Interview: Nicola Battisti

In tre anni Nicola Battisti ha rivoluzionato il suo mondo sonoro. La sorpresa, ascoltando il suo nuovo album Bellissimo Così (uscito il primo aprile via Cabezon Records), è tanta e sopratutto spinge a chiacchierare con l’artista veronese per capire il perchè di nuove scelte musicali che lo spingono su territori più elettronici rispetto all’esordio omonimo del 2013. Ne è nata una piacevolissima intervista con un cantautore che in ambito “pop” può senza dubbio dire la sua…

Ciao Nicola, come stai? Da dove ci scrivi?
Ciao Ricky sto Benissimo così!! 🙂
Ti scrivo dal mio nido musicale, città del mio presente e del mio passato, Verona.

Tre anni sono passati dal tuo precedente album e a giudicare da quanto sentiamo in Bellissimo Così immaginiamo sia stato per te anche un periodo di ricerca musicale per aumentare e diversificare la tua proposta sonora. Cosa ci puoi dire in merito?
Io sono nato negli anni ’80 e faccio quindi parte di una generazione che ha sperimentato l’ebbrezza del passaggio dall’analogico al digitale, dalle registrazioni su cassetta “tape” allo strumento Logic di oggi.
La mia musica nasce dal semplice connubio di voce e chitarra, due elementi classici, èvero, che però io cerco continuamente di sperimentare sotto nuove vesti. Mi è sempre piaciuto cambiare e ricercare il bello in ciòche non conosco: sperimentare èbello di per se stesso perchéti porta a scoprire ciò che non sai. Questo è quello che ho fatto in questi tre anni: osare. Bellissimo cosi è il risultato di un percorso di ricerca unito al semplice vissuto, perchè vivendo ogni giorno cambi, cresci, ti arricchisci rimanendo peròsempre te stesso e questo èciò che credo si rifletta nella mia musica ed in questo nuovo disco, diverso ma pur sempre me.

Mi ricordo che Rock.It parlava di te come “un cantautore molto poco moderno…uno che usa strumenti d’antiquariato per tirarne fuori musica d’antiquariato…“, non è che adesso con questo nuovo e questo approccio album fai prendere un colpo al recensore di allora?
…uno che usa strumenti d’antiquariato per tirarne fuori musica d’antiquariato…“, mi piace questa definizione! Credo che rispecchi a pieno chi ero nei miei precedenti dischi, ora invece sono un po’ cambiato e la mia musica con me. In questi ultimi anni ho riflettuto sui miei brani e ho scoperto che, accanto a voci, testi e melodie unici vi erano dei suoni non altrettanto unici… Con il grandissimo aiuto di Mirko Tommasi e Jacopo Gobber abbiamo quindi cercato di trovare degli strumenti che potessero essere complementari alla mia voce e riuscissero ad accompagnarla senza stonature. E’ nata quindi una proposta più “al passo coi tempi”, orecchiabile per molti, moderna e unica com’è la musica elettronica. E’ vero che suoni e ritmi sono cambiati ma non credo che il recensore di allora, come lo indichi tu, possa oggi rimanere frastornato dalla mia musica: ascoltandola a fondo troverà sempre nelle mie canzoni un qualcosa di me, tipico di quel cantautore con la chitarra che ha imparato a suonare in modo alternativo ad un corso di arrangiamento ritmico ed in modo altrettanto non convenzionale continua a sperimentare senza paura di snaturarsi.

