Interview – Panoramica

Con “Sono io”, i Panoramica firmano un brano che mette al centro il tema dell’identità come processo instabile, fatto di esitazioni, fragilità e ricerca continua di un equilibrio personale. Il pezzo cresce in modo progressivo fino a esplodere in una dimensione quasi liberatoria, dove la vulnerabilità iniziale si trasforma in energia emotiva. È una canzone che riflette bene la natura del progetto: una band nata tra Reggio Emilia e Bergamo, costruita sull’amicizia e su un percorso condiviso che parte dalla provincia e si sviluppa attraverso esperienze, viaggi e crescita collettiva.

SCOPRI IL BRANO: https://bfan.link/sono-io-4

Testo: Chiara Giovanelli, Gaetano Chirico
Musica: Michele Macrì, Mauro Tasca, Alessio Belotti, Luca Zambelli, Matteo Martinelli, Michael Caliceti, Chiara Giovanelli
Produzione: Michele Macrì
Artwork: Creg Production

In “Sono io” raccontate l’identità come qualcosa che si costruisce lentamente, tra esitazioni, silenzi e senso di inadeguatezza: quanto c’è di autobiografico in questo brano e quanto invece nasce dall’osservazione delle persone che avete intorno?
Sono io nasce da un’esperienza autobiografica, perché parte da domande e fragilità che abbiamo vissuto in prima persona. Però non volevamo scrivere qualcosa che parlasse solo di noi: l’idea era raccontare un percorso in cui chiunque potesse riconoscersi. Crediamo che ogni persona, prima o poi, si trovi a dover costruire la propria identità, attraversando dubbi, silenzi, senso di inadeguatezza e la necessità di dare un significato alla propria esistenza. Tutte queste domande, anche quelle più scomode, diventano passaggi fondamentali nella formazione di ciò che siamo.

I Panoramica sono nati tra Reggio Emilia e Bergamo, trasformando la distanza geografica quasi in una parte del vostro linguaggio: come si è formata concretamente la band e quanto i chilometri, i viaggi e il vivere “fuori dai grandi poli” hanno influenzato il vostro modo di fare musica?
La band si è formata a Bergamo, tra i banchi del Liceo Musicale Paolina Secco Suardo. Da lì, grazie soprattutto al rapporto di amicizia tra Matteo, il nostro chitarrista, e Alessio, tastierista, si è creata un’intesa che col tempo è diventata qualcosa di più grande: un progetto condiviso, umano prima ancora che musicale. Per noi viaggiare è fondamentale: significa vivere esperienze insieme, confrontarsi con persone, luoghi e culture diverse. Anche il nostro modo di fare musica nasce da questo continuo movimento e dalla contaminazione tra influenze differenti, sia musicali che umane. Crescere lontano dai grandi poli musicali ci ha insegnato a vivere la musica in maniera molto concreta e autentica, costruendo spazi e occasioni da soli.

Venire dalla provincia oggi vi fa sentire più liberi o più isolati rispetto a scene come Milano o Roma, dove sembra succedere sempre tutto? Avete mai percepito una specie di complesso d’inferiorità oppure pensate che stare lontani dal centro vi abbia aiutato a costruire un’identità più vostra?
Secondo noi stare lontani dai grandi centri è stato molto importante per la nostra maturazione artistica e personale. Non l’abbiamo mai vissuto come un limite vero e proprio, anche se è chiaro che città come Milano o Roma offrano più opportunità e connessioni. Allo stesso tempo la provincia ti lascia più spazio per costruire qualcosa di autentico, senza la pressione di dover inseguire un trend. Questo ci ha aiutato a sviluppare un’identità molto nostra, anche nel modo di vivere la musica, che per noi passa soprattutto da live, esperienze condivise e rapporti umani.

Nel vostro percorso sembra esserci molta spontaneità, quasi l’idea di una band nata più dall’urgenza di condividere qualcosa che da un progetto “strategico”: avete mai avuto la sensazione di essere arrivati tardi, oppure sentite che i Panoramica siano nati nel momento giusto?
Il nostro punto di forza è sempre stato quello di essere prima di tutto grandi amici. I Panoramica non sono nati da un’idea strategica ma da un’esigenza spontanea di fare musica insieme. Forse avremmo potuto iniziare prima, ma probabilmente non avremmo avuto la maturità per costruire davvero il progetto. Oggi sentiamo invece di avere una consapevolezza diversa, pur mantenendo la stessa naturalezza degli inizi. Non crediamo esista un momento “giusto” assoluto: certe cose nascono quando si è pronti a viverle davvero.

Musicalmente “Sono io” cresce poco alla volta fino a diventare quasi esplosivo, come se la vulnerabilità si trasformasse in forza: quando scrivete partite prima dall’emozione e dal testo oppure dal suono e dall’atmosfera?
Dipende molto dal brano. In “Sono io” tutto è partito dal testo e da una sensazione di inadeguatezza e smarrimento. La musica è arrivata dopo, come un modo per amplificare quell’emozione e accompagnarne la crescita. In altri casi può succedere il contrario, partendo da un riff o da un’atmosfera. Cerchiamo sempre di lasciare che sia il brano stesso a indicarci la direzione.

Quale domanda avremmo assolutamente dovuto farvi e invece non vi abbiamo fatto? E quale sarebbe la risposta?
Una domanda interessante sarebbe: “Qual è la vostra più grande paura come band, oltre alla musica stessa?”. Probabilmente risponderemmo che la paura più grande è perdere nel tempo la spontaneità e la sincerità con cui è nato questo progetto. I Panoramica sono nati da un legame umano e vorremmo che questa cosa restasse sempre al centro, indipendentemente da ciò che succederà in futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *