anche degli elementi in comune, andando cosi a delineare un preciso filo conduttore.

Vedo che alla produzione hanno lavorato ben due persone, di cui almeno uno, Antonio Ciulla, è anche lui un cantautore. Come ha funzionato il lavoro di squadra, e quanto ha contato il punto di vista sul suono e sugli arrangiamenti di qualcuno che sa anche cosa significhi scrivere canzoni?

Con Ciulla ci siamo conosciuti durante un live in teatro e siamo entrati subito in sintonia. Io stavo iniziando a lavorare alla pre-produzione del disco e lui ha mostrato da subito un interesse particolare ma sopratutto è riuscito ad entrare benissimo all’interno del mio mondo, cosi ci siamo messi insieme a registrare e strutturare il tutto. La musica ci ha unito moltissimo, per alcuni sembravamo coinquilini o roba simile, abbiamo fatto anche altri lavori insieme.
Al momento di registrare il disco invece ho conosciuto Andrea Pachetti che è partito con il ruolo di produttore ed è finito con quello di fratello maggiore. Registrare e rimettere mano ai pezzi con lui è stato un percorso di crescita non solo musicale e per questo lo stimo e ringrazio tantissimo.

Dei tuoi testi parli già ampiamente nella presentazione, insistendo sul fatto che le tue canzoni sono tanti modi diversi di analizzare ed elaborare diverse forme di abbandono. Ti chiedo solo se era un’idea che avevi fin dall’inizio, o se semplicemente hai scritto senza pensarci e ti sei ritrovato senza accorgertene ad avere un pugno di canzoni che avevano a che fare con lo stesso argomento.

E’ successo tutto inconsciamente. Tanto che per diverso tempo dicevo a me stesso che non sarebbe stato un album ma un insieme di singoli. Poi un giorno ho riscritto tutti i testi su dei fogli e mi sono accorto di questo collegamento. Si parla di abbandono, causato e subito, sentimentale e fisico, reale o immaginato. Non so dare una spiegazione a tutto questo ma l’abbandono è sicuramente presente all’interno della mia vita e, contrariamente a quanto si pensi, non ha sempre un’accezione negativa.

Forse l’aspetto in cui sembra esserci meno esplorazione è quello della tua voce, non mi fraintendere, a me la tua voce piace e la trovo giusta per le tue canzoni, però è l’aspetto in cui c’è più somiglianza in tutto il disco, e allora semplicemente mi chiedo se non hai pensato a registri diversi o se in futuro non ti piacerebbe cercare nuove soluzioni da questo punto di vista.

In questo disco mi metto molto a nudo, il mio modo di scrivere è cambiato nel tempo diventando sempre più diretto anche nelle immagini utilizzate per descrivere sensazioni. Questa ricerca di “onestà” (passami il termine) si ritrova anche sul suono della voce, quasi mai artefatto o nascosto dietro a particolari filtri. Quindi in realtà possiamo dire che anche la voce porta con sé uno studio. Si fa inoltre molto uso di cori.

Adesso che c’è una piccola speranza che i concerti possano ripartire, pensi di farti trovare pronto? Se sì, cosa possiamo aspettarci dai live?

Per quanto riguarda i live la mia intenzione è di portare in giro il disco con la band. Fortunatamente ho trovato persone (Ale, Pad e Tola) che sono riuscite a farsi prendere dal progetto ed insieme a loro stiamo cercando di farci trovare pronti senza rischiare di essere multati nel tentativo di farlo. Questa sensazione di essere al confine delle legge per quanto riguarda le prove da una parte è molto triste, dall’altra rafforza la nostra complicità.
Il live che stiamo preparando è completo ma penseremo anche a qualcosa di acustico o semplicemente alla versione chitarra e voce.
In ogni caso quello che dovete aspettarvi è la Muzic Italien.

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