Sono molto curioso di sapere quanto hanno contato, in termini di apporto musicale, due figure che, nel panorama veronese, hanno decisamente un bel peso specifico, overo i già citati Mirko Tommasi e Jacopo Gobber: io personalmente ho sempre associato Mirko alla creazione di melodie pop cristalline, mentre Jacopo mi ha sempre dato l’idea di lavorare su aspetti più sperimentali. Mi confermi questa cosa o il loro apporto è andato oltre questa mia visione?
Concordo con te nell’affermare che Mirko e Jacopo sono due figure chiave nel panorama musicale veronese e non solo: sono state e sempre saranno per me persone fondamentali. In questo progetto Mirko (energia allo stato puro!) mi ha insegnato a pronunciare le parole e a cantare per adattare la mia voce all’elettronica, Jacopo (genio matto e formidabile!) ha rivisto con me alcuni accordi e mi ha aiutato a rendere piùfluente il progetto. Grazie a loro le mie canzoni sono diventate per tutti, orecchiabili e comprensibili a molti. Non parlavo più solo a me stesso ma anche agli altri, parlavo al mondo! Mi hanno permesso di inserirmi in un contesto reale ed entrarne davvero a farne parte. Il loro apporto èstato molto piùdi quello che si può descrivere a parole: quando si collabora si condivide, si cresce e ci si influenza a vicenda.
Mirko e Jacopo sono veri e propri ingegneri della musica, ne conoscono a pieno le strutture come fossero leggi fisiche. E’ stato un grande privilegio poter trasformare la mia musica vedendo come loro la immaginavano in maniera differente da me. Mi hanno insegnato le regole del gioco con un pizzico di genialità: semplicemente grazie!

Un brano che s’intitola Festa e ancora il concetto della festa che torna in Liberala, brani che sembrano in qualche modo collegati: è come se la tua visione del mondo fosse comunque legata a cercare un momento per staccarsi dalla solita quotidianità e, se possibile, cercare soluzioni legate a un momento di svago (Ti Porto al mare) in cui ritrovare il sorriso e liberare la mente. Sbaglio?
Non sbagli affatto! Sono una persona solare, che cerca sempre di vedere il lato positivo della vita, rispondendo alle negativitàcon positività.
in Festa parlo di un vero e proprio momento di svago, uno stacco dalla solita quotidianità come hai correttamente percepito tu. La stessa parola “festa” assume invece un significato diverso nel brano Liberala: qui il concetto che emerge è quello di liberarsi da dogmi e convinzioni insiti nella nostra società, da categorizzazioni che l’appartenenza ad una civiltà sembra imporci fino a ritrovarci tutti in ununiverso parallelo, diversi l’uno dall’altro e finalmente liberi da noi stessi. Infine in Ti porto al mare voglio ricordare i momenti migliori dell’esistenza, nei quali trovi la forza e l’energia per affrontare poi con coraggio tutte le avversità e negatività che la vita ti pone davanti.
Il filo conduttore che tu mi chiedi esiste davvero in questi tre brani e ritorna in molte mie canzoni: è il voler utilizzare la fantasia per colorare la vita, altrimenti grigia e alle volte monotona, come l’arcobaleno fa rispecchiandosi in un cielo blu dopo una grande tempesta.

Non ti fai mancare anche piccoli particolari vincenti, che poi a mio avviso sono quelli che fanno la differenza, anche in album pop come il tuo, penso ad esempio a quel delizioso lavoro ritmico su Sogno, con quell’incedere quasi tropicale. Com’è nato questo spunto?
Secondo me i particolari sono vincenti per definizione e mi fa molto piacere sapere che sono stati da te percepiti nello stesso modo in cui li intendo io: unici:)
Nel brano Sogno ho osato, come faccio spesso nel mio far musica. Come ti dicevo prima mi piace smisuratamente cambiare, sperimentare. Sogno è il risultato di un lavoro durato più di un anno e condotto a più mani. Quattro cantautori appartenenti a mondi differenti si ritrovano a lavorare con un obiettivo comune: unire suoni diversi ed intuire ciòche può garantire l’unicità del pezzo.
Mi sono lasciato andare, ho sperimentato strutture non convenzionali dando libero sfogo alla mia vena artistica ed i ragazzi mi hanno aiutato a tradurre i suoni unici che emergevano in “particolarità vincenti”. Mi hanno insegnato a stare dentro i binari, potremmo quasi dire con una metafora che sono stati il rigo musicale all’interno del quale io, variazione, mi sono inserito.

