Interview: P L Z

Milano D’Agosto, singolo di debutto del duo milanese P L Z (da leggersi “please”), ci ha letteralmente folgorati, e non abbiamo perso ocasione di mandare ai due una manciata di domande via mail. Eccole, con le loro interessantissime risposte.

Il vostro primo singolo è decisamente danzereccio e voi stessi vi definite techno-pop. Ciò significa che, almeno per il prossimo futuro, tutte le canzoni targate P L Z saranno adatte al ballo?

Per ora vogliamo divertirci con i beat marcati e dritti. Diciamo techno ma in senso ampio: ci piace l’insistenza sulle frequenze basse, le ritmiche ossessive e piene, la grana un po’ marcia dei synth e delle casse. E cerchiamo di unire questi elementi a una scrittura pop. Nel caso di Milano d’agosto era la ritmica e il giro armonico che chiamavano quel tipo di sviluppo melodico. Ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo, attrarre dalla luce tipo falene. In futuro forse le cose si faranno un po’ più sfumate, distese e ipnotiche. 

Mi piace molto il lavoro di integrazione tra le diverse componenti della canzone: melodia, ritmo, armonie sonore e timbro vocale sono parte di un tutt’uno e si associano molto bene l’uno agli altri. Volete dirmi qualcosa in più su questo?

In fase di scrittura e produzione cerchiamo di avere la stessa attenzione per ogni elemento del pezzo, senza innamorarci troppo delle idee, facendoci serenamente le pulci a vicenda, lasciando magari un pezzo decantare per settimane, per poterlo poi ribaltare con le orecchie più libere. Abbiamo bisogno di tempo per metabolizzare e convincerci che le cose girino come devono. E siamo anche un filo maniaci sui suoni, ma solo perché quello è il bello di fare musica, quando hai la possibilità di gestire tutto il processo di produzione e mixaggio come se fossi a casa. E al Supermoon studio a Milano, dove stiamo tutt’ora lavorando, è un po’ così.

Anche il testo mi sembra figlio di questa idea, perché mette in campo sicuramente scenari legati alla malinconia da solitudine estiva, ma alla fine la ricerca di sensazioni positive espresse nel ritornello era già in un certo senso anticipata dal sound della strofa che comunque fa capire che il protagonista della storia non se ne sta certo fermo in casa a guardare passivamente fuori dalla finestra. Anche qui, ditemi pure tutto quello che volete su questo.

Scrivere un testo che possa risuonare su questo tipo di musica è sempre una lotta. Bisogna cercare il giusto equilibrio fra l’inevitabile voglia di dire qualcosa di sé e il capire perché in fondo qualcuno dovrebbe ascoltarti. “Milano d’agosto” alla fine parla proprio di questo cercare di fare la tara sulle proprie ansie, staccare un attimo la spina dalle paranoie, dalle importantissime opinioni di cui riempiamo i social, evitando il piagnisteo, senza nel contempo scadere nel presobenismo incodizionato, nella paraculata gratuita. È un po’ un modo per reimparare a stare al mondo, non dando troppe cose per scontate.

Parlate del fatto che vi aggirate per la scena indipendente italiana. Quindi non vi interesserebbe parlare con una major? O partecipare a un talent?

Nel comunicato stampa abbiamo citato la scena indipendente come se fosse uno spazio ipotetico, un assunto culturale, una specie di mito, una voce dal passato. La verità è che non ci piace prenderci troppo sul serio, anche se siamo seri in quello che facciamo. Siamo forse un po’ old-school, un po’ romantici. L’importante per noi ora è andare fino in fondo al nostro film: per fortuna in questo abbiamo il pieno sostegno della nostra etichetta. Non so dire se sarebbe lo stesso con una major. La via dei talent è percepita sempre più come l’unica percorribile per avere visibilità, quando alla fine dovrebbe essere uno strumento di promozione come un altro, in mezzo ad altri. Diciamo che per ora quella è una strada che non ci interessa percorrere.

Avete già pensato al lato live della vostra proposta? So che il momento attuale rende questo aspetto una non priorità, però prima o poi si tornerà a fare spettacoli dal vivo. Voi siete pronti?

Siamo nati pronti!  A parte gli scherzi, ci stiamo lavorando e speriamo di farci avvistare in qualche club non appena sarà possibile, con uno spettacolo all’insegna della sfacciataggine, nel senso proprio di “non avere più la faccia”.

Chi, come me, è stato letteralmente folgorato da questo singolo, quanto tempo dovrà aspettare per nuovi assaggi?

Ti assicuriamo, non molto. Ma sarà uno snocciolare continuo e costante di pezzi unici. Abbiamo qualche bomba da far esplodere prima di rivelare tutto l’armamentario. Un album è nei piani, ma per ora è troppo più divertente lavorare a ogni traccia come se fosse una storia a parte. 

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