Interview – Nostromo
Tornano le atmosfere nostalgiche e retrò con cui l’artista ci aveva conquistato nel 2019 con il primo album Minuetto, caratterizzato da 10 tracce in equilibrio tra un presente denso di ricordi e di attese piene di sentimento. “Cambi Stagionali“, anticipato dla singolo Amarti, una ballad pop terribilmente intensa e un po’ spregiudicata, è la conferma e testimonianza dell’indiscussa capacità di NOSTROMO di dipingere con i suoni e le liriche il suo mondo fatto di ricordi, di vecchie e nuove consapevolezze e di paure: sono canzoni nate da storie che hanno urgenza di essere raccontate ma, soprattutto, ascoltate.
Ne abbiamo parlato direttamente con lui, a partire come sempre dalle sue influenze musicali.
Quali sono le tue influenze musicali? C’è qualcosa che non ci aspetteremmo mai?
Mah, in realtà credo di essere un tipo abbastanza scontato. Sono malato di musica italiana, specialmente del vecchio cantautorato e di tutto ciò che in qualche modo gravita in quell’immaginario zozzo e allo stesso tempo magnificamente pensato. Mi piacciono le parole, i testi veri, insomma, non come quelli che scrivo io eheh. Della scia moderna ho un feticismo per i Sick Tamburo, l’album “senza vergogna” è stato la colonna sonora della mia vita per almeno due anni.
Per quale motivo, a tuo avviso, Bologna è una città così attenta dal punto di vistamusicale e così attiva? Pensi che questo luogo ti abbia influenzato?
Che dire, Bologna mi ha dato un bel calcio in culo, mi ha permesso di firmare un contratto discografico, di avere una distribuzione, di far ascoltare le mie canzoni immature ad un grande pubblico. E poi si vive, per davvero, costantemente sorpreso da nuovi stimoli, persone allucinanti, affascinanti e belle. Per me è stata la svolta, poi chissà se avrei iniziato a scrivere anche a Fermo.
Tra i musicisti che ti hanno accompagnato in quest’avvenuta che poi ha portatoalla pubblicazione di “Cambi Stagionali”, il tuo nuovo album, anche nomi delcalibro Giuliano Dottori. Come te li sei scelti?
La preziosa presenza di Giuliano è arrivata grazie a Giordano Colombo, così come quella di Saturnino e di altri musicisti strepitosi. Io ci ho messo i miei, Francesco Caggiula, Eliano Ficca e Riccardo Belleggia, i famosi tonni del mio cuore. E’ stato bello lavorare a questo disco, una gioiosa e curiosa esperienza formativa.
Tra la pubblicazione del tuo primo disco e il secondo, anche una pandemiaglobale. Com’è cambiato il mondo della musica dopo un evento così segnante?
Personalmente ho notato un’esplosione di uscite e un conseguente calo della possibilità di portare in giro la propria musica. E per carità, da una parte è bello che tutti e tutte abbiano la possibilità di farsi sentire, solo che forse è arrivato quel momento di cui si è parlato spesso, ovvero una saturazione dell’ambiente. Chissà cos’altro deve ancora accadere.
Quale domanda avrei assolutamente dovuto farti e invece non ti ho fatto? Qualeinvece la risposta che ci avresti dato?
Beh, ad esempio chi ha disegnato la fantastica cover del mio disco. L’autrice si chiama Linda Savini, una personcina carina che ha avuto la pazienza di ascoltare tutte le mie strane idee e che, come per magia, è riuscita a farne una vera e propria opera d’arte. Il lettering invece è toccato al Michele Porcari, anima grande con cui ho il piacere di collaborare ad ogni mio lavoro.