Sintetizzatori e basi elettroniche, ma la chitarra non viene certo dimenticata: La Mia Vita Nuova è semplice e toccante. Per portare questo disco dal vivo quale lato del tuo sound emergerà, anche per riproporre i brani più vecchi?
E’ difficile se non quasi impossibile esprimere a parole ciò che per me rappresenta la chitarra…La Chitarra e’ il mio strumento con la “C” maiuscola, è semplicemente la mia musica. A 13 anni ho iniziato a suonarla e a 14 anni già scrivevo la mia prima canzone sulle sue note. E’ stata colei che mi ha permesso di esaudire il mio sogno: radunare tutti intorno ad un falò e farli cantare, proprio come facevano i Beatles! E’ la mia estensione canora, come potrei mai dimenticarla? E’ lei che cerca me prima ancora che io cerchi lei… E cosi è successo anche in La Mia Vita Nuova. Quando Mirko Tommasi mi fece ascoltare per la prima volta questo suo brano (non dal vivo ma registrato sul telefonino!) io non potei fare a meno di prendere in mano la chitarra ed iniziare a farlo mio: Mirko in questo testo si era superato, permettendo a se stesso di andare al di là del suo ruolo di autore e facendo emergere il suo lato più umano. Le parole non erano semplicemente inserite nella melodia come vuole la musica pop, ma sfuggivano ad essa per poi ricongiungersi con quest’ultima quasi a volere affermare la loro propria identità: la canzone la sentivo davvero mia! Per questo abbiamo deciso di portarla come singolo a Sanremo dove ho partecipato alle selezioni nel 2015 nella sezione giovani.
Credo tu possa ora ben capire perchè dico che non potrei mai abbandonare la mia Chitarra…
Al momento sto lavorando all’organizzazione di live con Nicola Monti al contrabbasso in duo acustico, proponendo pezzi nuovi e vecchi. Aggiungerò batteria e contrabbasso ma resterò sempre io, voce e chitarra, strumento che suono in modo ostinato e persuasivo. Sperimenterò senza mai pormi limiti ripartendo però sempre dallo stesso telo bianco, la mia musa ispiratrice, sul quale ogni giorno disegno qualcosa di nuovo.

C’è qualcosa che, risentendo l’album finito, ti ha particolarmente colpito?
E’ stato incredibile diventare consapevole del potere della musica elettronica che unisce mix e mastering nella creazione di suoni unici!
Fino a quel momento avevo fatto solo musica analogica che mi permetteva di sentire il risultato degli accostamenti della mia voce alle note volta per volta, garantendomi sempre di controllare ciò che facevo.
Approdato al digitale mi sono reso conto che avrei dovuto staccarmi un po’ da questo “approccio reale”di interpretare la musica e affidarmi a persone come Matteo Franzan, Davide Saggioro, Mario Vallenari, Jacopo Gobber e Mirko Tommasi che mi aiutassero a sviluppare la mia fantasia perchènon avrei più potuto fare questo check continuo sulla mia voce e sulle mie note.
La musica elettronica infatti crea l’effetto suspence, ti lascia immaginare come la tua voce potrà accostarsi ad un mix di suoni analogici e digitali ma non ti permette di sperimentarlo se non alla fine del tuo lavoro. Ed è stato cosi io ho potuto sentire il capolavoro che mix e mastering avevano fatto sulla mia voce e le mie note solo nel momento conclusivo dell’album: è la magia della musica elettronica che ti permette davvero di sognare!

