Interview: Reynolds
Oggi abbiamo incontrato i Reynolds, band della provincia di Milano che ha esordito alla fine del 2020 con Veleno + Vivi per Finta, due singoli fuori lo stesso giorno contenuti in un EP con un lato A e un lato B, come ai vecchi tempi. Ecco un primo assaggio del disco di debutto di prossima uscita: questi due singoli sono un nuovo capitolo che arricchisce la scena alternative rock italiana, un modo di ricorda com’erano i tempi in cui andavamo nei pub a sentire le band locali, i centri sociali e il casino. Piaceranno della scena rock con testi in italiano, dai Marlene Kuntz agli Zen Circus.
Ecco cosa ci hanno raccontato!
- Quali sono le vostre influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?
Mettendo insieme gusti provenienze ti direi che ci si fa una birra con i fantasmi degli anni 90 in un locale dove peró sono invitati tutti. N.B. trapper accompagnati da adulti. - Esordire nel 2020. Come avete passato questo strano periodo?
Come tutti, rinchiusi in casa ad affamarci di vita - Durante il periodo del primo lockdown, ma anche dopo, ci sono state diverse iniziative tipo dirette e live in streaming (in cui sono stati coinvolti anche nomi del calibro di Travis Scott e Nick Cave). Avete visto qualcosa di interessante? Che ne pensate?
Le dirette streaming non sostituiranno mai l’ emozione del contatto durante un live, specialmente per chi come noi ama la musica viscerale,ma artista e pubblico devono sapersi adattare per esserci sempre . Purtroppo non tutti dispongono del carisma di Nick Cave ,a lui sono bastati un pianoforte e una “stanzetta”. - Come la vedete la situazione dei live? Potremo sentirvi presto dal vivo?
Purtroppo questa domanda bisogna porla ad altri. - Qual è la vostra storia, prima dei Reynolds?
C’erano una volta le sale prove il pomeriggio dopo la scuola, gli auricolari sempre nelle orecchie e la milano notturna come guida alla sopravvivenza. - La domanda che avrei dovuto farvi ma che non vi ho fatto?
Il rock è morto? Si, naturalmente.


