Interview – Onisco

Onisco apre il nuovo anno con “Spell”, il nuovo singolo disponibile dal 9 gennaio su tutti i digital store. Un pezzo che come i precedenti lavori mescola pop ed elettronica. “Spell” è un brano grintoso che travolge l’ascoltatore con beat incalzanti e una voce trascinante e potente. Onisco sa far emozionare e venir voglia di ballare allo stesso tempo.

Se in “A Shadow in the Sun” si guardava più al lato introspettivo, in questo nuovo brano sono i sentimenti sotto i riflettori. Si parla di un amore così potente che sembra quasi nato da un incantesimo. Il testo parla di un amore che inizialmente può sembrare fuori controllo o perfino “pericoloso” come una maledizione, ma che in realtà libera e trasforma. La magia e la maledizione diventano metafore della potenza dell’amore: qualcosa che cambia profondamente chi lo prova e non può essere ignorato o negato.

Spell  apre il tuo 2026 musicale: che energia volevi trasmettere con questo brano?

Volevo trasmettere coraggio. A volte i cambiamenti spaventano, ci sconvolgono. Ci vuole coraggio per abbandonare le certezze che si hanno e lanciarsi in qualcosa di nuovo e sconosciuto. Ma io credo che spesso ne valga la pena, perché quando le emozioni colpiscono con violenza non si possono ignorare. A volte è l’istinto a indicare la strada giusta, anche contro tutti e tutto. 

Il testo racconta un amore che sembra una maledizione ma diventa liberazione. Da dove nasce questa metafora?

Prima di affrontare un cambiamento importante, di solito ci troviamo davanti anche ad una scelta importante. La maledizione è l’ignoto, non sapere se la scelta sarà quella giusta. I nuovi amori sono sempre sconosciuti all’inizio, colpiscono con violenza a prescindere dalla nostra volontà, esattamente come incantesimo o una maledizione. 

La frase “I don’t want to be the same” è molto significativa: cosa rappresenta per te il cambiamento portato dall’amore?

La consapevolezza dell’amore mi ha cambiato in modo irreversibile. Si pensa di essere innamorati, fino a quando non arriva qualcuno a distruggere tutte le certezze. E qualcosa dentro cambia, cresce una forza che non si pensava di avere. Sconvolge la vita, e all’improvviso è tutto chiaro. Tante volte ho pensato di essere stata innamorata, ma nel profondo sentivo una vocina che mi diceva “ma sei sicura?” e puntualmente la ignoravo. Poi un giorno è successo davvero e mi sono sentita libera dai dubbi, dalle sovrastrutture, dai convenevoli, da tutte quelle stupidaggini superficiali che alla fine non servono a niente. E da questa consapevolezza non si torna indietro, indipendentemente dalle sorti di quell’amore.

Il progetto Onisco è nato solo da pochi mesi ma ha già pubblicato molti brani: come riesci a mantenere un ritmo creativo così costante?

Io sono abbastanza ossessionata dalla composizione. Non so esattamente come faccio a mantenere il ritmo, ma so che mi alleno molto. Diciamo che dedico alla musica praticamente tutto il mio tempo libero. Comporre mi da un piacere immenso e credo che non ci sia niente di più adrenalinico. Cerco di godermi la mia creatività finché dura.

C’è un filo conduttore che lega tutti i tuoi singoli, da “Poison” fino a “Spell”?

A me piace molto variare. Mi piace ascoltare la traccia di un album e non riuscire a immaginare come sarà quella dopo, scoprirlo piano piano. Credo che il filo conduttore che lega i miei brani sia il mio gusto, nel senso che tendo a pubblicare solo quello che io ascolterei. Metto da parte molti dei pezzi che scrivo, non produco tutto. Una volta passata l’adrenalina iniziale della fase compositiva, dopo qualche giorno, risento il pezzo e mi chiedo “tu lo ascolteresti ripetutamente?” e mi capita di rispondere “no” perché quel brano non soddisfa pienamente i miei gusti musicali.  Mi succede anche il contrario. A volte penso di aver fatto una schifezza, poi risento il pezzo dopo qualche giorno e cambio completamente idea. Quindi faccio una selezione in base ai miei gusti, credo sia questo il filo conduttore.

Definisci Onisco come “musica e nient’altro”: cosa significa per te spogliare un progetto da tutto il superfluo?

Significa cercare di mettere la musica al centro del progetto. Prima dell’immagine, prima dei video, dei social, di tutto. 
Io credo nelle belle melodie, e non penso che sia necessario conoscere il nome, l’età o la fisicità di un artista per ascoltare una canzone. Mi piace mettere la musica al centro del mio mondo artistico, tutto il resto avviene di conseguenza. 

In un’epoca dominata dagli algoritmi, come si difende la libertà creativa?

Credo che la libertà artistica arrivi solo nel momento in cui ci si spoglia delle aspettative. Quando si compone solo per il piacere di fare qualcosa che sia soddisfacente, senza pensare ai numeri, ai soldi, alla fama. Ho lavorato molto per potermi permettere di avviare questo progetto in modo completamente libero, e continuo a farlo. Forse è questo il punto: ho creato una carriera altrove in modo da potermi permettere di fare l’unica cosa che ho sempre voluto fare, cioè suonare e scrivere i miei pezzi senza che altre persone mi dicano come farlo, come vestirmi o in quale lingua cantare.

Hai annunciato un brano nel 2026 contro l’intelligenza artificiale nell’arte: cosa puoi anticiparci?

Il brano si intitola Humans e dovrebbe uscire a maggio. Credo che utilizzare l’intelligenza artificiale per creare dei brani sia come ingannare il pubblico, truffarlo. Capisco utilizzarla per la produzione, ma non sono assolutamente d’accordo sull’utilizzo nella fase di composizione. Penso che se non si è in grado di creare un brano non bisognerebbe farlo e basta. Credo che l’IA sia una scoperta magnifica, ma credo anche che l’utilizzo dell’IA nell’arte sia una sconfitta per l’essere umano. Il potere dell’arte è l’ empatia, l’emozione, l’immedesimazione. Tutti questi sentimenti sono ingiustificati se l’artista non esiste, o comunque non può provare niente di umano. Penso che chi non sa comporre dovrebbe limitarsi a fare altro. Tralasciando il fatto che si perderebbe completamente il concetto di autenticità, innovazione e sperimentazione.

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