Nel tuo precedente EP c’era un brano dei Matia Bazar, di cui facevi la cover. Ero curioso di sapere il perchè della scelta del brano Messaggio D’amore e se eri indeciso tra altre cover.
La scelta della cover è stata una splendida casualità.
Tutto è nato alla fine dell’anno 2014 quando Mario Vallenari mi propose di partecipare con una cover vincitrice del festival di Sanremo ad una compilation che vedeva le 65 canzoni vincitrici interpretate da nuovi talenti emergenti italiani.
La scelta era tra una decina di brani e subito puntai su Non ho l’eta, canzone cantata da Gigliola Cinquetti a Sanremo nel 1964 e che rappresenta la mia canzone veronese. Arrivammo però in ritardo… era già stata assegnata a qualcun altro.
Scegliemmo quindi Messaggio d’amore, pezzo meraviglioso con un’interpretazione altrettanto spettacolare regalataci da Silvia Mezzanotte e i Matia Bazar.
Non nego che all’inizio ero un po’ titubante sull’interpretarlo a causa di un testo che non sentivo del tutto mio…ma poi mi sono lasciato catturare dalla melodia e dagli accordi che erano davvero miei ed è stato tutto naturale.
La nota fantastica di questo pezzo è, secondo me, il video home-made realizzato in meno di 24 ore e caricato su youtube!
Il risultato è un messaggio nel messaggio. Penso sia il migliore video che io abbia mai realizzato ed il fatto che sia piaciuto molto a Silvia Mezzanotte, persona che stimo enormemente, mi riempie profondamente di gioia!

C’è qualche gruppo che stai ascoltando particolarmente ascoltando in questo periodo?
Ascolto di tutto, amo la musica sincera e onesta qualunque esso sia il genere in cui essa si palesi. Mi è capitato solo in alcuni periodi più difficili di focalizzarmi su un unico stile che rispecchiasse il mio stato d’animo di quel momento specifico della mia vita ma in generale amo esplorare.
Devo però essere sincero: qui in Italia non è facile essere stimolati e contaminati all’interno del panorama musicale. Internet potrebbe aiutarti nella ricerca, ma è troppo dispersivo. Serve innanzitutto una guida che io ho trovato nel mio “spacciatore di fiducia”, Davide Cazzola, che saluto e raccomando a tutti coloro che vogliono fare musica. Inoltre devi aver voglia di sperimentare ed essere sempre pronto a captare nuove onde sonore. Infine devi avere fame di conoscenza: aver voglia di conoscere la storia della musica, fatta di tanti tasselli unici e irripetibili, e la cultura musicale dei diversi paesi nel mondo, fonte di arricchimento costante. Io vivo tutti i giorni di contaminazioni internazionali derivanti dai miei soggiorni in America, a Parigi e a Londra e devo dire che sono proprio questi ultimi ad avermi fatto sviluppare uno stile di ascolto della musica tutto mio: mettere l’mp3 in modalità random e abbandonarsi alle melodie!

Ultima domanda: sei stato un artista che ha davvero girato per il mondo, visitando luoghi e posti che ti hanno formato come persona e musicista. Pensi che questo album sia l’emergere di un posto o di una influenza in particolare o è comunque frutto di tutte le tue precedenti esperienze mescolate, senza una che prevalga sulle altre?
Siamo la vita che abbiamo vissuto: i luoghi che abbiamo visitato, le persone che abbiamo incontrato sul nostro cammino ed infine la musica che abbiamo ascoltato. Non scegliamo di essere tutto ciò ma semplicemente lo siamo. Credo che non sarei mai riuscito nemmeno a pensare un album così se non avessi avuto la vita che ho avuto.
Penso che viaggiare possa essere la chiave per scoprire ed affermare la propria musica nella vita, almeno per me cosi è stato.
Viaggiare mi ha permesso di confrontarmi con altri artisti, di collaborare con loro e di acquisire piano piano la consapevolezza del mio valore come musicista nonché del mio voler far musica sempre e comunque, mescolando coraggio e fantasia.
Prima di partire ero un ragazzo fin troppo timido che aveva paura di osare. Scrivevo da quando avevo 13 anni ma se fossi rimasto a Verona probabilmente non avrei mai trovato quel mix indispensabile di coraggio e fantasia per fare musica.
Londra fu per me la rivoluzione musicale. Arrivato in ostello in questa città nuova dove la lingua parlata era diversa e nella quale non conoscevo nessuno, mi buttai sapendo che tanto nessuno mi avrebbe capito…Persone da tutto il mondo restavano lì ad ascoltarmi senza capire ciò che dicevo ma chiedendo di non smetter mai ed io dal quel momento in avanti mi sono detto: se a loro fa piacere che io canti, allora io canterò! E per il momento posso dire che è Bellissimo Così!

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