Interview – Pricci

A volte le canzoni nascono quando non c’è più spazio per trattenere le cose dentro. Non arrivano con un piano preciso, ma emergono all’improvviso, come una valvola di sfogo dopo un periodo in cui pensieri, decisioni e cambiamenti si sono accavallati senza lasciare il tempo di capire davvero cosa stesse succedendo. È proprio da questa esigenza di mettere ordine nel caos che nasce “Sbalzi”, il primo singolo di Pricci, cantautore anconetano classe 1999.

Pricci, che nella vita di tutti i giorni è insegnante, apre così il percorso che porterà al suo EP d’esordio, con un brano che parla di quei momenti in cui sembra di aver perso completamente il controllo della direzione presa. Quando le scelte fatte con convinzione portano a risultati inattesi e il presente appare diverso da quello che ci si era immaginati.

Nel suo percorso musicale convivono due anime, quella più istintiva e legata agli anni passati tra prove di band, batteria e concerti nei locali marchigiani, e quella più recente, che si muove nel territorio del nuovo cantautorato indie. In mezzo ci sono la scrittura, le notti in cui il sonno non arriva e la necessità di trasformare certe domande in musica.

“Sbalzi” racconta un momento in cui tutto sembra andare nella direzione sbagliata. Scrivere questa canzone è stato più un modo per capire quello che stava succedendo o per liberartene?

È stato probabilmente un modo per liberarmene. Questo è uno sfogo istintivo sia verso un passato che ha portato tanti cambiamenti nella mia vita, sia verso una vita quotidiana che ci costringe a “performare” al meglio in ogni occasione senza poter prendere mai una pausa, neanche quando non si è al cento per cento dal punto di vista emotivo a causa dei molti pensieri che affollano la mente.

Il tuo brano sembra nascere dai perché. C’è un perché che ancora ti accompagna?

I perché mi accompagnano tutti i giorni, la mia vita al momento è parecchio incasinata, molte cose devono ancora trovare il loro posto.

Diciamo però che il “perché” che ha fatto nascere “Sbalzi” ha trovato una sua risposta e, sicuramente, scrivere questa canzone in questo ha aiutato molto.

Quanto ti ha formato l’esperienza della band nel modo in cui oggi affronti la musica?

Davvero moltissimo, direi che mi ha insegnato tutto quel poco che penso di conoscere della musica.

Le cose che mi sono portato di più dietro sono due: innanzitutto il fatto che la musica è una cosa seria e che se si decide di pubblicare qualunque cosa o di fare un live, dietro ci deve essere davvero tanto impegno e tanto lavoro, a tutti i livelli.

In secondo luogo, che la musica nasce dal lavoro di squadra, il mio progetto da solista nasce infatti dalla voglia di suonare insieme ai mie amici, che hanno costruito con me tutti i miei pezzi.

Prima ancora della scrittura c’è stata la batteria. Hai raccontato di essertene innamorato follemente in adolescenza. Che cosa ti ha affascinato così tanto di quello strumento?

Ciò che mi ha affascinato di più è stato il fatto che l’atto di suonare la batteria si compone di tanti piccoli gesti contemporanei che, messi insieme, si incastrano perfettamente.

Un’altra cosa meravigliosa di questo strumento è che lascia davvero molto spazio alla creatività e all’improvvisazione.

E per quanto riguarda il cantautorato indie? Cosa ti ha attratto di più di quel mondo quando hai iniziato a scrivere da solista?

Ascolto questo genere davvero molto, quindi era praticamente impossibile che questo tipo di musica non influenzasse anche i miei brani.

Ciò che mi ha attratto di più è stato sicuramente il fatto di mettere in musica la quotidianità, cercando immagini in cui tutti si possano immedesimare. Questo è proprio quello che mi piace fare nelle mie canzoni.

Gli artisti a cui mi sono ispirato di più sono sicuramente i Canova e i Thegiornalisti per le canzoni Up-Tempo con i synth in primo piano, i Fast animals and slow kids per la parte più rock e Lucio Corsi per i testi.

Ti capita mai che la tua vita da insegnante e la tua vita da musicista si mescolino influenzandosi a vicenda?

Sì! Nelle mie canzoni a volte mi piace inserire delle citazioni letterarie, lo vedrete sicuramente nell’ EP che uscirà.

Mi piace anche, quando possibile, far ascoltare ai ragazzi alcune canzoni che, a livello concettuale, possano associarsi agli argomenti di alcune lezioni o utilizzarle come esempio per spiegare le figure retoriche in poesia.

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